La Grace: brigantino replica 126 m a Porto Santo Stefano
La brigantina scuola costruita tra 2008 e 2010 espone la tradizione marinaresca e una collezione di monete dell'età d'oro dei pirati
La brigantina scuola costruita tra 2008 e 2010 espone la tradizione marinaresca e una collezione di monete dell'età d'oro dei pirati
La nave scuola «La Grace», replica di un brigantino del Settecento lunga 126 metri, è tornata davanti all'Artemare Club di Porto Santo Stefano. Costruita con tecniche artigianali al cantiere di Suez tra il 2008 e il 2010 e progettata sui disegni del 1768 di Fredrik Henrik af Chapman, la barca promuove la storia della vela. All'interno del club è esposta la collezione di monete commemorative dell'Età d'Oro dei Pirati del comandante Daniele Busetto.
La Grace, brigantino replica di 126 metri, è tornata davanti all'Artemare Club di Porto Santo Stefano con la propria storia e una collezione di oggetti che richiamano l'età d'oro della pirateria. La nave arriva in banchina visibile e immediatamente leggibile: scafo, alberatura, manovre. La presenza mette a fuoco la tecnica costruttiva, la didattica marinaresca e la materialità dell'iconografia piratesca.
Il comandante Daniele Busetto racconta che la nave scuola è stata costruita tra il 2008 e il 2010 da un gruppo di volontari presso il cantiere navale di Suez, adottando tecniche artigianali tradizionali. La Grace è una replica fedele di un brigantino del Settecento, realizzata seguendo i disegni del 1768 del viceammiraglio svedese Fredrik Henrik af Chapman, inclusi nel volume Architectura navalis mercatoria. Nei dettagli del racconto di chi ha lavorato alla nave emergono misure, gesti e soluzioni pratiche che raramente compaiono nella documentazione tecnica: la scelta dei legni, le sequenze di chiodatura, la calibrazione delle centine.
La lunghezza di 126 metri è il primo dato che colpisce: una misura che impone procedure di gestione di bordo, ormeggio e accoglienza diverse rispetto a quelle di un’imbarcazione da diporto media. La scala incide su tempi e ritmi di lavoro: le manovre richiedono più persone, alcuni paranchi lavorano su lunghezze maggiori e l'ordine delle operazioni di messa in sicurezza al porto segue protocolli specifici.
Replicare un brigantino settecentesco significa anche tradurre soluzioni costruttive nel linguaggio delle normative moderne. Alberi, sartie e briglie mantengono la fisionomia storica, ma vengono integrati dispositivi di sicurezza e sistemi di controllo compatibili con gli obblighi contemporanei. Sul ponte, l'occhio esperto nota differenze nei diametri delle bitte, nelle successioni dei paranchi e nelle scelte di rinforzo sotto le salpe; piccoli dettagli che raccontano il compromesso tra autenticità e operatività.
La tecnica costruttiva adottata a Suez è stata prevalentemente manuale. Lavorazioni in legno, montaggio delle sartie e posa delle sartie volanti sono state eseguite con metodi che richiamano il cantiere tradizionale. Questo approccio conferisce alla nave una sensorialità di bordo diversa: odori di resina e legno, superfici sfregate dalla manutenzione e una geometria della coperta che restituisce il senso del mestiere ai giovani allievi imbarcati per i corsi.
I disegni del 1768 di af Chapman segnano una pagina chiara nella storia della progettazione navale: sistematizzano la forma dello scafo e la distribuzione degli spazi di bordo. Riproporre quelle linee su una nave contemporanea ha richiesto traduzioni tecniche tra le curve originali e i requisiti di stabilità e galleggiamento attuali. Il lavoro di ingegneria addizionale si è concentrato su calcoli di carico, baricentro e compatibilità con attrezzature moderne, senza rinunciare alla leggibilità delle proporzioni settecentesche.
Il risultato è una barca che, osservata da vicino, mostra la genealogia della progettazione europea: timoni, proporzioni di fiancata e andamento delle prue raccontano una storia progettuale che oggi serve anche come laboratorio per studenti e restauratori.
All'interno dell'Artemare Club, sul Corso di Porto Santo Stefano, è ospitata la collezione di monete con ritratti dipinti proveniente dalla raccolta del comandante Busetto. La serie è dedicata ai pirati dell'area caraibica, nota come la collezione dell'Età d'Oro dei Pirati di Grenada: pezzi in tiratura limitata pensati per il mercato numismatico più che per la circolazione.

Le monete hanno un valore nominale di 25 centesimi e mostrano ritratti e scene ispirate alla storia marittima caraibica. Dettagli grafici come profili di navi, timoni e mappe stilizzate accompagnano i ritratti dei personaggi, trasformando ogni pezzo in un pannello narrativo che rimanda a rotte, scontri e iconografie popolari.
L'accostamento tra la replica in banchina e le monete in vetrina propone un percorso espositivo integrato: la barca dà corpo alle storie che le monete illustrano e le monete puntualizzano nomi e volti che altrimenti resterebbero su scala collettiva. Il visitatore può così seguire un filo tematico che passa dal ferro dei paranchi alla carta delle mappe, dalla tecnica delle manovre ai simboli impressi sui metalli.
La fase di costruzione, concentrata tra il 2008 e il 2010, ha avuto carattere non industriale: lavoro volontario, competenze di falegnameria navale, calafatura e montaggio velico che si sono confrontate con i vincoli della riproduzione filologica. Il processo ha prodotto una serie di scelte operative che oggi tornano utili nelle attività formative: procedure di sicurezza trasferite agli allievi, routine di manutenzione e percorsi di addestramento pratico in condizioni reali.

La nave scuola ospita corsi di formazione alla vela e addestramento alle manovre tradizionali. A bordo si lavora su nodi, gestione delle andature, lettura delle vele e organizzazione dei turni di guardia. Queste attività non restano teoriche: l'imbarco trasforma gesti individuali in prassi collettive, utili per chi mira a conoscere la barca dal vivo.
La ricomparsa della brigantina davanti all'Artemare Club ha riproposto all'attenzione pubblica questioni tecniche e culturali: conservazione di modelli storici, gestione delle attività in porto e confronto tra l'esperienza diretta degli armatori e le esigenze normative. L'iniziativa crea occasioni di dialogo tra appassionati, giovani in formazione e professionisti del restauro navale.
La combinazione tra replica e collezione numismatica costruisce un allestimento che mette in relazione progetto navale, iconografia della pirateria e mercato collezionistico. Esporre insieme oggetti materiali e racconti aiuta a capire come certe immagini—un timone, un volto inciso—si siano trasformate in simboli e in strumenti di memoria.
La presenza di La Grace a Porto Santo Stefano rilancia l'attenzione sulle pratiche di conservazione e sui modelli di divulgazione che usano la riproduzione storica come strumento didattico. Nei prossimi mesi sono previste attività di approfondimento tecnico e incontri con operatori del settore per confrontare approcci costruttivi, pratiche di sicurezza e metodi di gestione delle attività a bordo: appuntamenti che permetteranno di valutare sul campo l'efficacia del progetto formativo e le ricadute culturali sul territorio.
La nave e la collezione offrono un osservatorio sulla persistenza delle forme e dei simboli della navigazione settecentesca: non mera nostalgia, ma materia tecnica e culturale che continua a generare conoscenza operativa e a stimolare percorsi di apprendimento concreti.
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