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Il primo Flying Junior in legno costruito in Italia nel 1957 cerca ''casa''

Il primo Flying Junior in legno costruito in Italia nel 1957 cerca ''casa''

Di Stefano Benazzo

Il Flying Junior in legno I-2, Elisabetta, il primo costruito in Italia nel 1957 dal cantiere Morri e Para di Rimini, appartiene a Beatrice M. Serpieri, figlia del proprietario originario, il Maggiore di Cavalleria Piero Serpieri.

 

La barca è stata sempre custodita al coperto, e protetta dalla polvere. Data l’unicità della barca, la proprietaria desidera trovarle un’adeguata collocazione definitiva.
 


 

La storia: l’architetto olandese Uilke van Essen - progettista del Flying Dutchman - progettò a fine 1954 una barca di dimensioni ridotte (circa 2/3) chiamandola Flying Junior.

 

Le uniche imposizioni riguardavano la monotipia dello scafo (all’esterno), della deriva, della pala del timone e del piano velico. Si affermarono due tipi di costruzione: il ply-wood e la vetroresina.
 


 

Franco Boido, sostenitore appassionato del FD, Segretario della Classe per l’Italia e Consigliere Federale, avendo intuito che il FJ poteva essere utile per addestrare neofiti, ne fece importare in Italia sei esemplari costruiti con materiali diversi.

 

Due degli esemplari importati furono esposti nel marzo 1957 all’Accademia Navale di Livorno in occasione dell’Assemblea Generale dell’U.S.V.I. (Unione Società Veliche Italiane, oggi F.I.V.).
 


 

Il primo FJ costruito in Italia, presso il cantiere Morri e Para di Rimini, fu chiamato Elisabetta, nome dell’ultimogenita di Piero Serpieri. Gli fu inizialmente attribuito il numero velico internazionale 252, che in seguito, quando all’Italia verrà assegnata una propria numerazione, diverrà I-2. Il numero 251 era invece lo scafo importato dall’Olanda ed usato da Morri e Para - il cui cantiere era allora sulla riva destra del porto - quale modello per costruire il 252.

 

Contemporaneamente l’A.L.P.A di Fiesco (Cremona) iniziava a produrre i primi esemplari in vetroresina.
 


 

Il FJ 252 Elisabetta fu varato nel luglio 1957 sullo squero del Club Nautico di Rimini. Proprietario ed armatore era il Maggiore di Cavalleria Piero Serpieri.

 

Erano presenti Enzo Lesi, Segretario di Classe per l’Italia, Ettore Santarelli (impiegato del Genio Civile) che aveva realizzato le vele, e il Parroco di Viserba, Don Antonio Fillini, che impartì la benedizione di rito. Il FJ fu battezzato con uno spumante della Buton - azienda allora appartenente alla famiglia - e, dopo aver sparato un colpo di pistola Very a salve, Elisabetta fu messa in acqua con l’aiuto del Nostromo del Club Nautico.
 


 

Anziché essere di cotone come quelle che Santarelli tagliava abitualmente per la Classe Snipe (i Beccaccini, su cui peraltro regatava), le vele di Elisabetta erano in tessuto sintetico, cui bisognava dare forma fin dall’origine.

 

Santarelli aveva costruito una dima per tagliarle ed assemblarle, e le vele di Elisabetta erano una delle prime prove.
 


 

All’epoca le barche come un FJ venivano immatricolate alla Capitaneria di Porto nel registro del naviglio minore. Il Nostromo però non sapeva a quale classe assegnarla, e alla fine si trovò un compromesso iscrivendola come “Beccaccino modello Flying Junior”.

 

Nell’estate 1957, nell’ambito del primo Campionato del mondo della Classe FD, fu organizzata una competizione mondiale della nuova Classe FJ, cui prese parte - oltre a numerose barche straniere - anche Elisabetta.
 


 

In pochi anni, scesi in campo vari altri cantieri, furono assegnati ben 236 numeri velici. Il Segretario di Classe Lesi, con un lavoro intenso, portò in pochi anni la Classe FJ ad un livello di diffusione allora inimmaginabile facendola diventare di gran lunga la barca più diffusa in Italia.

 

Successivamente il cantiere Morri e Para si trasferì a Viserba, conquistando notorietà in tutto il mondo per le sue splendide barche.
 


 

Le caratteristiche e le dotazioni di I-2: dimensioni: 4,04x1,50; peso circa 60 kg, completo circa 90 kg;carrello stradale dell’epoca con supporto per l’albero e invasatura con ruote; ferramenta in ottone e acciaio inossidabile fatta a mano; 1 svuotatore in acciaio inossidabile; 1 albero in legno; 1 boma in legno; 1 deriva a baionetta in compensato; 1 timone mobile in mogano; 1 barra in legno con prolunga (RWO); 1 mezzo marinaio con gancio in ottone; 1 pagaia in legno 1,60 m; 1 tangone in legno con gancio in ottone; 1 tangone in alluminio Elvstrom; 2 galleggianti gonfiabili; 8 spessori in legno per distanziare l’albero; 1 ancora con cima di ormeggio; tutte le scotte e i bozzelli. Vele: a) muta n. 1 di Santarelli di Ravenna, b) muta n. 2 (I-2) di Gino Filippini/Velnova di Bogliaco; stecche di ricambio per 3 mute; 2 rande, 2 fiocchi, 1 spinnaker.

 

(Testo di Stefano Benazzo, da elementi tratti da “Il Porto di Rimini dalle origini a oggi tra storia e cronaca” di Alessandro Serpieri, Ed. Luisé, 2004, e dal sito della Classe FJ, a firma di Dino Anfosso)

 

Stefano Benazzo

sbenazzo@gmail.com

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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 22/09/2021 07:05

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