Classic Boat Show: Marina Genova, 4ª edizione
Vele d’epoca, gozzetti restaurati e un focus su Coppa America 2027 nel porto di Genova
Vele d’epoca, gozzetti restaurati e un focus su Coppa America 2027 nel porto di Genova
A Marina Genova si è chiusa la quarta edizione del Classic Boat Show con oltre 30 imbarcazioni tra 9 e oltre 50 metri, conferenze sulla Coppa America 2027, la riscoperta dei gozzetti da regata genovesi e premi per i 40 anni della Sezione Vela delle Fiamme Gialle.
Il rumore degli zatteroni che toccano la banchina, il salmastro nell’aria e il crepitio delle drizze: a Marina Genova, sul bordo dell’acqua, il Classic Boat Show si presentava così nella mattina finale, quando le vele d’epoca prendevano il sole sulla prua e i visitatori si fermavano a misurare con lo sguardo le linee dei legni antichi.
La quarta edizione si è chiusa domenica 17 maggio 2026. L’evento ha acceso le banchine con oltre trenta imbarcazioni, mostre, incontri tecnici e momenti culturali a corollario di Yacht&Garden. Non era una semplice esposizione: era un flusso di pratiche—cantieri che parlavano con restauratori, armatori che mostrano dettagli, artigiani che illustrano finiture.
Lungo gli ormeggi hanno trovato posto scafi tra i 9 e oltre i 50 metri, costruiti tra l’inizio del Novecento e gli anni Ottanta. Tra i nomi che attiravano lo sguardo: Akela (1951), Alisè (1963), il DC10 Alma (1975), Amore Mio (1964), Brick II (1954), il rimorchiatore trasformato in unità da diporto Capotesta (1962), Coppelia (1951) e il piccolo gioiello Invader (1905). Davanti agli scafi, i visitatori si solevano a cercare le giunzioni, a contare i listelli, a leggere il colore delle vernici che il tempo aveva smussato.

Le barche non erano solo museo statico: sul ponte di Over The Rainbow of London (1930) si è svolto un concerto con allievi del Conservatorio Niccolò Paganini, un momento che ha mutato la percezione degli interni in set acustico. Altre unità, invece, hanno fatto da catalizzatori per contatti commerciali: cantieri che presentavano progetti, restauratori che esponevano tecniche di consolidamento e armatori che valutavano possibili interventi.
Il Sea You Pavilion ha ospitato mostre fotografiche e installazioni. Artisti come Mario Mainelli e l’acquerellista Emanuela Tenti hanno dialogato con le imbarcazioni, offrendo un ordine visivo fatto di luce e superfici. Accanto, l’area dedicata a fornitori e aziende ha dato concretezza alle conversazioni: attrezzature di bordo, campioni di vernici, campioni di legno e dettagli di ferramenta erano esposti accanto ai modelli.

Particolare attenzione per la lavorazione del legno: l’azienda Moroni Navi ha presentato attrezzature e modelli, tra cui il Dinghy 12’ in legno Casmaran Duri i Banchi e il Dinghy Mirror Betulla. Quei pezzi erano lì come esempi pratici di tecniche e finiture: listelli accostati, incastri, lucidature a mano. Guardare quei modelli significava capire i tempi della costruzione tradizionale, l’ordine in cui si applicano le finiture, le scelte tra materiali diversi per ottenere una superficie resistente all’acqua e gradevole al tatto.
Sabato 16 maggio il SeaYou Pavilion ha ospitato la conferenza “Aspettando l’America’s Cup 2027. Barche, velisti e Napoli”, introdotta dall’amministratore delegato di Marina Genova Giuseppe Pappalardo e moderata dal giornalista Fabio Colivicchi. Rappresentanti istituzionali e tecnici si sono confrontati sulle scadenze e sulle esigenze operative: logistica portuale, aree di stazionamento, sicurezza in acqua e compatibilità delle infrastrutture con imbarcazioni di grandi dimensioni.

Nel corso degli interventi tecnici sono emerse questioni di progettazione: come ottimizzare le superfici di carico e sbarco, quali criteri adottare per gli ormeggi temporanei e come gestire la sicurezza delle operazioni in mare durante le giornate di regata. È stato annunciato il progetto di trasferimento dell’8 Metri Stazza Internazionale ARIA (1935) da Genova a Napoli, un’operazione che unisce aspetti logistici e valenze simboliche: portare una vela storica in un contesto che mescola esposizione e competizione.
Spazio a parte è stato il capitolo sui gozzetti genovesi. L’iniziativa, promossa dalla Sezione Lega Navale Italiana di Genova Sestri Ponente con la Federazione Italiana Canottaggio Sedile Fisso e l’Istituto Nautico San Giorgio, ha portato in mostra cinque esemplari a sedile fisso: Bisagno III (1946) in restauro, Speranza II (1958), Speranza I (1952), Urania (1954) e Esperia II (1953). Quelle carene prive di chiglia raccontano una geografia sociale della città: la prua a cornigiotto e l’assetto leggero rimandano alle borgate dove quelle barche nascevano e correvano.
L’incontro tecnico ha messo a confronto pratiche di restauro, modellismo e associazionismo: si è parlato di materiali tradizionali, rinforzi strutturali compatibili con le tecniche originarie e criteri per riportare i gozzetti alle competizioni rionali senza tradire la loro fisionomia. Le conversazioni hanno esplorato il bilanciamento tra conservazione e adattamento, mostrando come interventi mirati sui rinforzi e sulle sovrastrutture possano restituire funzionalità mantenendo la forma storica.
Durante la serata di venerdì 15 si è svolta la celebrazione per il quarantesimo anniversario della Sezione Vela delle Fiamme Gialle, con la consegna di un’opera a sbalzo su metallo dell’artista Silvia Scarpellini, ritirata dal capitano Francesco Nerone. Il riconoscimento ha incorniciato la presenza delle istituzioni sportive nel dialogo con la memoria navale e con i restauri in corso.
Le banchine hanno così mostrato uno spettro vario: dalla competizione contemporanea alle piccole imbarcazioni di quartiere, dagli artigiani navali ai progetti culturali che legano il mare alla città. L’immagine che resta, all’uscita dal porto, è fatta di dettagli—drizze che sferragliano, tavole levigate, prua a cornigiotto e piccoli Dinghy in legno posati sul molo: segnali concreti di una pratica che continua a misurarsi con la tecnica e con la memoria.
Il rumore delle drizze, che apriva l’articolo, chiude di nuovo la scena: un dettaglio tanto semplice quanto tecnico, che conferisce senso a quello che si è visto sulle banchine e alla scelta di riportare in acqua pezzi come il Dinghy 12’ Casmaran Duri i Banchi e il Dinghy Mirror Betulla, esempi che spiegano come, nella cura dei materiali e nel tempo di lavorazione, si ritrovi la continuità tra mestiere e competizione.
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