Vendée Arctique: Francesca Clapcich quinta dopo sei giorni
A circa 200 miglia da Cape Wrath, 11th Hour Racing tiene la posizione in un tratto cruciale verso il Canale del Nord
A circa 200 miglia da Cape Wrath, 11th Hour Racing tiene la posizione in un tratto cruciale verso il Canale del Nord
Dopo sei giorni di regata nella Vendée Arctique-Les Sables d’Olonne, Francesca Clapcich è quinta a bordo di 11th Hour Racing, a circa 200 miglia a ovest di Cape Wrath. La flotta affronta una scelta tattica decisiva verso il Canale del Nord: ovest con meno vento ma percorso diretto, o interno con più vento ma rischi di mare e traffico. Il co-skipper Alberto Bona evidenzia la rapida curva di apprendimento della skipper sullo scafo IMOCA e l'importanza di gestire la barca senza forzarla, considerando che la regata vale come qualificazione per il Vendée Globe 2028.
Contraddizione apparente: avanzare veloce con vento in poppa ma restare esposti a scelte tattiche che possono azzerare ogni guadagno. Vendée Arctique mette in evidenza questa tensione dopo sei giorni di regata; la flotta è chiamata a decidere se attraversare il Mare d’Irlanda o restare su rotte più interne, dove il vento è più generoso ma i rischi aumentano.
La spiegazione della contraddizione è pratica, non teorica. Nei fatti significa che ogni nodo di vento favorevole convive con punti critici: correnti, traffico, e la scelta della linea che allunga o accorcia la distanza reale percorsa. Per chi comanda uno scafo di 60 piedi la questione non è solo velocità pura, è gestione delle sollecitazioni. Accelerare dove sembra logico può rivelarsi un errore se quello stesso impulso incrementa usura e necessita di interventi a bordo.
Francesca Clapcich, a bordo di 11th Hour Racing, occupa la quinta posizione e naviga con vento da nord-nord-ovest, a circa 200 miglia a ovest di Cape Wrath, la punta nord-occidentale della Scozia continentale. Davanti a lei c’è Sam Goodchild su MACIF Santé Prévoyance, entrata nel Canale del Nord tra Irlanda del Nord e Scozia meridionale. Il resto della flotta si muove su scelte divergenti: alcune barche cercano la linea più diretta, altre preferiscono sfruttare banchi di vento più intensi pur allungando la rotta.
La decisione tra andare verso ovest dell’Irlanda o rimanere su rotte più interne non è binaria: è un mosaico di variabili che vanno pesate in tempo reale. A ovest il vento tende a calare ma la rotta è più corta; all’interno si trova pressione ma anche mare più formato e punti di congestione per il traffico mercantile e la pesca. Questi elementi trasformano ogni virata in una scelta con costi misurabili, sia in termini di tempo che di integrità della barca.
Il Mare d’Irlanda, in queste condizioni, richiede attenzione alle correnti e alle banchi di vento intermittenti. Una scia di mercantile o un campo di boe possono imporre deviazioni improvvise: manovre che sul lungo periodo consumano risorse e attenzione. La manutenzione preventiva e la prudenza nel dosare le sollecitazioni dello scafo diventano variabili strategiche tanto quanto la mappa meteorologica stessa.
La fase che Clapcich sta vivendo non è soltanto una gara di posizioni: è un periodo intensivo di apprendimento pratico sullo scafo. Il co-skipper e performance manager Alberto Bona parla di tempi di manovra, settaggio delle vele e lettura delle soglie di carico come elementi che si assimilano sul campo. Le risposte di una IMOCA sono diverse rispetto a scafi più piccoli: la sensibilità ai cambi di assetto, la rapidità di reazione e l’effetto delle raffiche sul foil richiedono aggiustamenti continui.
Questo apprendistato si misura su piccole scelte quotidiane: quando cambiare la vela, quando tenere la barca tranquilla, quando spingere per guadagnare miglia. Ogni decisione è un compromesso tra progresso tecnico e conservazione dell’integrità strutturale. Un danno serio, oltre a fermare la navigazione, interrompe una curva di crescita che qui è stata costruita passo dopo passo.

Alle 08:45 CEST di sabato 13 giugno la flotta mostrava distacchi importanti ma non irrimediabili nella testa della regata. La lista dei primi otto era così composta:
I distacchi in prima battuta sembrano larghi, ma il gioco meteorologico può comprimere o dilatare quelle cifre in poche ore. La regata costringe gli equipaggi a bilanciare audacia e prudenza: recuperare centinaia di miglia è più plausibile con condizioni favorevoli e scelte precise, ma il prezzo dell’errore aumenta quando la barca è spinta oltre i suoi limiti professionali.

La gestione della potenza diventa tema centrale. In questo tipo di prove la qualità del passo non si misura solo in nodi ma anche in chilometri effettivi guadagnati senza ricorrere a riparazioni. Le manifestazioni di avvicinamento al Vendée Globe fungono sia da banco di prova per la competitività sia come stress test per materiali e soluzioni adottate durante gli allenamenti.
Per un team che costruisce la crescita di una skipper alla prima esperienza su IMOCA, il bilancio tra sviluppo tecnico e affidabilità è una scelta quotidiana. Ogni miglio forzato potrebbe tradursi in un conto che si paga dopo: integrazione di pezzi, interventi tecnici, tempo perso in porto. Il gioco è lungo e richiede visione strategica più che spinta istintiva.
La navigazione verso il Canale del Nord non è dunque solo una questione di carte e vento: è un esame per l’equipaggio e per la barca. Assetti, gestione energetica e routine di controllo diventano protagonisti quanto le scelte tattiche più appariscenti. Le ore in cui una scelta sembra guadagnare terreno possono essere le stesse in cui si costruisce l’usura che costerà caro più avanti.
La Vendée Arctique rimane una prova in cui le decisioni si pagano a breve e a medio termine. Nei giorni che verranno si vedrà se la prudenza si tradurrà in opportunità concrete o se il mare imporrà ancora una volta le sue regole, lasciando aperta la domanda su quale bilanciamento tra rischio e conservazione darà i frutti migliori nel percorso verso Les Sables d’Olonne.
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