Vendée Arctique: Francesca Clapcich quarta a 123 miglia dal leader
11th Hour Racing mantiene ritmi elevati ma valuta uno spostamento a est per restare nel vento verso il Circolo Polare Artico
11th Hour Racing mantiene ritmi elevati ma valuta uno spostamento a est per restare nel vento verso il Circolo Polare Artico
Dopo tre giorni di regata nella Vendée Arctique Francesca Clapcich guida 11th Hour Racing al quarto posto, a circa 123 miglia dal battistrada Sam Goodchild. La barca registra le velocità medie più alte della flotta ma è troppo a ovest: l’equipaggio sta valutando un correzione di rotta verso est per restare nel canale di vento e sfruttare la bassa pressione a ovest della Norvegia in vista della fase del Circolo Polare Artico.
La Vendée Arctique entra nella terza giornata e la scena è ancora in movimento: Francesca Clapcich su 11th Hour Racing occupa il quarto posto, a circa 123 miglia nautiche dal leader Sam Goodchild su MACIF Santé Prévoyance. La barca di Clapcich viaggia con medie di velocità tra le più alte della flotta, ma la sua collocazione geografica ha complicato le scelte tattiche.
La posizione attuale — circa 130 miglia a ovest delle Isole Orcadi e a poco meno di 460 miglia dal cancello del Circolo Polare Artico — obbliga lo staff di bordo a ponderare un’opzione precisa: restare sul lato occidentale per sfruttare una linea di vento più diretta, oppure spostarsi a est per restare nel canale più stabile e anticipare la rotazione legata alla bassa pressione a ovest della Norvegia.
La classifica delle 10 giugno alle 10:45 CEST mostra una testa molto compatta. Primo Sam Goodchild (MACIF), a seguire Edodie Bonafous (Association Petits Princes - Quéguiner) a +56 nm, Violette Dorange (Initiatives Cœur) a +118.8 nm e Francesca Clapcich a +125.6 nm. Ambrogio Beccaria su Allagrande MAPEI è più distante a +159.7 nm.
Il distacco tra Clapcich e il terzo posto è dell’ordine delle 15 miglia, mentre il margine sul quinto è di circa 27 miglia. Numeri che lasciano spazio alle manovre: 15 miglia si recuperano con una scelta tattica efficace o con una rotazione favorevole del vento; ma lo stesso scarto può dilatarsi altrettanto rapidamente se la barca resta nella zona sbagliata della pressione.
Il posizionamento a ovest è in parte figlio delle condizioni della giornata precedente, quando la flotta ha dovuto adattarsi a vincoli operativi e a finestre di vento non ideali. Il risultato è una 11th Hour Racing che, pur mostrando ottime velocità istantanee e medie, si trova esposta a rotazioni che possono penalizzare chi rimane troppo vicino al centro depressionario.
Clapcich ha descritto sul suo canale la situazione come «più tranquilla del previsto», con venti leggermente più leggeri ma comunque sufficienti per avanzare bene. L’intenzione a bordo è chiara: valutare una correzione verso est per recuperare quota di vento, cioè per entrare nel canale che mantiene aria più costante. La decisione dipenderà dalle osservazioni dirette e dai modelli a disposizione; non è una scelta automatica, ma una bilancia di rischi tra rotta più lunga e qualità del vento.
La parte artica della regata si giocherà intorno a un sistema ben definito: la depressione a ovest della Norvegia che sta condizionando la risalita della flotta. Le prime cinque barche stanno risalendo in uno spazio compreso tra due centri di bassa pressione, e la capacità di interpretare questo schema barico farà la differenza.
La depressione porterà vento ma anche rotazioni. Restare leggermente a ovest del centro può fornire un buon campo di vento, mentre entrare troppo vicino significa rischiare di essere intrappolati da rotazioni a sinistra, con manovre forzate e perdita di ritmo. Clapcich ha già segnalato l’intenzione di usare quel sistema come riferimento: l’obiettivo è rimanere nel canale favorevole, pronti a strambare se si dovesse avvertire un calo che trascina verso il centro della bassa pressione.
Il compromesso è evidente: spostarsi a est significa accettare una rotta più lunga e potenziali effetti di corrente, ma garantisce una migliore esposizione agli alisei locali. Rimanere a ovest può pagare se la rotazione non è marcata, ma espone al rischio di trovarsi in una zona di aria debole o di obbligare a manovre non pianificate.

Oltre il cancello artico, il profilo della regata vira verso sud con una traiettoria che transiterà a ovest del Regno Unito. È prevista una fase di discesa aggressiva: mare formato, venti più consistenti e condizioni che favoriscono surfs ad alta velocità. Clapcich parla di «una corsa piuttosto veloce e sportiva», con una finestra di vento deciso che, se sfruttata al meglio, permetterà recuperi rapidi prima dell’ingresso nella fascia più calma del Golfo di Biscaglia.
Nei prossimi 48-72 ore la lettura locale del vento e l’integrazione con i modelli meteo saranno determinanti: chi saprà coniugare osservazione e calcolo potrà guadagnare posizioni significative, mentre scelte errate verranno pagate subito, con spostamenti di classifica marcati.
La regata non è fatta solo di vento e barche veloci. Anche gli imprevisti tecnici giocano la loro parte: Ambrogio Beccaria ha perso tempo per una fermata necessaria a liberare una nassa per aragoste impigliata nella chiglia. Episodi come questo ricordano che, oltre alla tattica, la gestione della sicurezza e della manutenzione rimane cruciale in condizioni estreme e a queste latitudini.
La classifica parziale citata recita: Sam Goodchild (MACIF), Edodie Bonafous (Association Petits Princes - Quéguiner) +56 nm, Violette Dorange (Initiatives Cœur) +118.8 nm, Francesca Clapcich (11th Hour Racing) +125.6 nm, Ambrogio Beccaria (Allagrande MAPEI) +159.7 nm, Arnaud Boissières +302 nm, Nico D’Estais +360 nm, Manuel Cousin +518 nm. Ritirato: Corentin Horeau (MACSF).
La situazione è in evoluzione. Le prossime ore dovranno consegnare risposte sulle rotte scelte e sull’abilità di ogni team di leggere la depressione a ovest della Norvegia: chi anticiperà le rotazioni e sceglierà la finestra di vento giusta guadagnerà terreno; chi resterà bloccato dovrà inseguire fino all’ingresso nel Golfo di Biscaglia. La regata continua.
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