Vendée Arctique: Clapcich quinta dopo 48 ore
Foiling, mare grosso e una battaglia ravvicinata con Ambrogio Beccaria lungo la costa sud-occidentale dell’Irlanda
Foiling, mare grosso e una battaglia ravvicinata con Ambrogio Beccaria lungo la costa sud-occidentale dell’Irlanda
Dopo quasi 48 ore di regata Francesca Clapcich è quinta a bordo di 11th Hour Racing, molto vicino alla costa irlandese. Il ritiro di Corentin Horeau su MACSF per la rottura della trinchetta evidenzia lo stress sulle attrezzature. Le imbarcazioni affrontano vento da ovest-nord-ovest e dovranno scegliere tra opzioni meteorologiche complesse e cinque zone di esclusione verso nord.
Quasi 48 ore in mare eppure a pochi metri dalla scogliera: la contraddizione sintetizza la giornata della Vendée Arctique per Francesca Clapcich. La sua 11th Hour Racing è quinta tra le otto imbarcazioni ancora in gara, eppure sembra incastrata tra la forza della terra e quella del mare. Un’immagine semplice che contiene tutto il nodo della navigazione: vicinanza alla costa non significa protezione automatica.
La costa irlandese qui non accoglie, rimbalza. Onde lunghe, rumore di scafo che batte e raffiche che tagliano l’aria costringono a una navigazione attenta. Francesca alterna momenti di spinta decisa a pause in cui riduce il passo per evitare di stressare scafo e appendici: non è una scelta finale ma una serie di piccoli aggiustamenti che si sommano, ora dopo ora.
Alla soglia delle 48 ore Clapcich occupa la quinta posizione. La flotta è mure a sinistra e tiene quel bordo per guadagnare progressivamente verso nord. Davanti a lei si è inserito Allagrande MAPEI con Ambrogio Beccaria, che ha aumentato il passo nelle ore notturne e si è portato poche miglia avanti. La vicinanza tra i due ha trasformato la navigazione in una partita di nervi: regolare i foil, scegliere l’assetto, decidere quando forzare e quando ritirarsi una manciata di nodi.
La regia a bordo non somiglia a un piano fisso. Ci sono momenti di accelerazione totale, seguiti da recuperi per limitare gli impatti sulle strutture. I foil ricevono sollecitazioni laterali e longitudinali: ogni onda cambia il carico e richiede microcorrezioni continue. Il risultato è una navigazione che pesa sulle decisioni del singolo, non su una tabella fissa.
Il ritiro di Corentin Horeau su MACSF ha lasciato uno spazio vuoto nella classifica e una nota chiara su quanto siano severe le prime fasi. Il punto di attacco della trinchetta si è staccato e Horeau ha dovuto fare rotta su Lorient per rientrare in porto. Non è un incidente isolato nel linguaggio della regata: è il promemoria che componenti apparentemente secondari sopportano carichi enormi quando il mare stringe.
La perdita di una barca impone un cambio di prospettiva a chi resta: meno avversari, più spazio tattico e, paradossalmente, più responsabilità. Spingere senza limite è più facile quando si pensa alla vittoria; tenere la barca integra richiede invece calcoli più restrittivi su quanto stressare sartie, piccole teste d’albero e punti di presa.
Verso Les Sables-d’Olonne il percorso si complica per le cinque aree di esclusione predisposte per proteggere i mammiferi marini, collocate tra Scozia e Islanda. Queste zone non sono semplici punti sulla carta: determinano lati di passaggio, scelte di rotta e tempi di transito. Ogni miglio guadagnato sul lato giusto può tradursi in un vantaggio decisivo quando le depressioni si posizionano in modo diverso.
Nel breve periodo la flotta resta sotto l’influsso di venti da ovest-nord-ovest. Ma il vero problema sono le opzioni meteorologiche: depressioni in posizioni variabili offriranno fasi di vento sostenuto alternate a momenti di calma. Gestire la traiettoria significa anche pianificare le scorte energetiche: il consumo del pilota automatico, la produzione dei generatori e l’uso delle batterie entrano nella decisione su quanto correre e quando invece conservare.
Clapcich ha detto chiaramente che la partita si gioca su più fronti: scegliere il lato, gestire l’energia, preservare la barca. Non è retorica da comunicato: sono dettagli pratici che determinano il prossimo salto in classifica. La scelta di restare vicino alla costa, per esempio, offre ridosso su alcuni bordi ma espone a onde più corti e ripetuti impatti sullo scafo.

La presenza di due italiani nelle posizioni avanzate—Clapcich e Beccaria—aggiunge un elemento umano alla regata. Le loro decisioni si riflettono a vicenda e trasformano la lotta tecnica in una sfida di lettura del mare: esperienza diversa, approcci diversi, ma stessa responsabilità di bilanciare velocità e sicurezza.
La vita a bordo è fatta di gesti misurati. Muoversi il meno possibile per non modificare il trim, usare strumenti di navigazione che oscillano con la barca, agire sui foil in spazi stretti: tutto si svolge in piccoli cicli ripetuti. Anche il mal di mare diventa variabile tattica: un equipaggio in difficoltà è meno pronto a intervenire su una regolazione complessa o su una virata improvvisa.
Il quadro che si delinea non lascia spazio a facili previsioni: chi ha saputo dosare spinta e prudenza nelle prime 48 ore ha aumentato le probabilità di arrivare senza danni al traguardo. Ma “arrivare” non è solo questione di integrità meccanica; è anche saper usare l’energia a disposizione, scegliere il lato giusto e non farsi sorprendere dalle fasi di vento leggero tra due depressioni.
L’apertura e la chiusura di questa fase si richiamano: la stessa immagine della barca vicina alla terra torna come interrogativo sul proseguo della regata. E resta, sul finale di ogni giornata, il dettaglio che scandisce le scelte: il rumore sordo dello scafo che batte contro l’onda, il sale che incolla la pelle, la presa delle mani sulla barra del timone. È in quel suono, in quella presa decisa sul legno o sul carbonio, che si misureranno le prossime mosse e si sentirà, ancora per molto, il ritmo della regata.
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