Vendée Arctique: Clapcich quinta a 1.200 miglia dal traguardo
Francesca Clapcich dirige 11th Hour Racing verso sud dopo il passaggio del Circolo Polare Artico; in testa Sam Goodchild con 175 miglia di vantaggio
Francesca Clapcich dirige 11th Hour Racing verso sud dopo il passaggio del Circolo Polare Artico; in testa Sam Goodchild con 175 miglia di vantaggio
Dopo il passaggio virtuale al Circolo Polare Artico, Francesca Clapcich a bordo di 11th Hour Racing è quinta, a circa 70 miglia dall'Islanda e con 1.200 miglia da percorrere verso Les Sables d’Olonne. Leader provvisorio Sam Goodchild su MACIF Santé Prévoyance. La flotta affronta due sistemi di bassa pressione e ampie aree di esclusione per la presenza di mammiferi marini; opzione obbligata: il Canale del Nord tra Scozia e Irlanda, con correnti e traffico che complicano la navigazione.
Una latitudine tracciata sul software, una foto inviata alla direzione di regata e la sensazione di poter tornare a casa: ieri Francesca Clapcich ha passato il virtuale waypoint del Circolo Polare Artico (66° N) e ha potuto finalmente poggiare verso sud con 11th Hour Racing. Quel gesto ha segnato la transizione da un ambiente di altissima attenzione meteorologica a uno in cui la strategia si misurerà con il traffico e le correnti costiere.
Ora, a quasi cinque giorni dall'inizio della Vendée Arctique, la barca è posizionata a circa 70 miglia a est della costa orientale dell'Islanda e occupa il quinto posto, con poco più di 1.200 miglia nautiche da percorrere verso il traguardo di Les Sables d’Olonne. Al rilevamento delle 11.45 CEST di venerdì 12 giugno, la distanza dal leader, Sam Goodchild su MACIF Santé Prévoyance, era di circa 175 miglia. Quelle cifre tracciano una fotografia provvisoria: lunghe distanze, ma margini ancora modificabili in questa fase di mare lungo e scelte tattiche nette.
La transizione compiuta da Clapcich fotografa il passaggio dalla navigazione polare a una fase di avvicinamento alle coste occidentali europee, senza però annullare le difficoltà tecniche. La rotta diretta verso sud-est è condizionata da due sistemi di bassa pressione: uno in movimento da sud-ovest, il cui centro è piazzato a ovest delle exclusion zones per la presenza di mammiferi marini, e un altro in formazione che si avvicina all'Irlanda e cambierà il profilo del vento lungo la tratta.
La via più breve passa per il Canale del Nord, il corridoio tra la Scozia sud-occidentale e la costa dell'Irlanda del Nord che conduce poi al Mare d'Irlanda. È un passaggio stretto e intensamente trafficato: correnti potenti, zone in cui il vento contro la marea crea mare formato, e aree con concentrazioni di navi mercantili e pescherecci. In più c’è un Sistema di Separazione del Traffico alla sua estremità settentrionale, elemento che obbliga a scelte precise per non entrare in rotta con i traffici più pesanti.
Clapcich racconta il Canale con parole asciutte: correnti forti e margini di sicurezza ridotti su entrambi i lati. Nel suo messaggio audio dal pozzetto spiega di aspettarsi di attraversarlo con corrente potenzialmente contraria, e che la chiave sarà trovare il momento giusto per sfruttare le onde favorevoli senza forzare troppo gli apparati. La variabilità meteorologica obbliga ad adattare la rotta in tempo reale e a scelte che non sempre coincidono con la linea più corta sul chart.
La classifica provvisoria vede in testa Sam Goodchild, seguito da Élodie Bonafous su Association Petits Princes - Quéguiner e da Violette Dorange su Initiatives-Cœur. Al quarto posto c’è Ambrogio Beccaria su Allagrande MAPEI, piazzamento seguito a breve distanza da Clapcich. Le distanze tra i primi otto vanno da poche decine a varie centinaia di miglia, segno di una flotta frammentata che legge in modo diverso le stesse carte meteo.
Dal bordo arriva il commento tecnico: la regata sta diventando una questione di velocità pura. Ambrogio Beccaria ha trovato un assetto che sembra performare molto bene in poppa, guadagnando progressivamente sulle andature portanti. Violette Dorange sembra invece aver subito una limitazione all'opzione portante a causa di un problema al Masthead Zero, che riduce la gamma di vele utilizzabili quando il vento spinge forte dietro la poppa.
Le scelte tattiche rimescolano priorità: mantenere velocità in poppa senza stressare scafi e avvolgibili oppure allungare la rotta per evitare mare formato e zone di maggiore traffico. Per chi è più indietro ogni errore dei leader è un'opportunità da capitalizzare subito; per chi comanda è invece la gestione delle risorse e l'affidabilità dell'apparato che pesano maggiormente sulla strategia.
Clapcich non nasconde la distanza dai primi: «Sono lontani, lo ammetto. Penso che sia un pio desiderio sperare di raggiungerli, a meno che non commettano molti errori. Per me però una regata finisce quando taglio il traguardo e, fino ad allora, spingo sempre al massimo e vado avanti», dice riposizionando il proprio approccio sulla continuità di prestazione e sulla gestione della barca. Il messaggio è chiaro: concentrazione sul ciclo operativo, ritmo costante, attenzione alla manutenzione preventiva dei sistemi di bordo.

La vita a bordo segue un ritmo scandito da turni, controlli e piccoli rituali. Clapcich segnala che non ci sono problemi meccanici rilevanti: il team monitora autonomia elettrica, ricariche solari e batterie, e la documentazione necessaria per i rilevamenti. Navigare in poppa regala momenti di maggiore stabilità e la possibilità di recuperare ritmo dopo l'intenso periodo artico, ma non elimina la necessità di decisioni rapide e precise.
Altri equipaggi mostrano situazioni disomogenee: ritiri e problemi tecnici compaiono nella lista, l'ultimo dei quali ha interessato Corentin Horeau su MACSF, che ha dovuto abbandonare la regata. Sono piccoli scarti che, sommati alle condizioni meteo, definiscono un quadro complesso. La flotta legge le mappe, confronta rotte e cerca il compromesso tra velocità e sicurezza.
La fase che si apre dopo il passaggio al Circolo Polare Artico avvicina la flotta al teatro dei traffici e alle correnti costiere europee; questo impone compromessi sulla scelta delle rotte, rispetto delle exclusion zones per la protezione dei mammiferi e un costante dialogo con la direzione di regata per confermare passaggi e rilevamenti. Ogni scelta ha conseguenze immediate sulle velocità medie giornaliere e sulla gestione del personale di bordo.
Per ora la scena si richiude sul gesto che ha segnato la discesa verso la Vandea: una latitudine raggiunta, una boa disegnata sul software per segnare il momento, una foto inviata alla regia. Quel dettaglio tecnico e umano ricorda quanto una gara oceanica sia fatta di numeri, decisioni e piccoli rituali che mantengono lucida la mente dell'armatore e dell'equipaggio anche quando la stanchezza aumenta.
La cornice riprende l'immagine iniziale: ancora miglia da coprire, una corsa contro depressioni e correnti. Resta la sensazione che, alla fine, non vincerà solo chi va più veloce ma chi saprà leggere meglio il mare e trasformare velocità e scelta in risultato. Chi lo farà, lo vedremo tagliare la linea dopo aver attraversato il Canale e aver superato la prova delle correnti e del traffico.
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