Vendée Arctique: Clapcich in quinta posizione a Day 7
Francesca Clapcich tiene la rotta larga a 10 miglia dalla costa irlandese: vento instabile e alta pressione complicano l’arrivo a Les Sables d’Olonne
Francesca Clapcich tiene la rotta larga a 10 miglia dalla costa irlandese: vento instabile e alta pressione complicano l’arrivo a Les Sables d’Olonne
A quasi sette giorni dalla partenza della Vendée Arctique, Francesca Clapcich è quinta su 11th Hour Racing, a circa 152 miglia dal leader Sam Goodchild. Strategie divergenti tra rotta costiera e canale nord decidono la volata finale, ma un anticiclone nel Golfo di Biscaglia mantiene venti deboli e variabili, creando opportunità di recupero per chi gestisce meglio vele e timing.
Contraddizione: a sette giorni dalla partenza della Vendée Arctique la flotta appare frammentata, con un leader che viaggia molto avanti e gli altri impegnati in scelte tattiche minute lungo la costa occidentale dell’Irlanda.
La spiegazione è immediata: un promontorio di alta pressione nel Golfo di Biscaglia ha appiattito il campo di vento, trasformando ogni miglio in una combinazione di micro‑scelte. Chi ha optato per il corridoio più diretto attraverso il Canale del Nord affronta rischi di salti di vento repentini; chi, come Francesca Clapcich su 11th Hour Racing, ha preferito restare largo — intorno alle 10 miglia dalla costa — punta a una progressione più regolare e a minori interferenze provocate dal contatto con isole e ridossi.
La classifica segna in testa Sam Goodchild su MACIF Santé Prévoyance, seguito da Ambrogio Beccaria su Allagrande MAPEI e da Elodie Bonafous su Association Petits Princes - Quéguiner. Al quarto posto è Violette Dorange su Initiatives Cœur; Francesca Clapcich segue in quinta posizione a +152,2 miglia dal leader. Più indietro, oltre le 400 miglia, restano Nico D’Estais, Arnaud Boissières e Manuel Cousin. Segnalato un ritiro: Corentin Horeau.
Numeri e distacchi aiutano a leggere le intenzioni: chi si avvicina alla costa cerca salti di vento e piccoli gradienti che possono restituire velocità immediata; chi resta largo lavora di fino sul rendimento in aria leggera e su continuità di andatura. Nei prossimi giorni la posta in gioco sarà il timing: chi coglierà il momento giusto per attraversare l’area dell’anticiclone guadagnerà più della singola distanza percorsa.
La manovra di Dorange e Beccaria, che hanno puntato allo stretto tra isola e terraferma nell’angolo sud‑occidentale dell’Irlanda, è più aggressiva: passaggi stretti possono regalare accelerazioni a breve termine, ma aumentano la complessità delle scelte in termini di angolo e velocità. Clapcich, restando lontana circa 10 miglia dalla costa, ha cercato una traiettoria più lineare e prevedibile, limitando il numero di correzioni e preservando la barca dal continuo lavoro di manovra.
La scelta di linea non è solo tattica, è pratica: entrare in stretti richiede più virate, più cambi vela, più attenzione al profilo di corrente; restare largo richiede invece di estrarre performance in condizioni leggere, giocando su trim, angolo e piccoli aggiustamenti di vele. Entrambe le strade pagano, in base al momento in cui l’anticiclone si sposterà o si indebolirà.
La notte ha consegnato a Clapcich raffiche intorno ai 20 nodi: la barca ha accelerato e lei ha potuto recuperare alcuni cicli di sonno mentre l’autopilota manteneva la rotta. Quella finestra di vento sostenuto ha permesso di ‘mettere qualcosa in banca’ in termini di miglia e di energia fisica.

Subito dopo è sopraggiunta la fase da anticiclone: vento leggero, direzioni mutevoli e una forbice tra i modelli meteorologici che obbliga a decisioni nette. Alcuni modelli indicano andature portanti a vento medio‑leggero, altri prevedono bolina ridotta. Per gli skipper il dilemma è semplice: restare prudenti e limitare i rischi o forzare un guadagno con manovre più audaci. In questa situazione l’abilità nel leggere i micro‑fenomeni locali diventa un fattore determinante.
Un dettaglio pratico pesa sulle decisioni: Violette Dorange non può più utilizzare il Code Zero, mentre Clapcich mantiene l’intera dotazione vele. Avere ancora tutta l’attrezzatura significa poter cambiare angolo rapidamente e passare da bolina a andature più portanti senza soluzioni di compromesso che ridurrebbero velocità e opzioni tattiche.
La gestione quotidiana intensifica l’effetto delle scelte tecniche: ogni ciclo di sonno, ogni pasto e ogni regolazione influiscono sulle miglia coperte. In regate in solitario la routine è un’arma: ottimizzare brevi pause, ridurre tempi di manovra e mantenere la barca vicina al settaggio ideale restituisce vantaggio nel medio periodo.
Questa regata costituisce per Clapcich il periodo più lungo passato in solitario fino ad oggi e si colloca nel percorso verso il Vendée Globe 2028. La scelta di restare più al largo racconta una strategia di manutenzione: meno stress sulle attrezzature, meno rischi di consumare premature alcune vele e una lettura che privilegia la continuità sopra il picco di rendimento immediato.

Il suo approccio è pragmatico: valutare il profitto di ogni manovra e preservare risorse per un finale che molto probabilmente presenterà variabilità. In condizioni complicate all’arrivo le possibilità di rimonta si aprono per chi ha saputo amministrare barca e energie senza esporsi a rischi inutili.
Osservando la regata da un punto di vista tecnico emergono alcuni temi ricorrenti: gestione delle vele in andature miste, consumo fisico dell’equipaggio singolo e scelte di rotta nelle aree costiere. Questi elementi peseranno più delle miglia residue quando la flotta si avvicinerà a Les Sables d’Olonne.
Sul piano pratico, gli elementi da tenere d’occhio nei prossimi giorni sono il comportamento dell’anticiclone nel Golfo di Biscaglia, la reattività dei singoli skipper ai salti locali di vento e la durata delle finestre di vento sostenuto come quella notturna già sfruttata da Clapcich.
Codice tecnico finale: IMOCA 60 class.
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