Translated 9: vince l'Ocean Globe Race e sbarca all'Argentario
La barca di Marco Trombetti completa il giro del mondo senza GPS: due vittorie di tappa e dominio nelle altre frazioni
La barca di Marco Trombetti completa il giro del mondo senza GPS: due vittorie di tappa e dominio nelle altre frazioni
Translated 9, la barca voluta da Marco Trombetti, è arrivata all'Argentario dopo aver completato e vinto l'Ocean Globe Race 2023-2024. La regata, che celebrava il 50° della Whitbread, si è corsa con regole d'epoca: solo sestante e osservazione stellare, nessuna comunicazione esterna. Translated 9 ha conquistato due tappe e ha dominato le altre due; Artemare Club ha documentato l'arrivo per l'Archivio Storico Yachting.
Translated 9 è arrivata all'Argentario dopo aver completato e vinto l'Ocean Globe Race 2023-2024. Sulla murata campeggia la scritta "We believe in humans", che ha fatto da filo conduttore per una regata corsa senza ausili elettronici: niente GPS, solo sestante e osservazione delle stelle per orientarsi.
La barca ha chiuso il giro del mondo dopo una prova iniziata a settembre 2023 e terminata a maggio 2024. Non è stata una trasferta breve: quattro frazioni, condizioni oceaniche e regole pensate per riportare in vita pratiche di navigazione d'epoca. Translated 9 ha vinto due tappe e si è imposta nettamente anche nelle altre due, un risultato che fotografa preparazione tecnica e capacità dell'equipaggio.
La competizione è nata per ricordare il cinquantesimo anniversario della Whitbread Round the World Race e ha ristabilito vincoli che la modernità aveva cancellato. Solo imbarcazioni che avevano partecipato alle prime edizioni del 1973, 1977 e 1981 erano ammesse. I partecipanti hanno navigato senza mappe elettroniche e senza GPS: l'unico aiuto disponibile era il sestante, con l'osservazione celeste come bussola primaria.
Queste limitazioni hanno trasformato ogni decisione di rotta in un esercizio di mestiere: contare sull'esperienza, valutare le forzature delle correnti, leggere nuvole e barometri. La regata ha imposto un ritorno a strumenti e pratiche che oggi si studiano sui manuali, ma raramente si applicano in mare aperto. E quando il mare pretende che un timoniere decida di notte, senza segnalazioni digitali, la differenza tra buone e cattive scelte diventa immediata e visibile.
Il percorso comprendeva quattro frazioni lunghe e tecnicamente impegnative. Translated 9 ha saputo combinare assetto dell'imbarcazione e gestione umana, con risultati concreti: due primi posti e una supremazia evidente nelle rimanenti tappe. Non è stato un successo costruito solo sui numeri; è stato il frutto di manutenzione attenta, scelte tattiche puntuali e una leadership distribuita a bordo.
L'approccio del team non è stato esclusivamente agonistico. La partecipazione con un equipaggio formato da professionisti e da non professionisti ha voluto rimarcare un valore pratico: la capacità collettiva di risolvere problemi in autonomia. La scritta "We believe in humans" non è rimasta uno slogan estetico, ma si è tradotta in prassi quotidiana: turni, riparazioni improvvisate, controllo della rotta con strumenti tradizionali, e responsabilità condivise nelle decisioni critiche.
L'arrivo di Translated 9 è stato raccolto visivamente da Artemare Club. Il comandante Daniele Busetto ha avuto l'incarico di documentare immagini e materiali destinati all'Archivio Storico Yachting. Le registrazioni non servono solo a raccontare una vittoria: costituiscono un repertorio, un archivio di pratiche, strumenti, annotazioni di bordo e foto che restituiscono come si è navigato in quelle settimane.

Archiviare significa offrire un esempio concreto: attrezzature, schede di calcolo, tabelle, foto di osservazioni al sestante, appunti sulle scelte meteorologiche. Materiali che potranno essere consultati da formatori, storici e appassionati per ricostruire procedure e abitudini che rischierebbero altrimenti di restare confinate alle memorie individuali. La dimensione visiva e documentale accentua la tangibilità dell'operazione: non è solo teoria, è pratica conservata.
Correre senza dispositivi elettronici ha riaperto una discussione pratico-formativa. Fare astronomia nautica, leggere correnti e perturbazioni, calcolare la posizione con strumenti tradizionali richiede esercizio: abilità che nelle scuole di vela e nei cantieri professionali appaiono spesso marginali rispetto all'uso quotidiano dei sistemi digitali.
Per i professionisti la regata è stata un banco di prova utile per procedure di emergenza e per la gestione dell'autonomia in isolamento. Per gli amatori e i formatori è stata una dimostrazione di quanto la manutenzione e la pratica possano preservare competenze decisive. La convivenza prolungata a bordo ha messo alla prova tensioni e leadership: chi guida una riparazione di notte o decide una rotta a vista assume responsabilità dirette, non mediate da una rete di supporto esterno.

Translated 9 all'Argentario non è quindi solo il termine di una regata vinta. È un caso di studio pratico: un tentativo riuscito di ricollocare strumenti tradizionali in una prova contemporanea. L'evidenza sul campo dimostra che certi saperi restano utili e praticabili, anche se marginali nel quotidiano delle imbarcazioni moderne.
Il materiale raccolto e l'esperienza dell'equipaggio saranno utili per riflessioni e programmi formativi futuri: come integrare formazione tradizionale e tecnologie moderne senza perdere la capacità di orientarsi quando la tecnologia manca? Come trasmettere a chi sale a bordo oggi l'abilità di leggere il cielo e misurare la latitudine con il sestante?
Un rapido raffronto con le prime edizioni storiche della Whitbread offre la misura del cambiamento: allora gli equipaggi navigavano con strumenti più limitati e procedure più empiriche; oggi, riproporre quegli stessi vincoli significa far emergere la distanza tra pratica storica e comfort digitale contemporaneo. La prova di Translated 9 riporta alla luce quella distanza con esempi concreti e una documentazione che sarà consultabile nel tempo.
La barca è ormeggiata, le attrezzature sono state riposte, ma le registrazioni e le immagini rimangono: forniscono materiale per chi forma, per chi studia e per chi vuole capire cosa significhi orientarsi ancora oggi con metodo tradizionale. Le domande che restano aperte sono pratiche e nitide: quali competenze mantenere, come insegnarle e dove trovare il giusto equilibrio tra manualità e tecnologia. Le risposte, ora, potranno partire da dati e testimonianze raccolte durante la regata.
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