The Ocean Race Atlantic: IMOCA 11th Hour Racing in equipaggio
Partenza il 1° settembre da New York per la regata transatlantica: equipaggio misto e focus su velocità, teamwork e sostenibilità
Partenza il 1° settembre da New York per la regata transatlantica: equipaggio misto e focus su velocità, teamwork e sostenibilità
Il Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing parte il 1° settembre da New York per The Ocean Race Atlantic. A bordo dell'IMOCA 60 foil ci sono Francesca Clapcich, Alberto Bona, Elodie‑Jane Mettraux, Will Harris e Julien Champolion (reporter di bordo). La regata, su rotta New York–Lorient, punta su velocità e lavoro di squadra: la barca detiene già record di miglia percorse in 24 ore.
The Ocean Race Atlantic apre con una contraddizione evidente: un'IMOCA 60 progettata per il solo, usata qui in equipaggio completo. A prima vista sembra un azzardo; a guardarci meglio diventa una scelta precisa, nata dalla volontà di trasformare una piattaforma velocistica in una macchina da regata collettiva.
Questo cambio di prospettiva non è superficiale: scafo, foil e assetto rispondono a stimoli diversi quando la barca è condivisa. La presenza di più mani a bordo modifica i ritmi, le routine e la gestione quotidiana. Ecco perché la squadra non è un dettaglio aggiuntivo, ma la componente che rende possibile sfruttare il potenziale della 11th Hour Racing su una rotta che richiede continuità di velocità per giorni.
Il 1° settembre 2026 l'IMOCA 60 11th Hour Racing salperà con una crew di cinque. Alla guida c'è la skipper Francesca Clapcich, affiancata dal co-skipper Alberto Bona, con Elodie‑Jane Mettraux, Will Harris e Julien Champolion in qualità di reporter di bordo. Ogni nome porta competenze specifiche: dalla gestione degli assetti foil al carteggio, dalla capacità di spingere la barca nelle fasi di poppa alla manutenzione rapida dell'attrezzatura.
La costruzione del team è stata pensata per coprire i compiti chiave senza sovrapposizioni inutili. In pratica significa turni serrati ma definiti, procedure condivise per le manovre ad alta velocità e responsabilità chiare in caso di emergenza. È una combinazione pratica: velocità pura e routine di bordo che la sostengono, in un ciclo continuo che dura giorni.
L'imbarcazione porta testimonianze di performance già registrate: l'IMOCA 11th Hour Racing ha coperto 641,13 miglia in 24 ore durante The Ocean Race 2022‑23. Quel risultato rimane un riferimento tecnico per le scelte di assetto, distribuzione dei pesi e gestione delle superfici portanti, tutte variabili che favoriscono la velocità a condizioni stabili di vento.
Trasformare una barca da prova in solitario in una piattaforma di squadra ha richiesto interventi pratici: ridefinire chi esegue le manovre principali, stabilire protocolli per il cambio vele con la barca in foil e creare routine di manutenzione che riducano i tempi morti. Tutto è stato pensato per limitare gli stress sulle strutture portanti e mantenere la barca in condizione di foiling quando le condizioni lo permettono.
Prima della partenza il team ha completato il primo Changemakers Tour di 11th Hour Racing, un programma di tre settimane che ha toccato la Francia e la costa orientale degli Stati Uniti: Boston, Newport e infine New York. Le attività a terra e in mare hanno avuto vantaggi concreti oltre all'aspetto pubblico.

Il tour ha permesso di mettere alla prova la logistica degli imbarchi e degli sbarchi, di tarare i flussi di comunicazione e di testare la raccolta dati a bordo. Allo stesso tempo ci sono stati workshop, giornate a mare con scuole di vela e l'avvio del tirocinio Believe, Belong, Achieve, che ha coinvolto stagisti di Rocking the Boat. Il risultato è stata una serie di prove su entrambi i fronti: performance tecnica e capacità di rendicontare l'impatto sociale e ambientale del progetto.
La scelta di un equipaggio prossimo al bilancio 50/50 fra donne e uomini va oltre l'immagine. Contribuisce a portare sul ponte approcci diversi alla risoluzione dei problemi e alla gestione dello stress. Alcuni membri hanno esperienza consolidata in navigazioni lunghe; altri hanno competenze specifiche su impianti come i foil o sulla gestione dell'energia di bordo.
In regate che durano 8–9 giorni la differenza la fa la capacità di mantenere uno stato di prestazione elevata pur gestendo affaticamento e usura dell'attrezzatura. Il piano del team mette insieme decisioni preventive, turni di riposo pianificati e procedure chiare per gli interventi rapidi. Non è solo spingere al massimo: è spingere in modo sostenibile, fase dopo fase.

La skipper ha definito la prova «una specialità diversa» rispetto al lavoro in solitario, invitando a rivedere il concetto di successo: non solo la posizione finale, ma l'esecuzione complessiva. La barca può esprimere il suo valore se la squadra legge le condizioni, mantiene l'assetto e minimizza gli errori nelle fasi più critiche della traversata.
La partenza da New York segna il prossimo passo della stagione 2026 dopo la 1000 Race e la Vendée Arctique‑Les Sables d'Olonne. L'ultimo impegno dell'anno sarà la Route du Rhum in solitario, che impone un ritorno a un profilo di navigazione individuale e a una diversa gestione della barca.
Nei giorni immediatamente precedenti alla partenza verranno verificati assetti finali, bilanci di zavorra e check list di sicurezza per l'uso dei foil nelle condizioni previste di vento e mare. Questi controlli sono decisivi: da qui passa la possibilità di trasformare le potenzialità registrate in precedenza in prestazioni ripetibili lungo la rotta verso Lorient.
Il vero banco di prova sarà la traversata del 1° settembre. Sarà l'occasione per vedere come una piattaforma nata per il singolo si comporta sotto comandi condivisi, in un ritmo operativo diverso e con tutte le implicazioni tecniche e umane che ne derivano. Il monitoraggio delle prestazioni nei primi giorni di regata fornirà indicazioni utili per gli impegni successivi della stagione e per affinare procedure e routine di bordo.
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