Seljm: il panfilo-schooner di 34 m torna all'Argentario
Una goletta Sangermani che ha circumnavigato il globo tre volte ritorna nelle acque toscane, con alle spalle regate, America's Cup e Olimpiadi VIP
Una goletta Sangermani che ha circumnavigato il globo tre volte ritorna nelle acque toscane, con alle spalle regate, America's Cup e Olimpiadi VIP
Il 34 metri Seljm, goletta del cantiere Sangermani progettata da Anselmi Boretti e varata nel 1980, è rientrata all'Argentario dopo 45 anni che includono tre circumnavigazioni del globo, partecipazioni all'America's Cup di Auckland e il ruolo di yacht VIP alle Olimpiadi di Sydney. Il comandante Daniele Busetto riassume l'approccio della barca con una frase netta: «non inquina, non fa rumore, non alza le onde». Seljm resta un esempio di navigazione a vela pensata per il lungo corso, con risultati nelle regate classiche e una forte identità tecnica e di stile.
Seljm è tornata all'Argentario portando con sé un numero che arresta l'attenzione: tre circumnavigazioni del globo in 45 anni. È un dato che non racconta solo chilometri, ma ritmi di vita a bordo, stagioni in porto e in mare, soste tecniche e tratti di oceano vissuti in prima persona.
La goletta, lunga 34 metri, è uscita dal cantiere Sangermani nel 1980 su progetto di Anselmi Boretti. Registrata nel Regno Unito con porto d'origine Londra, porta un nome che evoca architetture orientali e che nel tempo si è prestato a ruoli diversi: dalla competizione alle rappresentanze ufficiali, dalle lunghe traversate alle regate d'epoca. Ogni scelta di utilizzo ha lasciato tracce tangibili nella manutenzione, nella configurazione degli interni e nello stile di vita dell'equipaggio.
I tre giri del mondo non sono stati ripetizioni meccaniche, ma tappe con obiettivi differenti: fasi di trasferimento, stagioni di regate, impegni istituzionali. Una stagione memorabile degli anni Novanta portò la goletta in un programma ambizioso denominato "Around the World in Eighty Years", che sintetizzava la prospettiva di navigazione lenta ma estesa che caratterizza questa classe di imbarcazioni.
Tra i momenti più pubblici della vita di Seljm ci sono la partecipazione all'America's Cup di Auckland e il ruolo di yacht VIP alle Olimpiadi di Sydney. In quegli eventi la barca non si limitava a trasportare persone: incarnava uno stile, un modo di presentarsi in porto e in mare che dialogava con la tradizione della vela classica. Allo stesso tempo le circumnavigazioni testimoniano la capacità dello scafo e della progettazione di affrontare lunghe traversate oceaniche con continuità.
Il disegno di Anselmi Boretti e la costruzione del cantiere Sangermani hanno imposto l'ossatura tecnica di Seljm: linee classiche, proporzioni studiate per il lungo corso, e una sovrastruttura compatta che privilegia la funzionalità in navigazione. Il 34 metri restituisce la sensazione di una barca «misurata»: abbastanza grande per ospitare equipaggio e invitati in traversate estese, ma non così ampia da perdere il rapporto diretto con il mare e con le manovre veliche.
Nel tempo la goletta ha raccolto risultati nelle regate d'epoca e riconoscimenti in concorsi di eleganza: piazzamenti ad eventi come l'Antigua Classic Regatta e il primo posto nel Concours d'Élégance per yacht hanno segnato il profilo sportivo ed estetico dell'imbarcazione. Questi successi sono il riflesso di una scelta progettuale coerente e di una cura in cantiere che mantiene i dettagli originali pur adeguando la barca alle esigenze della navigazione contemporanea.
Il comandante Daniele Busetto sintetizza in poche parole una filosofia di bordo: «non inquina, non fa rumore, non alza le onde». Non è una formula retorica: è la conseguenza di una propulsione che privilegia la vela, di scelte tecniche che limitano l'uso del motore e di un galateo nautico condiviso con realtà come Artemare Club. L'effetto è una navigazione che si misura sul rumore, sull'impatto visivo e sull'interazione con altri utenti del mare.
La configurazione a vele e lo scafo stesso modificano la percezione del viaggio: andature morbide, risposte diverse alle onde, la possibilità di procedere senza consumi quando il vento è favorevole. Sulla carta questi aspetti sono noti; a bordo diventano sensazioni, spazi per le piccole azioni quotidiane che compongono una traversata lunga: regolare le sartie, ascoltare il suono dell'acqua lungo lo scafo, organizzare turni in coperta con un equipaggio ridotto ma esperto.

Entrare in Seljm significa salire su una storia vissuta. Gli interni sono pensati per migrazioni, non per weekend di lusso: cabine dell'equipaggio orientate all'efficienza, aree ospiti organizzate per privacy e convivialità, spazi di coperta predisposti per manovre tradizionali ma funzionali. Questo equilibrio tra comfort e praticità fa sì che la barca resti adatta tanto alle regate di classe quanto alle lunghe traversate.
In navigazione la goletta richiede una gestione attenta nelle fasi critiche, ma ripaga con andature regolari con vento medio e con la sensazione di una propulsione naturale. Chi sceglie una barca del genere lo fa partendo già da una scelta di navigazione: privilegiare il tempo in mare, la relazione con le condizioni del vento e del mare, e un modo di vivere la crociera lontano dalle sollecitazioni dei grandi yacht motorizzati.
Negli ultimi anni Seljm ha mantenuto una presenza costante nelle regate di categoria, confermando la propria capacità di competere nei circuiti dedicati alle imbarcazioni classiche. Il rientro all'Argentario vuol dire soste tecniche, interventi di refitting e la possibilità di lavorare con i cantieri locali su interventi che mantengano intatto il carattere della barca senza rinunciare all'efficienza operativa richiesta dalle navigazioni future.
Si tratta di un equilibrio delicato: conciliare esigenze di conservazione con la necessità di utilizzo attivo, tra manutenzione strutturale e la volontà di continuare a solcare il mare sotto vela. Ogni decisione di cantiere e ogni programma di uscite aggiungono un capitolo a una storia che continua a essere scritta in mare.
La storia di Seljm resta aperta; ogni ritorno in porto è un invito a rimettere la prua verso nuove mete e a chiedersi quale rotta darà forma al prossimo capitolo della sua navigazione.
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