OM International Ledro Match Race: Monnin vince
Sul Lago di Ledro lo svizzero Eric Monnin domina la finale 2-0 su Ange Delerce: round robin chiuso 9-2 da entrambi, terzo posto per Riccardo Sepe
Sul Lago di Ledro lo svizzero Eric Monnin domina la finale 2-0 su Ange Delerce: round robin chiuso 9-2 da entrambi, terzo posto per Riccardo Sepe
Eric Monnin ha vinto l'OM International Ledro Match Race 2026 sul Lago di Ledro, battendo in finale il francese Ange Delerce 2-0 con la flotta J/22 di proprietà. Entrambi i finalisti avevano chiuso il round robin con lo score di 9-2; il podio è completato dall'italiano Riccardo Sepe. L'evento, valido per il World Match Racing Tour, ha evidenziato brezze instabili e un comitato di regata efficiente.
Contraddizione in banchina: due skipper escono dal round robin con lo stesso identico score e, poco dopo, la finale si trasforma in una partita a senso unico. L'OM International Ledro Match Race del 21 giugno 2026 ha messo in luce questa frattura tra risultati di gruppo e resa nei duelli testa a testa.
Il nome dell'evento, OM International Ledro Match Race, è tornato sugli annali con la quindicesima edizione vinta dallo svizzero Eric Monnin, che ha piegato in finale il francese Ange Delerce con un secco 2-0. Entrambi i capitani avevano chiuso il Round Robin con uno score identico di 9-2, ma la fase a eliminazione ha trasformato quei numeri in esiti divergenti: Monnin ha imposto ritmo tattico e continuità nelle manovre, Delerce ha pagato il confronto diretto con avversari pronti a capitalizzare ogni minima incertezza.
La cronologia dell'evento ha rispettato lo schema previsto per un match race: Round Robin, semifinali e finali con prove al meglio delle tre. La flotta utilizzata era la J/22 di proprietà organizzativa, scelta per riequilibrare il fattore materiale e concentrare lo scontro sulle scelte tattiche e sulla qualità dell'equipaggio.
Durante il round robin Monnin e Delerce hanno dimostrato consistenza: partenze aggredite, gestione delle transizioni e poche decisioni avventate. Entrambi hanno chiuso con 9 vittorie e 2 sconfitte, ma osservando le singole prove emergono linee diverse. Monnin ha spesso preso l'iniziativa in partenza, forzando il confronto e obbligando l'avversario a rincorrere. Delerce, al contrario, ha alternato prove dominanti a match in cui ha dovuto adattarsi al gioco dell'avversario.
Le semifinali hanno tracciato la strada verso il podio. Monnin ha superato l'olandese Lennard Bal con un 2-0 netto, senza lasciare punti sulla linea di arrivo. Delerce ha dovuto invece affrontare una semifinale tirata contro l'italiano Riccardo Sepe, risolta solo nelle battute finali: una strambata mal riuscita ha privato Sepe del match-point e ha aperto la porta alla qualificazione di Delerce per la finale.
La risposta si trova nella capacità di Monnin di innalzare il livello nel confronto diretto e nella natura del vento sul Lago di Ledro. Le brezze hanno mostrato rotazioni e cali d'intensità che hanno reso il campo tatticamente insidioso, premiando chi ha letto i cambi con prontezza e chi ha mantenuto l'assetto d'equipaggio stabile nelle transizioni.

Monnin ha sfruttato partenze misurate ma incisive, trasformando ogni bordo in una difesa del vantaggio ottenuto. L'equipaggio svizzero ha eseguito manovre pulite: partenza perfetta, virate nette e gestione attenta delle raffiche. In un match race su J/22, ogni errore si paga subito: questi scafi reagiscono prontamente ai comandi e amplificano gli esiti delle scelte tattiche. Delerce ha commesso alcune scelte marginali che, sul campo ristretto e alle basse velocità imposte dalle condizioni, sono state sufficienti a perdere metri e tempo prezioso.
Le due prove della finale sono state controllate dall'equipaggio svizzero: non si sono viste grandi oscillazioni di risultato, ma una progressione costante e una gestione del vantaggio che ha impedito al francese di rientrare nel match. La solidità tecnica di Monnin ha fatto la differenza quando il vento è calato e le rotazioni hanno richiesto correzioni rapide.
Il terzo gradino del podio è stato conquistato dall'italiano Riccardo Sepe, che ha saputo riorganizzarsi dopo la semifinale persa per un errore tattico. Nel confronto per il terzo posto Sepe ha messo in mostra la capacità di controllare la prova dall'inizio alla fine: buona partenza, gestione del vento al lasco e una scelta tattica decisiva nelle fasi finali che gli ha permesso di chiudere la bella a suo favore.

La prestazione di Sepe testimonia la solidità della scuola italiana nel match race e la capacità dei suoi skipper di recuperare e interpretare situazioni di gara complesse. Il suo podio è un indicatore di profondità tecnica e di maturità nelle manovre di squadra, elementi che emergono con chiarezza nelle prove in J/22 dove la sinergia tra tattico e equipaggio è cruciale.
L'Associazione Vela Lago di Ledro ha diretto l'evento curando logistica, rotazione delle barche e la gestione dello spazio in banchina. Il Comitato di Regata e gli arbitri in acqua hanno mantenuto ritmi serrati: partenze ordinate, decisioni rapide sui casi di contesa e assegnazione dei punteggi con trasparenza hanno ridotto i tempi morti e favorito lo svolgimento regolare delle prove.
La premiazione si è svolta alla presenza delle autorità locali e dei rappresentanti del club, con il team di Monnin insignito del trofeo istituito per l'occasione. L'organizzazione ha gestito anche le esigenze logistiche: piazzole di alaggio, spazi per l'assistenza alle barche e turni di rotazione studiati in modo da mantenere il ritmo della manifestazione e assicurare condizioni di parità per tutte le formazioni.

La Federazione ha confermato l'impegno nel sostenere l'Associazione Vela Lago di Ledro e ha annunciato l'intenzione di organizzare, verso fine stagione, una sessione di formazione FIV dedicata ai giovani del match race. L'obiettivo è creare percorsi pratici che mettano i giovani in contatto diretto con skipper esperti, favorendo il trasferimento di competenze specifiche come le partenze aggressive, la gestione delle rotazioni di vento e le manovre in spazi ristretti.
Il supporto di partner territoriali e istituzionali è stato determinante per garantire le infrastrutture a terra e la manutenzione delle imbarcazioni, elementi che hanno permesso di ottimizzare i tempi e mantenere elevata la qualità delle rotazioni della flotta.
Il dettaglio tecnico con cui si chiude questa cronaca riporta tutto all'elemento che ha inciso maggiormente sul risultato: la scelta della flotta J/22. Scafo compatto, reattività immediata alle manovre, risposta rapida alle variazioni di trim e di cielo. In queste imbarcazioni ogni metro guadagnato in partenza e ogni virata eseguita con decisione diventano differenze aggregate che, a fine giornata, spiegano perché due skipper con lo stesso score in round robin possono avere epiloghi così diversi in match diretti. Quel particolare — la sensibilità del J/22 alle correzioni di assetto — regala all'ultima immagine della manifestazione un senso retroattivo: la tecnica applicata nelle piccole cose ha deciso la classifica finale.
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