Formula Wing World Championship: Tomasi campione del mondo 2026 a Istanbul
Il rider della Fraglia Vela Riva ha vinto la Grand Final dopo 21 prove, precedendo Francesco Cappuzzo e Gregorio Pugliese
Il rider della Fraglia Vela Riva ha vinto la Grand Final dopo 21 prove, precedendo Francesco Cappuzzo e Gregorio Pugliese
Alessandro José Tomasi (Fraglia Vela Riva) ha conquistato il titolo al 2026 Formula Wing World Championship a Istanbul. La manifestazione ha visto quasi settanta protagonisti, 21 prove complessive e una Grand Final decisa in favore di Tomasi, che partiva con un punto di vantaggio sulle qualifiche. Secondo Cappuzzo, terzo Pugliese.
Contraddizione in vista del Bosforo: in una disciplina che premia micro-fasi e scelte istantanee, la vittoria è arrivata costruendo un margine progressivo su più bordi. La tensione era evidente fin dalle fasi iniziali della giornata di finale, ma chi si aspettava un lampo singolo è rimasto sorpreso. A spuntarla è stato Alessandro José Tomasi, che ha trasformato una scelta tattica ripetuta in vantaggio misurabile e infine in titolo iridato.
La spiegazione tecnica è semplice e insieme sottile: non ha deciso tutto una partenza perfetta o una singola virata spettacolare, ma la capacità di convertire una direzione scelta — e di mantenerla — in un margine che diventava sempre più difficile da erodere. Tomasi, vincitore in Coppa del Mondo a Gizzeria e figura ormai nota nelle regate internazionali, ha controllato la Grand Final con lucidità, modulando rischio e velocità fino al traguardo.
Il campionato ha previsto ventuno prove complessive, disputate in una formula pensata per mettere sotto pressione la costanza degli atleti: qualifiche multiple, Golden Ticket Race, quarti, semifinali e infine la Grand Final. Alle competizioni hanno preso parte quasi settanta rider, un campo che ha richiesto una selezione serrata e prove ripetute per arrivare ai tre uomini della finale.
La presenza di così tanti iscritti ha reso le fasi eliminatorie particolarmente combattute. Le qualifiche non erano solo un banco di prova per la velocità pura, ma anche per la resilienza: chi sopportava molte regate ravvicinate aveva un vantaggio nella gestione dell’energia fisica e mentale. Tomasi e Francesco Cappuzzo hanno ottenuto il pass diretto per la Grand Final, mentre Gregorio Pugliese è arrivato dopo un tornante eliminatorio che gli ha richiesto nervi saldi e una lettura rapida del campo di regata.
Un punto in partenza in una finale non è un dettaglio: è un elemento che ridefinisce le priorità tattiche. Quando sai che un successo nella prova finale basta per vincere il titolo, la gestione del rischio non è più soltanto una scelta teorica ma una guida pratica alle manovre da compiere. Questo è stato il ragionamento alla base della strategia di Tomasi nel Bosforo.
Partire con quel margine ha significato per lui due cose concrete: la libertà di prendere l’iniziativa e al tempo stesso la possibilità di vincolare l’avversario a situazioni in cui l'errore sarebbe costato più caro. Cappuzzo ha risposto con aggressività, spingendo fin dalla partenza, ma Tomasi ha saputo equilibrare l’azione offensiva con la necessità di non esporsi a rischi inutili, scegliendo la linea che gli permettesse di tradurre il vantaggio numerico in metro dopo metro di margine reale.
Il Bosforo ha restituito condizioni tecniche: rotazioni locali del vento, correnti variabili e piccoli salti che facevano pendere l’ago della bilancia in brevi istanti. Qui non basta essere veloci in rettilineo, serve soprattutto leggere il prossimo brivido di vento e adattare assetto del foil e trim dell’ala di conseguenza.
La mossa chiave di Tomasi è stata la scelta ripetuta del lato destro del campo, una scelta che si è dimostrata vantaggiosa perché combinava una migliore gestione del vento locale con correnti che, in quei momenti della giornata, agevolavano la progressione. Non è stata una singola manovra perfetta a fare la differenza, ma la somma di decisioni coerenti: uscire pulito da una virata, mantenere portanza nel passaggio sul foil, e non perdere velocità nelle transizioni. Cappuzzo ha tenuto il passo e ha cercato più volte di rientrare, ma il gap costruito sulla destra è rimasto costante fino alla bandiera finale.
Il podio finale recita così: Alessandro José Tomasi (Fraglia Vela Riva) primo, Francesco Cappuzzo secondo, Gregorio Pugliese terzo. Per la Fraglia Vela Riva la vittoria mette in luce l’efficacia del lavoro sul campo: allenamenti mirati al controllo del foil, sessioni specifiche di trim dell’ala e simulazioni di regata in condizioni variabili hanno trovato una loro resa nella competizione turca.

Per Tomasi il titolo segna un salto ulteriore nella carriera: alla serie di risultati già ottenuti nelle Coppe del Mondo si aggiunge ora un mondiale che conferma la capacità di fare scelte tattiche vincenti nei momenti decisivi. Il wingfoil, disciplina che richiede simultaneamente abilità di sail trimming, sensibilità idrodinamica e condizione atletica, trova in questo successo un esempio pratico di come si ottengano risultati combinando tecnica e metodo di allenamento.
Tomasi ha descritto la vittoria con parole essenziali ma cariche di emozione: ha parlato della sensazione particolare di tagliare il traguardo in un mondiale, diversa dalle altre vittorie, con un peso emotivo che va oltre la singola stagione. Quelle parole, sobrie nella forma, tradiscono però la fatica di una preparazione lunga e ritmata da coscienza tecnica.
La presidente della Fraglia Vela Riva, Chiara Carloni, ha voluto rimarcare come il successo nasca dal lavoro collettivo: non si tratta solo del talento individuale, ma di un sistema di supporto che include allenatori, tecnici e programmazione. La vittoria è dunque anche un segnale organizzativo, oltre che sportivo.
I risultati di Istanbul rimodellano le gerarchie: atleti e team ricalibreranno programmi di allenamento, attenzione al foil, gestione degli spigoli di vento e preparazione atletica specifica. Per i circoli sarà importante tradurre l’esperienza in percorsi formativi che insegnino a gestire le fasi di transizione e il controllo nelle raffiche.
La conclusione pratica della rassegna turca non è una risposta ma uno stimolo: come si adatteranno gli avversari alla strategia di controllo mostrata in finale? Il campionato ha disegnato un riferimento tattico, ma la vera prova arriverà nelle regate successive, dove chi ha perso proverà a ribaltare la situazione sulla base delle lezioni imparate in Bosforo.
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