EurILCA Europa Cup 2026: giornata inaugurale a Riva del Garda
Quasi 650 timonieri, due prove svolte per tutte le flotte e leadership provvisorie in ILCA 7, ILCA 6 e ILCA 4
Quasi 650 timonieri, due prove svolte per tutte le flotte e leadership provvisorie in ILCA 7, ILCA 6 e ILCA 4
La prima giornata dell'EurILCA Europa Cup 2026 a Riva del Garda ha visto quasi 650 atleti in gara, due prove disputate per tutte le flotte grazie all'Ora; in testa provvisoria: Alexandre Kowalski (ILCA 7), Emma Mattivi (ILCA 6 femminile), Conor Cronin (ILCA 6 maschile) ed Enrico Morina ed Elia Uffreduzzi (ILCA 4). Domani altre due regate prima delle final series.
EurILCA Europa Cup 2026 è entrata nel vivo a Riva del Garda con una prima giornata che ha portato in acqua quasi 650 atleti. L'Ora, puntuale come un orologio svizzero, ha permesso al Comitato di Regata di mettere in acqua e completare due prove per tutte le flotte, sui due campi predisposti. Non erano numeri freddi: erano barche, vele che sventolavano e skipper che rimodellavano le proprie scelte in tempo reale.
La puntualità del vento termico ha dato struttura alla giornata e al tabellone: risultati già utili per leggere gerarchie e debiti tecnici, ma non per chiudere conti. La Fraglia Vela Riva ha messo in piedi una macchina organizzativa compatta e tradizionale, con volontari, ufficiali e gommoni pronti a rincorrere ogni evenienza. Sul campo si sono visti mani esperte regolare scotte e timoni, giovani occhi misurare l'orizzonte. Il confronto resta serrato: il pronostico non è scritto, ma la prima pagina sì.
In ILCA 7 il francese Alexandre Kowalski non ha lasciato spazio a interpretazioni: due prove e due vittorie che lo portano in testa con un vantaggio netto. Dietro di lui l'israeliano Omer Vered Vilenchik (2-5) e l'ucraino Oskar Madonich (6-2) provano a tenere il passo. Alfiere italiano nella top-10 è Nicolò Giuseppe Cassitta dello Yacht Club Olbia, primo degli azzurri ad aver infilato una serie di piazzamenti consistenti. La lettura più tecnica indica quanto conti la capacità di controllare la partenza: chi esce bene dalla linea guadagna spazio nella prima bolina, condizione che qui assume valore moltiplicatore.
Kowalski ha mostrato una gestione della velocità coerente e scelte di traiettoria che gli hanno permesso di capitalizzare entrambi i campi. Gli inseguitori hanno alternato sprazzi di brillantezza a scelte meno fortunate: brevi errori tattici, false partenze di strategia o scelte di lato che hanno pagato pegno. In una flotta così fitta, anche una minima distrazione si misura in posizioni perdute.
La ILCA 6 femminile, con 62 atlete, ha visto Emma Mattivi imporsi con autorità: due primi posti che la portano in testa a punteggio pieno. La sua giornata è stata un esercizio di costanza — partenze pulite, controllo delle scie e gestione del peso in poppa nelle fasi di bolina — e questi dettagli hanno fatto la differenza. Sul podio provvisorio la francese Paoline Milleret (3-5) e la polacca Zofia Wojcik (5-4) tengono il passo con margini ridotti.
Nella ILCA 6 maschile, la seconda flotta per numeri con 187 concorrenti, il quadro è opposto: equilibrio marcato. L'intera top-15 è racchiusa in appena nove punti, un'indicazione chiara della parità tecnica. Al comando l'irlandese Conor Cronin grazie a due vittorie; gli olandesi e gli spagnoli rispondono colpo su colpo. Qui la gestione degli scarti e la capacità di limitare gli errori diventeranno fattori decisivi: una serie di piazzamenti regolari vale più di un singolo acuto se seguita da un risultato sbagliato.

La spettacolarità delle partenze, la scelta del lato giusto e la capacità di leggere la brezza hanno reso ogni prova un piccolo banco di prova tattico. Con flotta così lunga, i primi giri influiscono pesantemente sulle posizioni finali; chi perde terreno nella fase iniziale deve inventarsi traiettorie per recuperare, spesso rincorrendo più dell'onda giusta.
La ILCA 4 è la flotta più numerosa e qui gli atleti italiani hanno lasciato un segno immediato. In testa si alternano due nomi locali: Enrico Morina (Fraglia Vela Riva) ed Elia Uffreduzzi (Circolo Velico Ravennate), entrambi a punteggio pieno con due vittorie. La prima ragazza in classifica è Melissa Falica (1-3), seguita da Leandro Scialpi e dall'ungherese Zsolt Szalay (3-2). La tendenza tecnica evidenzia come la familiarità con le raffiche del Garda dia un vantaggio pratico: interpretare le turbolenze locali significa risparmiare spostamenti inutili e mantenere velocità media più alta.
Le immagini della giornata hanno mostrato vele tese, qualche foil che si alza e traiettorie spesso decise. La gestione del campo, le zone di salto tattiche e le micro-scelte in partenza hanno orientato le graduatorie. In questo teatro la coerenza paga: chi mantiene costanza nei passaggi — alla boa, in bolina e in poppa — finisce col raccogliere risultati replicabili.
Il Comitato di Regata, guidato dal Principal Race Officer Zlatko Jakelic, ha gestito il traffico con precisione, supportato dallo staff della Fraglia Vela Riva. L'organizzazione ha confermato il piano: altre due prove domani, quindi la transizione alle final series a partire da martedì. Il calendario resta serrato, ma strutturato per lasciare spazio alle eventuali variazioni del vento.

Domani la giornata inizierà presto: altri due start sono programmati per completare la fase di qualificazione. Un termico stabile, se presente, manterrà alta l'intensità delle regate e offrirà ulteriori spunti tecnici su cui basare selezioni e strategie. Molti timonieri useranno la giornata per affinare scelte che nelle final series pagheranno dividendì importanti.
Il campo del Garda si conferma un banco di prova severo: vento termico con salti d'intensità, correnti superficiali e un alto numero di imbarcazioni costringono a decisioni rapide. In classifica chi sa leggere le transizioni tra raffica e calma trova il valore aggiunto; chi si ostina a una tattica rigida si espone a colpi di scena.
Nei prossimi giorni la manifestazione continuerà a mettere in fila prove che delineeranno i titoli di categoria. Per ora a parlare sono i risultati: partenze decise, scelte di rotta precise e gestione del campo che domani torneranno a fare la differenza. Il Garda lascia tracce concrete: il sale sulla pelle, il rumore delle derive contro la battigia, il sapore del vento che asciuga le vele. Sono queste impressioni a restare più a lungo di un punteggio sulla lavagna.
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