Elisa Boschin bis mondiale: trionfo all'ILCA 6 Master ad Atene
La velista triestina conferma il titolo conquistato nel 2025 e chiude il Mondiale ILCA 6 Master a Kalamaki con 45 punti dopo 10 prove
La velista triestina conferma il titolo conquistato nel 2025 e chiude il Mondiale ILCA 6 Master a Kalamaki con 45 punti dopo 10 prove
Elisa Boschin ha vinto il Mondiale ILCA 6 Master femminile a Kalamaki, Atene, riconfermando il titolo 2025. La triestina della Società Nautica Pietas Julia ha totalizzato 45 punti in 10 prove, precedendo la greca Maria Vlachou e l'argentina Verónica Jordana. Il successo nasce da esperienza, scelte tattiche nelle giornate decisive e dal supporto del circolo e della XIII Zona FIV.
Elisa Boschin è tornata a sollevare il trofeo mondiale ILCA 6 Master dopo una settimana di regate a Kalamaki, Atene: 45 punti in 10 prove e la capacità di trasformare momenti tesi in vantaggi concreti.
Le prime partenze hanno raccontato subito la natura della flotta: instantanee di pressione sul fianco, partenze affilate e scelte di linea che filtravano i primi responso della giornata. Boschin ha vinto la prima prova della manifestazione; non era un avvertimento fine a sé stesso ma la prima tessera di un mosaico che sarebbe poi cambiato con il variare delle condizioni.
Il campo di regata si è animato con salti di vento e raffiche non sempre prevedibili: condizioni che hanno tenuto la classifica in equilibrio fino alle ultime prove. A metà campionato Boschin era a breve distanza da Maria Vlachou (29 contro 28 punti dopo sei prove). Da quel punto in poi la triestina ha limato gli errori, migliorato le partenze e mantenuto un passo costante nelle frazioni controvento.
La rimonta non è stata lineare. Ci sono state giornate di attesa tra un vento leggero e un colpo più deciso, momenti in cui leggere correttamente i gradienti ha significato guadagnare decine di metri. Boschin ha sfruttato quegli istanti: meno rischi quando serviva, più decisione quando la finestra tattica si apriva. Quelle scelte hanno creato il margine finale di 19 punti sulla seconda classificata.
L'ultima regata ha fatto da spartiacque. Vincere di nuovo, dopo aver dominato la prima giornata, ha permesso a Boschin di chiudere con sicurezza e senza lasciare spazio a contromosse. Non si è trattato solo di velocità pura: nelle fasi finali la gestione del campo, la scelta delle banchine e il controllo delle scie della flotta si sono rivelati determinanti.
In una competizione lunga come questa, la lucidità conta quanto il gesto atletico. Partire al momento giusto, non farsi inghiottire dalla pressione degli inseguitori, leggere l'istante in cui un salto laterale poteva essere sfruttato: tutto ciò ha fatto la differenza tra una prova solida e una compromessa.
Le fasi tecniche erano evidenti: trimming costante, controllo del baricentro, micro-azioni sul timone appena percepibile. Boschin è riuscita a trasferire in regata aggiustamenti che molti provano solo in allenamento. La capacità di passare dalla planata alla bolina con transizioni fluide ha mantenuto la barca pulita, riducendo le perdite di velocità nei momenti critici.
Sul fronte tattico, l'attenzione ai gradienti e la lettura dei salti hanno spinto la flotta dentro rotte non ovvie. A volte si trattava di scelte conservative, altre di mosse più aggressive per sfruttare correnti locali o micro-venti: l'insieme ha prodotto una performance coerente con l'esperienza maturata in anni di campagne agonistiche.
Il circuito Master è una palestra diversa rispetto alle classi giovanili: qui l'agonismo convive con relazioni che durano decenni. A Kalamaki si sono contati 155 partecipanti, e in acqua c'erano timonieri oltre gli 85 anni. Numeri che dicono molto sul valore umano della manifestazione: non solo competizione, ma scambio di pratiche, consigli e storie di mare.

Per Boschin il ritorno in barca intorno ai 40 anni è anche un esempio pratico di come coniugare lavoro, famiglia e impegno sportivo. La gestione del tempo, la qualità degli allenamenti e la scelta di obiettivi realistici hanno fatto il resto. Il Master non è una ripetizione del passato: è un terreno dove l'esperienza si trasforma in vantaggio tattico.
La crescita di un atleta passa per strutture, persone e contesti locali. La Società Nautica Pietas Julia di Sistiana resta il luogo dove Boschin ha consolidato tecnica e routine: la squadra ILCA e il coach Elia Stocco sono stati parte integrante del progetto di ritorno in competizione. Allenamenti mirati, sessioni di trimming e test in condizioni variabili hanno costruito la solidità che si è vista in acqua.
La XIII Zona FIV del Friuli Venezia Giulia è descritta come un terreno ricco di passione: figure tecniche, progetti per i più giovani e atlete che fanno da riferimento. Nomi come Giovanna Micol e la presenza di veliste note nel circuito testimoniano un ecosistema che funziona, capace di sostenere carriere e di alimentare uno scambio continuo tra generazioni.
Un secondo titolo mondiale porta con sé praticità più che retorica: conferma che è possibile restare competitivi anche dopo fasi di pausa, che la tenuta fisica e mentale in categorie Master può essere elevata e che percorsi locali ben strutturati pagano nel tempo. Dietro il risultato c'è una rete fatta di allenamenti, supporto tecnico e compagni di squadra disposti a misurarsi insieme.
Boschin ha rimarcato l'orgoglio di portare un risultato internazionale in una realtà dove la vela è vissuta come esperienza collettiva. Il successo ha acceso le conversazioni locali, ma ha soprattutto lasciato materiale pratico per chi si allena ogni giorno: routines, esercizi e protocolli che funzionano anche in condizioni variabili.
Il rientro in banchina ha lasciato immagini semplici ma vive: l'albero che vibra ancora per qualche istante, il metallo del winch che freme sotto le dita dopo una serrata, l'odore caldo della resina mescolato a salsedine sullo strallo. Sono questi dettagli a fissare la memoria della settimana di Kalamaki, più netti dei numeri sul tabellone.
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