Ambrogio Beccaria vince la Vendée Arctique con Allagrande Mapei
Una rimonta costruita tra guasti, un'immersione in acque gelide e una scelta tattica lungo l'Irlanda: primo successo in solitario per Beccaria
Una rimonta costruita tra guasti, un'immersione in acque gelide e una scelta tattica lungo l'Irlanda: primo successo in solitario per Beccaria
Ambrogio Beccaria vince la Vendée Arctique 2026 a bordo di Allagrande Mapei in 8 giorni 14 ore 05 minuti e 50 secondi. Partito con problemi tecnici e fermato per rimuovere un filetto dalla chiglia, ha scelto la rotta lungo l'Irlanda e completato una rimonta decisiva negli ultimi due giorni, approdando primo a Les Sables-d'Olonne.
Fra qualche stagione, quando si parlerà della prima vittoria in IMOCA di Ambrogio Beccaria, l'immagine che resterà sarà quella di un uomo che abbassa la testa, si tuffa in acqua gelida e torna a bordo con un pezzo di rete da pesca fra le mani. Oggi quella fotografia è la cartolina più nitida di una regata che ha messo sotto sforzo barca e skipper fino al Circolo Polare.
Beccaria ha tagliato la linea d'arrivo alle 03:07 del 16 giugno 2026 dopo 08 giorni 14 ore 05 minuti e 50 secondi, coprendo 3.190,01 miglia a una velocità media di 15,5 nodi. Numeri che raccontano distanza e tempo; dietro ci sono decisioni prese con fretta e lucidità, interventi tecnici e una gestione fisica che ha spesso rasentato l'estremo.
La gara si è incasinata presto e senza preavviso. Beccaria, che aveva preso la testa la prima sera, è scivolato nelle retrovie a causa di una pannea elettrica che lo ha lasciato al buio per circa venti minuti — minuti in cui perdere la rotta significava anche perdere opportunità. Più avanti, al largo dell'Irlanda, una rete da pesca si è incastrata nella chiglia: lui non ha aspettato l'assistenza. Si è calato in acqua fredda, ha liberato l'ostruzione e ha rimesso la prua verso il mare. Un gesto immediato, concreto, che ha rinvigorito la sua corsa.

La decisione di salire molto a nord e scendere poi lungo la costa irlandese è stata il punto di svolta. Mentre il duo formato da Sam Goodchild ed Élodie Bonafous privilegiava una linea più orientale, la rotta di Beccaria sembrava inizialmente prudente. La situazione è cambiata quando una bolla di vento e una zona di calma hanno rallentato gli avversari: quella scelta apparentemente difensiva ha trasformato la strategia in attacco. Navigare a quelle latitudini ha comportato notti polari, onde importanti e un lavoro costante sulla barca per mantenere efficienza e velocità.
La classifica è rimasta fluida fino alla fine. Élodie Bonafous ha scontato una penalità di 12 ore; Sam Goodchild si è trovato bloccato nella calma. Beccaria ha saputo approfittare di entrambi i fattori, spingendo con continuità e ricucendo il distacco su concorrenti come Francesca Clapcich e Violette Dorange. Entrato nelle ultime 24 ore, ha imposto un ritmo tale da prendere la testa intorno alle 18:00 di lunedì e mantenerla fino a Les Sables-d'Olonne, anche quando la notte ha richiesto tutta la concentrazione di uno skipper solitario.
Questa è la prima stagione in solitario per Beccaria su Allagrande Mapei, imbarcazione arrivata nel suo equipaggiamento dopo l'acquisizione da parte di Thomas Ruyant. Il salto dal circuito Class40 all'IMOCA è stato preparato con anni di lavoro: allenamenti, regate in equipaggio e una lunga familiarità con i limiti del mezzo. Lungo il percorso ha mostrato attenzione nella gestione delle vele, capacità di intervenire sugli apparati elettrici in emergenza e la calma necessaria per decisioni rapide quando il freddo e la stanchezza si facevano sentire.
"Mai avrei pensato di poter recuperare 200 miglia. Ho avuto paura, ho avuto dubbi, ma passo dopo passo ho ritrovato fiducia nel mio equipaggio più importante: la barca e me stesso."
Il bagaglio di esperienze recenti di Beccaria — una stagione in IMOCA in equipaggio con alti e bassi, una tappa vinta a Genova nella The Ocean Race Europe, e precedenti nel circuito Class40 con successi alla Normandy Channel Race — ha trovato qui una prova completa: la navigazione in condizioni polari, la manutenzione sotto stress e la gestione tattica su rotte non convenzionali.
La rilevanza della vittoria cresce se si considera il tracciato: mai fino ad oggi una flotta IMOCA aveva spinto la Vendée Arctique fino al Circolo Polare con queste condizioni. Mare formato, notti senza luce e onde oltre i 3,5 metri hanno trasformato la regata in una verifica severa della resistenza fisica e della capacità di mantenere lucidità tattica a lungo.
All'arrivo, il ritorno al pontile ha portato con sé il lavoro di una squadra che ha retto dietro le quinte: la logistica a terra, le regolazioni meccaniche, le verifiche elettroniche. Per Beccaria la vittoria è il risultato di scelte precise e della capacità di non cedere alle difficoltà accumulatesi lungo la rotta.
Il confronto con il passato è netto: dal successo ripetuto alla Normandy Channel Race al debutto in regate transatlantiche, questa Vendée Arctique segna il momento in cui la transizione tecnica è diventata prova concreta di competitività su un palcoscenico oceanico.
Fra le immagini che resteranno di questa edizione c'è l'uomo che emerge dall'acqua con una rete in mano. Non è soltanto un atto tecnico: è un gesto dal valore simbolico, la sintesi di una regata decisa tanto dal coraggio individuale quanto dall'abilità di mantenere la barca in condizione di competere fino alla fine.
Rapido confronto storico: per un IMOCA vincere al Circolo Polare non era mai accaduto prima, e quel gesto in acqua richiama le grandi storie del mare, dove una singola scelta può cambiare il destino di un'intera regata.
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