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Il mare di Ross da salvare

Il mare di Ross da salvare

Di Fabrizio Fattori

Che gli oceani risultino essere il terminal di attività umane fortemente inquinanti  e predatorie attiene ormai a quella normalità dei fatti che spesso induce l’opinione pubblica a quella passività  complice dei peggiori fenomeni. Gli allarmi proclamati da scienziati, ecologisti e studiosi, spesso rimangono confinati negli ambiti specifici degli “addetti ai lavori”.

 

Ma oggi la capacità di organizzare e orientare l’interesse e la sensibilità di grandi masse verso questi temi pare essere l’arma vincente per condizionare le attività maggiormente minatorie per ecosistemi fragili e dimenticati.

 

L’oceano antartico si è autoconservato grazie al suo isolamento, ma ricavare una riserva marina la cui estensione dovrebbe essere pari alla superficie di Francia, Italia e Germania (circa 1.250.000 km quadrati) rappresenta un progetto imprescindibile a tutela di migliaia di specie marine esposte, in assenza di accordi, all’imminente attacco di enormi flottiglie di pescherecci industriali capaci non solo di depredare ma anche di alterare irrimediabilmente l’ecosistema locale influenzando la catena alimentare dal krill alle balenottere minori, alle orche, alle foche e ai pinguini e a tutta quella enorme ed in parte sconosciuta biodiversità peculiare dell’area antartica.
 


 

Sull’area del mare di Ross si è concentrata l’attività negoziale che ha  coinvolto i 24 paesi interessati allo sfruttamento in un accordo che limita ed impegna gli stessi nelle attività di sfruttamento e conservazione.

 

Gli accordi che hanno richiesto anni di fitti negoziati e non sono al momento del tutto terminati, hanno suscitato anche nei paesi più restii (Cina, Nuova Zelanda e Russia), la consapevolezza che gli oceani, che coprono due terzi della superficie terrestre, assolvono ad una funzione vitale per il resto del pianeta in termini di impatto climatico ed ambientale, preservando delicati equilibri a salvaguardia dell’esistenza di migliaia di specie, compresa la nostra.

 

Quello che sta avvenendo in Antartide fa ben sperare sulla capacità dei governi a coordinare politiche di tutela anteponendo l’interesse della più ampia collettività internazionale agli interessi economici dei singoli stati dimostrando che è nel potere dell’uomo cambiare in meglio.

 

Sui temi ambientali che interessano ogni singolo abitante della terra , ed imprescindibili per la vita delle generazioni future, è necessario mantenere elevata l’attenzione organizzata in movimenti d’opinione globalizzata cui giovano le iniziative più spettacolari come quelle di Greenpeace o le performance natatorie di Lewis Pugh che compie traversate nelle condizioni climatiche più avverse per contribuire in modo spettacolare ad evidenziare problemi ambientali di urgente soluzione.

 

Fabrizio Fattori

 

Foto di copertina da www.linkabile.it

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Tags

Antartide, inquinamento del mare, sfruttamento del mare, Greenpeace, Lewis Pugh
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Fonte: turismovenezia.it - Nautica Report
Titolo del: 26/06/2019 06:55

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