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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 23/09/2018 07:00
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Il punto dove tutti i venti arrivano da Sud

Il punto dove tutti i venti arrivano da Sud

Di Tealdo Tealdi

Arrivare al Polo Nord a bordo di una nave mossa dall’energia nucleare è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. Magari a bordo della Let Pobedy, il più moderno dei rompighiaccio costruito in Russia, anche se a costi non proprio economici.
 


 

NP 50 Years of Victory

 

Arrivare al Polo Nord, nel punto in cui tutti i venti vengono da sud, è un’esperienza unica, oggi possibile a tutti, anche se a costi non proprio economici
 


 

Dal 2008 il rompighiaccio nucleare russo NS 50 Let Pobedy porta, più volte l’anno e naturalmente durante l’estate artica, circa 130 ospiti al Polo Nord, con molte delle comodità tipiche di una crociera classica.
 


 

La partenza avviene da Murmansk e il viaggio dura 14 gg. Certo le cabine e i servizi non sono così lussuosi come in quei palazzi galleggianti che vediamo in televisione, ma vuoi mettere il fascino di arrivare in un punto dove i cellulari, tranne i satellitari, non prendono e l’espressione “non c’è campo” è vera e non la scusa che adduciamo quando non vogliamo rispondere?

 

Le immagini prese dall’alto, con l’elicottero che mostra la prua “a cucchiaio” della nave che avanza inesorabile, in un oceano bianco senza fine, rompendo un ghiaccio spesso fino a 2,5 mt, è uno spettacolo potente, affascinante e ipnotico.
 


 

Per similitudine il pensiero va alle navi di Cristoforo Colombo che si avventuravano verso l’ignoto, non per niente la musica di Vangelis che accompagna alcuni filmati della Poseidon, la società americana che organizza i viaggi, è la stessa del film di Ridley Scott: 1492 Conquest of Paradise. Allora la spedizione era verso l’ignoto, affrontando difficoltà e pericoli ben più grandi e la discesa sulla spiaggia dell’isola chiamata dagli indigeni Guanahani, che Colombo ribattezza Isola di San Salvador, era fatta da uomini in arme, con la bandiera dei conquistatori. Ora i partecipanti scendono armati solo di bottiglie di champagne e flûtes, giocano a golf, intonano canti gioiosi, attorniati da decine di bandiere di tutto il mondo, in rappresentanza delle diverse nazionalità e poiché molti sono russi, non può mancare il tradizionale tuffo nel ghiaccio, fatto a 90° N!
 

 

 


 

I viaggiatori provengono da tutto il mondo, alcuni dall’Italia, come Andrea, 42 anni, che ci dice: “Mi sono trovato su un pianeta totalmente differente. Le parole di tutte le lingue sulla terra non sono sufficienti per raccontare questa esperienza. All’inizio pensavo di essere diventato pazzo perché non avevo mai provato questi sentimenti e sensazioni prima. Era come innamorarsi per la prima volta, innamorarsi della natura, del mondo, della propria vita”.
 


 

La lingua ufficiale a bordo è l’inglese e siccome non tutti la parlano, viene consegnato un sistema di traduzione simultanea, Quietvox audio system per coloro che lo necessitano. In questo modo si può perseguire la filosofia americana del “great melting pot”, particolarmente adatta in un posto come il Polo Nord, che non è soggetto ad alcuna sovranità.
 

 


 

Tutta la potenza del rompighiaccio nucleare 50 Let Pobedy, capace di frantumare facilmente lastre di ghiaccio spesse fino a due metri e mezzo
 


 

L’aspetto naturalistico delle spedizioni è molto curato, per la gioia dei fotografi: trichechi e uccelli marini abbondano, ma gli animali più affascinanti rimangono gli orsi polari
 


 

I viaggiatori sono anche sensibilizzati al rispetto dell’ambiente e dalla fauna selvaggia, tant’è che le spedizioni avvengono sotto l’egida del Polar Bears International e del WWF for Nature. Ricordarsi però che quei grossi batuffoli di pelo bianco, dall’aspetto innocuo, non sono dei Teddy Bear inoffensivi, ma bestie di oltre due metri di altezza, del peso medio di circa 500 kg se maschi e che corrono a 40kmh, pertanto statene alla larga.
 

 

Nota                                                                                                                

 

Fino a pochi anni or sono, queste sarebbero state delle foto impossibili.

 

Il fotografo Sergey Dolya ha avuto la grande opportunità di essere a bordo del rompighiaccio nucleare russo durante uno dei suoi viaggi al Polo, nel quale ha avuto la possibilità di scattare alcune incredibili fotografie.

 

Le apparecchiature fotografiche erano Nikon D3X digital SLR camera e Nikon FX 12-24mm F/2.8G, ma quello che vedete fino a pochi anni or sono non sarebbe stato possibile, in quanto la pochissima luce non l’avrebbe permesso.

 

Per prima cosa l’otturatore doveva essere abbastanza veloce per poter essere usato sopra un elicottero, l’obiettivo era un 15mm a 1/100, le foto sono state prese con la massima apertura F/2.8.

 

Quest’apertura e questo tempo sono possibili per molte macchine, ma il terzo fattore e il più importante è l’ISO, in questo caso 2800.

 

Questo vuol dire che la sensibilità della luce del sensore digitale, è stata molto aumentata, per assorbire più luce possibile. Nel passato questo avrebbe significato una foto sgranata, ma qualche anno or sono, sia Nikon che Canon riuscirono a eliminare questi problemi, permettendo ai fotografi, come Dolya, di prendere queste bellissime immagini.

 

I Rompi Ghiaccio:
 


 

Alcune immagini che raccontano il viaggio della torcia olimpica verso Sochi. Il 19 ottobre 2013 il simbolo olimpico ha raggiunto il Polo Nord e uno dei tedofori è stato il comandante del rompighiaccio, Valentine Davydyants.
 


 

La Russia ha molta esperienza nella costruzione di navi rompighiaccio, soprattutto di grandi dimensioni, in quanto sono molte le città di grandi dimensioni, come Murmansk, che sono state costruite o si sono espanse anche in zone con temperature invernali molto severe. Questo ha reso necessario costruire navi in grado di permettere collegamenti in ogni condizione, affrontando strati di ghiaccio fino a 2 mt, mantenendo nel contempo aperte le rotte commerciali, sia verso ovest che est, tendenza in crescita negli ultimi anni, facilitata anche dai cambiamenti climatici, che hanno reso possibile ciò che fino a qualche anno fa era l’eccezione.
 


 

L’Unione Sovietica ne ha costruiti nove: il primo fu il Lenin che, quando fu varato, era la prima nave di superficie a propulsione nucleare al mondo, grosso vanto per la tecnologia sovietica dell’epoca. Operativo dal 1959 al 1989, ora è diventato museo, con base a Atomflot, vicino a Murmansk, importante porto nel Mare di Barents, da cui partono le spedizioni artiche.

 

La costruzione della Let Pobedy cominciò il 4 ottobre 1989 nei cantieri Baltic a San Pietroburgo, con il nome originario di NS Ural.
 


 


 


 


 

La prua del rompighiaccio 50 Let Pobedy si fa strada nel ghiaccio artico

 

I lavori si interruppero nel 1994 per mancanza di fondi, ripresero nel 2003 e consentirono nel 2008 la prima crociera artica. Nell’ottobre del 2013 ha trasportato la torcia olimpica, in occasione dei XXII Giochi olimpici invernali di Soci 2014, fino al Polo Nord, portando per la prima volta questo simbolo dei Giochi nel Mar Glaciale Artico.
 


 

Si festeggia con un bacio il raggiungimento dei 90° nord.

 

Specifiche NS 50 Let Pobedy

 

- Equipaggio: 140 tra marinai e personale di servizio

- Ospiti: 128

- Lunghezza: 150,

- Larghezza: 30 m

- Pescaggio: 11 m

- Propulsione: 2 reattori nucleari 74.000 HP

- Classificazione: LL1 (la più alta possibile)

- Velocità di crociera: 21 kn in mare aperto

- Registrazione: Russia by Rosatomflot

- Scialuppe di salvataggio: 4
 

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Infine, aggiungo che nel 1994 vi fu anche una spedizione italiana alla Terra di Francesco Giuseppe realizzata dal team dell’Associazione “GRANDE NORD” di Torino che, dopo aver compiuto già diverse spedizioni polari con finalità scientifiche in molte zone dell’Artico (Svalbard, Alto Artico Canadese, Groenlandia Est ecc..) organizzò questa spedizione in quello che è l’arcipelago polare più a Nord del mondo.
 


 

La spedizione durata oltre un mese ha raggiunto queste isole con una nave appositamente noleggiata e si è poi spostata in quelle acque con i propri gommoni.

 

In parte è stato seguito l’itinerario che il Duca degli Abruzzi percorse con la “Stella Polare” (1899-1900), raggiungendo l’Isola del Principe Rodolfo, la più a Nord dell’arcipelago.

 

Nel corso della spedizione sono state effettuate anche alcune immersioni tra i ghiacci ed è stato raccolto un grosso quantitativo di resti e oggetti della spedizione del Duca degli Abruzzi interamente donato al Museo Naz. della Montagna di Torino ed al Museo Polaredi di Fermo nelle Marche).

 

Della spedizione hanno fatto parte:

 

- F.Giardini

- W.Forno

- E.Gay

- P.Bosio

- P.Milanese

- S.Verduci

- V.Serov

- E.Savchenko.

 


Di Tealdo Tealdi

 

Tratto da www.altomareblu.com

Fonte: altomareblu.com
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Polo Nord, Let Pobedy, rompighiaccio russo, crociera al polo nord
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