Ikaria. Gallura d'Egeo - Report - NAUTICA REPORT
Turismo e ormeggi
Isola di Favignana - I. Egadi (TP)
Favignana è un'isola appartenente all'arcipelago delle isole Egadi, in Sicilia.   Principale isola delle Egadi, si trova a circa 7 km dalla costa occidentale della Sicilia, tra Trapani e Marsala, di fronte alle Isole de
Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 18/10/2018 07:05
Report / Ikaria. Gallura d'Egeo
Ikaria. Gallura d'Egeo

Ikaria. Gallura d'Egeo

Di Francesca Carignani - Foto di Giovanni Rinaldi

Leggenda vuole che fu nelle acque tra Ikaria e Fourni che il piccolo Icaro perse la vita.

 

Il padre di Icaro, il geniale architetto e inventore Dedalo, fu colui che progettò su richiesta del re di Creta, Minosse, il famoso labirinto all'interno del quale viveva il mostruoso Minotauro.
 


 

Il raggio verde in una sera di luna quasi piena

 

Viveva e mangiava a quattro palmenti, pare, visto che per saziarlo  venivano a lui dati in pasto, ogni mese, 7 fanciulli e 7 fanciulle provenienti da Atene. Un orrore che proseguì fino all'arrivo dell'astuto Teseo che uccise il Minotauro e, con l'aiuto di Arianna, fuggì dal labirinto. Minosse non ne fu per niente contento e visto che Teseo e Arianna erano fuggiti, non sapendo con chi prendersela, se la prese con il fido Dedalo che venne rinchiuso (secondo alcuni nel labirinto stesso, secondo altri nella torre più alta di Cnosso) insieme al figlio di 10 anni Icaro.

 

I due non avevano acqua né cibo e stavano per morire di stenti, quando il genio Dedalo si inventò una via di fuga rocambolesca e degna dei migliori film fantastici dell'era moderna. Fabbricò per se e per il figlio delle grandi ali con la cera e le piume dei piccioni (dove trovò questa materia prima non è ben chiaro…) poi realizzò delle imbracature con il cuoio dei loro sandali, fece un briefing al figlio con rotta su Ovest e i due presero il volo.
 


 

Massi di granito sulla costa sud di Ikaria

 

"Sta attento, figliolo, vola basso che se no ti fai male" disse saggiamente il padre al figlio. Ma, come nelle migliori tradizioni, il figlio disubbidì, si fece prendere dall'entusiasmo del volo ("Papà, guarda, so volare!!!!"), si avvicinò troppo al sole e il perfido dio Elios sciolse la cera delle ali.

 

Potete immaginare la velocità con cui il piccino picchiò verso l'acqua e fu proprio lì che Icaro diede la vita e con essa il suo nome a quel mare.

 

A questo punto, il mito si divide tra buonisti e cinici: secondo i primi, Dedalo seguì il figlio, recuperò il suo corpo e gli diede degna sepoltura; per i secondi, invece, con un "Te l'avevo detto io, cretino" continuò il suo volo verso la Sicilia.
 


 

Pescatore al largo del faro di Ak Pappas

 

Questa storia è ricca di morali e di possibili letture. Oltre all'ovvia lezione insita nel monito di non volare mai troppo alto, chi è dalla parte dell'infanzia potrebbe dire che i figli pagano sempre per le colpe dei padri, d'altra parte non c'era un tribunale dei Minori nella Creta di allora. Io credo di più a un altro detto "Il genio salta sempre una generazione".

 

Ma quello su cui davvero indagherei è la possibilità che siano state manomesse le carte sulle responsabilità degli dei: sarà stata davvero colpa di Elios  che sciolse la cera o c'ha messo lo zampino Eolo che si è fatto una risata a 40 nodi di queste vele posticce fatte di piuma di piccione?
 


 

P'acá y p'allá all'ancora in una baia a est di Ak Pappas

 

La sopravvivenza di Dedalo sembrerebbe confermare la prima ipotesi ma non si sa mai…

 

A questo penso, mentre navighiamo verso Ikaria, isola sopravvalutata nel male e sottovalutata nel bene. Noi stessi ci siamo sempre tenuti alla larga con lo spettro di quel fenomeno catabatico violento che ci è stato sempre raccontato investire crudelmente la costa sottovento.

 

Ma tutti i parametri del marinaio egeo, quest'anno sono stati sovvertiti da un Meltemi evidentemente sotto effetto di bromuro. A questo punto della nostra vita ellenica, l'ignoto, proprio perché ridotto al minimo, assume l'aspetto di mitico e di indispensabile.
 


 

Il micropaesino di Manganistes

 

"E Ikaria sia", diciamo, con la spensieratezza dei venti leggeri che ci accompagnano. E scopriamo, contrariamente a quanto avevamo immaginato, un'isola ricca di approdi sulla sua costa sud. Sabbia abbondante ovunque crea ancoraggi ideali anche lungo tratti di costa aperti e poco ridossati.

 

Giungendo da Est, veniamo investiti subito da una sensazione di rigogliosità maestosa. Dopo tanto navigare in isole brulle e selvatiche, a Ikaria ti senti invadere dal verde della macchia e dei pini.
 


 

La costa sud nei pressi di Manganistes

 

A metà del versante sud, il verde lascia il posto al bianco, grigio e rosa del granito. Ikaria è la Gallura prima della nascita della Costa Smeralda. Un po' Gallura, un po' isola d'Elba. In acqua, grandi massi granitici si alternano a spazi di sabbia bianca; a terra, le rocce tondeggianti e sagomate dal mare si prestano a ricordare la sagoma di animali: qui un'orso con i suoi artigli, lì un capodoglio spiaggiato.

 

Mi rendo conto, ancora una volta, che in Egeo c'è davvero di tutto. 3 anni fa a Milos mi ritrovai immersa nei campi flegrei ed ebbi la pericolosa suggestione di trovarmi a Ponza (pericolosa perché sulla via del ritorno a casa, la strada in realtà era assai più lunga). Oggi nuoto tra le acque della Sardegna e vedo Gallura intorno a me. Ikaria-Mikonos-Ios, ecco la via del granito in Egeo.
 


 

"Seychelle beach"

 

C'è addirittura una "Seychelle beach" a Ikaria, e in effetti ricorda un po' la Anse Lazio di Praslin. Effetti del granito, mancano solo le palme.

 

Ma il mio ancoraggio preferito è quasi a ridosso della punta ovest, dove una virgola di costa protegge una grande baia dal fondale sabbioso. È qui che il granito diventa maestoso ed è qui che ci fermiamo due giorni.

 

Quando guardo con invidia a chi è agli esordi della navigazione Egea e ha tutto un mondo da scoprire e centinaia di chili di stupore e entusiasmo che riempirà i suoi giorni, mi consolo pensando che la conoscenza è bella, ti permette di associare, dissociare, capire, riscoprire e persino cambiare idea.
 


 

Ikaria è accogliente e generosa, un'isola ai margini del turismo, un'isola per pochi. Davanti al porto di Ag. Kirikos, c'è un brutto monumento moderno dedicato a Icaro.

 

La darsena è piccola, rocciosa e occupata da barche locali. L'avamporto è piuttosto risaccato e disturbato dal viavai dei traghetti. Andiamo oltre e scegliamo per la sosta, il minuscolo porticciolo di Manganistes, completato nel 2011.
 


 

P'acá y p'allá ormeggiata nel porticciolo di Manganistes

 

Si tratta di un piccolo riparo protetto da un molo frangiflutti fatto di massi di granito (quello hanno, quello usano), completamente vuoto. Ci chiama a sé, nonostante l'approdo sia un po' inquietante dovendo fare attenzione alle scogliere di granito che arrivano a pelo d'acqua.

 

Sul muraglione bianco, icone di delfini, sirene e gabbiani in bassorilievo e dipinte in azzurro vivace. A 20 metri dalla barca, Una taverna/caffé con terrazza ombreggiata da un pergolato. Dietro di essa una strada in salita porta al microabitato di Manganistes: 4 case in calce bianca, una chiesa, un cimitero, ossia la Grecia nella sua essenza più sintetica.
 


 

La darsena dei pescatori a Manganistes

 

Un miniporticciolo tutto per noi, una taverna, qualche pescatore. Qui ci passo un mese, penso.

 

Ma l'insegna della taverna "Ikaria, Jamaica of Aegean" avrebbe dovuto insospettirmi.

 

Andiamo lì al tramonto a berci una birra, più per obolo di frequenza in una località che sembra deserta che per vera necessità. A un altro tavolo, 4 ragazzi greci bevono una birra anche loro. Passa il tempo e al loro tavolo si aggiunge ogni minuto un nuovo avventore, nel giro di un'ora sono una ventina. Alle birre fa seguito una merenda che diventa cena.
 


 

Ikaria, la Giamaica dell'Egeo

 

Dalla cucina di questo che ci sembrava un piccolo café fuori stagione escono uno dopo l'altro piatti di mezedes e di carne alla griglia che potrebbero sfamare un reggimento. In effetti, nel frattempo, diventano un reggimento.

 

Dal nostro tavolino, ci viene l'acquolina in bocca e decidiamo di cenare alle 7. In sottofondo dagli altoparlanti una musica greca rende tutto molto caratteristico. Poi arriva un giovane in maglietta gialla e si mette alla consolle. La consolle?…. sì, c'è una consolle.
 


 

Bassorilievo sul molo

 

La musica diventa internazionale, prevalentemente quella roba che non so se sia house o techno, quella roba che chiamano musica e che io nella mia profonda ignoranza percepisco solo come rumore. E ovviamente non smette più. La minuscola Manganistes, isolata nella costa montuosa di Ikaria diventa la Jamaica dell'Egeo.

 

Una Jamaica poco melodica ma molto molto ritmata. La barca, come dicevo, è a 20 metri. 20 metri in cui, evidentemente, il suono si amplifica e si propaga. Dormiamo in discoteca, dove dormiamo è una parola grossa.
 


 

Luna piena a Ak Pappas

 

Le apparenze ingannano. L'ultimo luogo dove pensavo si potesse non dormire dal rumore è questo gioiellino di borgo incastonato nel granito, nel mezzo del nulla a sud di Ikaria.

 

Ci resta il dubbio che questa notte giamaicana fosse un'eccezione speciale, magari annuale, nella vita silenziosa di Manganistes che evidentemente più le si addice. Ma il sonno perduto ci convince a riguadagnare l'ancoraggio remoto e restiamo con questo grande dubbio che ci costringerà a ritornare.

 

Di Francesca Carignani - Foto di Giovanni Rinaldi

 

Tratto dal blog di Francesca Carignani P'aca' y P'alla'

 

Francesca è autrice del libro: ROTTA VERSO L'EGEO Edizioni Il Frangente

Fonte: http://pacaypalla11.blogspot.it e Nautica Report
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Grecia, Ikaria, mar Egeo, a vela in Grecia
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