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La Santissima Trinità de L'Avana, orgoglio dell'Armata Spagnola

La Santissima Trinità de L'Avana, orgoglio dell'Armata Spagnola

di Jesus Adonis Martinez

Colui che cammina per L’Avana Vecchia perde subito la nozione della misura, l’abilità di distinguere le quantità precise e di ordinare la realtà che si apre davanti ai suoi occhi.
 


 

avana Vecchia

 

Questa è la “Città delle Colonne”- come ha fatto notare il romanziere Alejo Carpentier - però il camminante non solo trova davanti a sé una processione di colonne e portici, ma anche un’intermittenza di tetti, cupole e torrette, un broccato di rosette e di vetrate, un rosario di balconi dissimili, un groviglio di inferriate e di grate, insomma, un miscuglio di stili architettonici che denunciano il passaggio dei secoli e l’incostanza dell’uomo in questa terra

 

Una volta arrivato alla Plaza de Armas, il transeunte deve affrontare quest’altro mondo barocco, realmente “uno stile senza stile”, diceva Carpentier facendo riferimento all’architettura, che formano i polverosi volumi accatastati, senza un ordine preciso, negli scaffali dei commercianti che tentano di rifilare nelle tasche di chiunque, per un prezzo drammatico, un libro di cucina, una novella picaresca o la biografia di un eroe.
 


 

Avana - Plaza de Armas

 

Il camminante, custodito dalle edificazioni signorili - il Palacio de los Capitanes Generales, il Palacio del Segundo Cabo, El Templete con la sua ceiba mitica, fa la sua rischiosa scelta, attraversa la piazza ed entra nell’immobile più imponente di tutti: il Castillo de la Real Fuerza, dove il caos de L’Avana acquisisce la sembianza di una rocca solida, di un baluardo infrangibile nel tempo e nella memoria

.

L’antica fortezza ispanica è oggi un museo, un luogo, che si suppone è da ammirare e per confermare in riposo l’imperturbabile morte degli oggetti e degli uomini.
 


 

Avana - Castillo de la Real Fuerza

 

Tuttavia il visitante non trova sollievo tra le sue pietre, ma trova una provocazione  per la sua anima di viaggiatore, una cronica multiple dell’arte della navigazione.

 

Navi inglesi, spagnole, francesi, navi da guerra, mercanti o dei pirati, tutta un’improbabile flotta riprodotta con minuziosa fedeltà.

 

Il visitante, sorpreso, dimentica la pietrosa architettura e osserva gli oggetti poco a poco, si inabissa e si smarrisce nelle acque del passato. 
 


 

Avana - Il Museo del Castllo de la Real Fuerza

 

Poi, arriva ad un prototipo marittimo di maggiore importanza del resto, una meticolosa ricostruzione della più grande imbarcazione di linea di tutti i tempi: La Santissima Trinità, orgoglio dell’Armata Spagnola alla fine del secolo XVIII.

 

Un gruppo di otto orefici de L’Avana ha copiato questa nave pezzo per pezzo ed ha galleggiato di nuovo, nella stessa rada dove ha iniziato la sua traversata storica, la maggior leggenda navale dell’impero spagnolo.

 

La Santissima Trinità ricostruita da un gruppo di otto Orefici de L'Avana

Grazie alla cooperazione dell’Ufficio dello Storico della Città de L’Avana ed all’organizzazione non governativa canadese “Amici della Santissima Trinità”, la celebre nave da marzo scorso è ritornata, ridotta a scala di 1,25, alle prime coordinate che marcò la sua bussola.

 

Il lavoro artigianale è stato minuzioso: la curiosità del visitante scopre ogni dipartimento della nave, dal piano inferiore della nave, diviso in molteplici stanze, botteghe, santabarbara, camere da letto, dispacci, sala di operazioni fino all’alberatura, con il suo pergolato di corde e di vele infisse nell’asta maggiore, nella mezzana, nel trinchetto, nelle coffe e nel bompresso.

 

Da prua a poppa e da babordo a tribordo, non manca un solo componente, un infimo meccanismo.

 

L’individuo che ha attraversato l’antica Villa di San Cristobal de L’Avana ha dovuto percepire nel suo percorso alcuni degli scali del barocco tropicale, lo stupefacente stile senza senso, però ora si rivela la scienza del ridotto e del minuzioso, la meticolosità messa al servizio dell’eccesso.
 


 

Le Antiche Caso - avana

 

La nave originale – costruita tra il 1767 ed il 1769 nell'Arsenale Reale de L’Avana, è stata, tuttavia, una figlia esemplare della maggiore città dei Caraibi del secolo XVIII  ed in pratica fu così, un orbe flottante, con una dotazione che superava, di solito, i mille marinai.

 

Non mancano neanche il bestiame bovino, le pecore, le galline, le anatre ed anche i topi che più di due secoli fa abitarono la Santissima Trinità.

 

La più grande nave a vela della storia, rinata con appena due metri di chiglia; 42 centimetri di manica; due metri e mezzo di spola ed un pennone maggiore di 2,70 metri sopra l’opera morta, è stata a suo tempo l’unico esemplare del suo tipo con quattro ponti a coperta ed è riuscita a portare, dopo successive rimodellazioni, la batteria da 140 bocche da fuoco.
 


 

La Santissima Trinità

 

Colui che osserva, forse immagina questa città navigante, andando con vento in poppa o tagliando il rarefatto mare, e nel suo interno, più di un migliaio di anime consacrate ad un unico destino, senza dubbio, come tratti disorientati che dalla prima giornata di mare presagivano già un finale inesorabile e grande.

 

Tuttavia la pantagruelica nave partecipò solo in tre battaglie d’importanza negli annali bellici del Vecchio Continente. Le contende marittime di Cabo Espartel (1782) e di San Vicente (1797) costrinsero a farle sostanziali ricostruzioni ed a ridisegnarla da ingegneri e costruttori di Cadice e di altri porti iberici.

 


 

I 140 cannoni della Santissima Trinità

 

Nonostante, queste sono state appena scaramucce. La Santissima Trinità, simbolo del potere spagnolo e della casa dei Borboni, trovò la sua fine operistica negli albori della nuova centuria.

 

È molto possibile che il visitante conosca i dettagli della battaglia del Capo di Trafalgar, vicino a Cadice. A tutti sembra di aver formato parte delle grandi gesta della storia. Se fosse così, questo uomo di mondo o di libri, o semplicemente, dell’immaginazione vedrà gli inglesi annullare e conquistare la Santissima Trinità, grazie al tuono dei loro cannoni ed al genio del loro comandante. Vedrà l’Almirante Horatio Nelson cadere nella stessa giornata in cui conquista la gioia ed immortala il suo nome.

 

Però dietro l’impostura e la furia umana c’è l’ira incontenibile della natura, come un ironico epilogo disposto dalla penna dello stesso William Shakespeare, il più grande inglese da sempre.
 


 

La battaglia di Trafalgar di William Turner

 

La tempesta reclama il suo bottino, la morte si introduce tramite cento bocche di obice, sotto i quattro ponti della nave, circa 150 marinai esausti tentano di diminuire la quantità d’acqua che è entrata con estrattori di un solo embolo. Ma risulta inutile.

 

È il 24 ottobre 1805 e la più grande nave di linea di tutti i tempi affonda. Ed è già storia.

 

Il visitante non ha la certezza di che i fatti siano successi così, come li ha immaginati, mentre leggeva la concisa rassegna storica che accompagna questa squisita copia di una nave mangiata dal mare, dal tempo e dalla salinità nebbiosa delle leggende.

 

Gesù Adonis Martinez giornalista della Redazione di Cultura di Prensa Latina 
 

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Cuba, L’Avana Vecchia, Città delle Colonne, Alejo Carpentier, Palacio de los Capitanes Generales, El Templete
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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 23/07/2019 07:09

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