La goletta ''N° 5 Elbe'' la banalità della sfortuna - Report - NAUTICA REPORT
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Parco del Mincio (MN) - Natura, cultura, arte e storia
Il Parco, situato nella parte orientale della Lombardia, si estende tra il confine regionale a nord ed il confine del Po a sud, comprendendo la valle del Fiume Mincio.   Il territorio è vario e spazia dalle colline moreniche, a
Fonte: parcodelmincio.it e Nautica Report
Titolo del: 18/06/2019 06:45
Report / La goletta ''N° 5 Elbe'' la banalità della sfortuna
La goletta ''N° 5 Elbe'' la banalità della sfortuna

La goletta ''N° 5 Elbe'' la banalità della sfortuna

di Fabrizio Fattori

Si sa navigare è pieno di imprevisti ma a volte a questi si aggiungono le banalità dei fatti e la leggerezza delle scelte … spesso con disastrosi accadimenti.

 

Quanto capitato alla goletta, banalmente contraddistinta dal nome “N°5 Elbe”, in relazione alla sua originaria zona di competenza, dopo un costosissimo restauro sembra essere il risultato di scelte non appropriate da parte del suo equipaggio che manovrando in un tratto fluviale in prossimità di Amburgo non ha tenuto conto sufficientemente della presenza dell’intenso traffico commerciale di uno dei porti più trafficati d’Europa.

 

Lo scontro con un porta containers cipriota pur evitabile, non e stato evitato. L’impatto con la massiccia mole dell’ “Astro Sprinter”, il cui nome rimanda ad un’ eccessiva velocità di navigazione, è stato fatale. Una falla aperta nello scafo di legno, il tracollo dell’albero maestro, hanno portato al rapido affondamento del naviglio che essendo destinato a brevi crociere turistiche aveva a bordo circa 43 persone, per altro prontamente salvate dal servizio di soccorso presente nell’area, anche se non tutte indenni, così come è stato arginato il pericolo di fuoriuscita di carburante. Il cargo ha continuato la sua corsa praticamente senza danno alcuno.

 

La goletta costruita nel 1883 conosciuta anche con il nome di “Wander bird” era stata sottoposta ad un accurato restauro in Danimarca, costato circa 1.500.000 euro e mille ore di lavoro, e destinata, nello splendore dei suoi 37 metri, dei suoi due alberi e delle sue vele auriche, ad essere uno dei pochi velieri in legno di quel periodo sopravvissuti a vanto e gloria della cantieristica amburghese.

 

Dopo una lunga carriera al servizio dei piloti nell’area dell’estuario dell’Elba, divenuta proprietà privata compie diverse attraversate oceaniche compreso il passaggio di capo Horn (1937). Dopo il restauro vivrà solo pochi giorni di splendore ( 29 maggio – 8 giugno 2019) a beneficio dei pochi turisti che vi hanno compiuto brevi crociere o l’hanno ammirata all’ormeggio. C’è comunque da essere certi che verranno trovati altri soldi per un successivo restauro così come un altro più esperto equipaggio.

 

Fabrizio Fattori
 

Fonte: Nautica Report
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