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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 19/08/2018 07:10
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La voga: un'attività al limite dell'umano

La voga: un'attività al limite dell'umano

Di Fabrizio Fattori

Vogare attiene, oggi, alla pratica sportiva più salutare e spettacolarmente agonistica. Le sfide tra Oxford e Cambridge sul Tamigi o le competizioni olimpiche rappresentano gli esempi più amati per gli appassionati del genere che costituisce pratica amatoriale per moltissime persone.

 

In passato vogare era qualcosa di diverso.

 

Prima che l’arte della marineria affidasse completamente alle vele e successivamente ai motori la capacità di governare un’imbarcazione, i remi costituivano la forza propulsiva essenziale non solo nelle manovre di attracco ma spesso anche durante non brevi tratti di navigazione.

 

E’ stato calcolato ( su una galea di medio tonnellaggio) che con 26 vogate per minuto si potevano raggiungere velocità di circa 3 nodi raddoppiabili in caso di necessità di fuga o variazione repentina di rotta ma con un autonomia limitata a non più di 20/30 minuti.
 


 

Modello in legno di una galea veneziana (Museo storico navale di Venezia)

 

Ai remi era legata la figura del vogatore spesso forzato a tale pratica ma anche coscritto o volontario. Le varie marinerie mediterranee usavano queste modalità per reperire forza motrice, ad esempio nell’impero ottomano le famiglie erano obbligate a fornire “volontari” in misura stabilita (1 vogatore ogni 30 nuclei familiari), proporzione che  in tempo di guerra aumentava poiché era necessario avere tutti i vogatori di provata fede mussulmana.

 

A Venezia buona parte degli imbarcati erano volontari attratti dalla paga e della, tollerata, possibilità di fare piccoli commerci personali, oltre che dalle lunghe soste retribuite tra un viaggio e l’altro. Anche i forzati godevano a terra di moderate libertà. I precari alloggiamenti (bagni), ricavati nelle mura cittadine, consentivano una parvenza di vita libera e condizioni leggermente migliori rispetto ai periodi di imbarco.
 


 

Bucintoro settecentesco, galea di Stato e nave ducale della Serenissima Repubblica di Venezia - Naya, Carlo (1816-1882)

 

Una volta a bordo tutti erano soggetti ad una ferrea disciplina che prevedeva sanzioni pesantissime in caso di insubordinazione. Il vogatore doveva rimanere confinato sotto coperta in simbiosi con il suo remo. I forzati vi erano addirittura incatenati e questo decretava la loro misera fine in caso di naufragio.

 

Gomito a gomito, anche cinque uomini per remo, in un ambiente ristretto e malsano dove si dovevano soddisfare tutte le proprie necessità : dormire, riposare, mangiare ed espletare le proprie funzioni fisiologiche senza la minima possibilità di muoversi da quel piccolo spazio. L’ambiente veniva sciacquato ogni due giorni e questo può far immaginare la qualità dell’ambiente.

 

Il cibo veniva distribuito giornalmente prevalentemente a base di biscotto, vegetali, legumi e saltuariamente carne. Veniva distribuita abbondantemente l’acqua per evitare fenomeni di disidratazione che avrebbero potuto compromettere la navigazione. Con queste esigenze era necessario navigare su rotte costiere dove era possibile fare frequenti rifornimenti e sopportare  alti costi non sempre sostenibili dagli armatori.

 

Nell’antichità le marinerie contavano sulle flotte come vero strumento di potere e di controllo territoriale investendo enormi risorse nella realizzazione di imbarcazioni sempre più poderose.
 


 

La 40 ordini (tessaracontera) secondo Rondelet (1820) - Foto da poliremi.altervista.org

 

Sotto la dinastia dei Tolomei (III sec. a.c.), ad esempio, si costruirono navi sempre più possenti fino alla “Tessaracontera”  con quaranta ordini di rematori, lunga 130 metri e larga 16 che poteva imbarcare 3000 marinai e  veniva spinta da una ciurma di 4000 rematori.

 

La lenta evoluzione della marineria e l’aumentata abilità nella pratica della navigazione affrancarono l’uomo da questa attività difficilmente definibile umana. 

 

Fabrizio fattori

 

In copertina una pentecontera fotografata a Cerveteri - Foto Leagros Group

Fonte: Nautica Report
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