Anahita, Dea dell'Acqua - Report - NAUTICA REPORT
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Fonte: parks.it e Nautica Report
Titolo del: 18/10/2017 07:00
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Anahita, Dea dell'Acqua

Anahita, Dea dell'Acqua

Di Fabrizio Fattori

La vita dell’uomo dipende dall’acqua non solo sul piano della sopravvivenza fisica ma anche sul piano della sopravvivenza spirituale. L’acqua con il suo eterno fluire testimonia la vita al di la della morte sostenendo la fede come fonte della vita stessa.

 

Questo elemento, insieme a terra fuoco ed aria,  costituiva il fondamentale credo di una delle religioni monoteistiche più antiche del mondo fondata in epoca Achemenide (700-300 circa BC) da Zarathustra e ancora oggi praticata nell’Iran del sud (area di Yazd).

 

Alla dea dell’acqua, Anahita (la pura) per i persiani, era affidato il compito, insieme agli altri elementi e sotto l’egida di Ahura Mazda unico signore, di  proteggere i seguaci dalle impurità.
 


 

Il Tempio di Anahita a Bishapur - Foto F.Fattori

 

A questa divinità strettamente collegata all’idea di fecondità sono stati eretti templi ma forse il più suggestivo e quello eretto a Bishapur  in epoca Sassanide ( 220-650 AD), da Shapur I, sovrano e abile soldato cui vengono riconosciute molteplici vittorie contro i romani e la cattura stessa dell’imperatore Valeriano, tenuto forzato ospite fino alla sua morte, insieme ai suoi 70.000 soldati (260AD).

 

Alla struttura, posta a circa 7 metri dalla superficie, si accede tramite una scala che conduce ad una piazza di pianta quadrata con al centro una poco profonda piscina alimentata da canali collegati al vicino fiume o a profondi pozzi a loro volta terminali di qanat che raccolgono l’acqua dalle vicine montagne.
 


 

Il Tempio di Anahita a Bishapur - La sca che conduce alla piscina - Foto F.Fattori

 

Sui quattro lati, nelle possenti mura ben squadrate, sono ricavate porte che conducono ad ambulacri e alle conduttore di alimentazione. Il tutto doveva essere coperto da strutture di legno gravanti su capitelli a forma di testa di toro.

 

La presenza dell’acqua consente di attribuire con sufficiente certezza ad Anahita la consacrazione di questo luogo e di immaginare il palazzo di Shapur, cui il tempio apparteneva,  come un vero e proprio giardino ricco di verde e di fiori, percorso da rivoli d’acqua e rallegrato da fontane come ancora oggi capita di vedere in molte città iraniane a conferma di questa antica tradizione del vivere in “paradisi terrestri” dove acqua e natura rendano sostenibile la incombente aridità del circostante deserto. 

 

Fabrizio Fattori

 

Illustration from Brockhaus and Efron Jewish Encyclopedia (1906—1913)

Fonte: Nautica Report
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