Ernest Henry Shackleton (1874 -1922) - ''Better a live donkey than a dead lion'' - Report - NAUTICA REPORT
Report / Ernest Henry Shackleton (1874 -1922) - ''Better a live donkey tha...
Ernest Henry Shackleton (1874 -1922) - ''Better a live donkey than a dead lion''

Ernest Henry Shackleton (1874 -1922) - ''Better a live donkey than a dead lion''

di Fabrizio Fattori

Che i britannici abbiano da sempre goduto di un’ottima fama quali esploratori ed avventurieri è testimoniato dai molteplici resoconti di viaggio, memorie e pubblicazioni redatte al ritorno di imprese divenute, nel tempo, epiche.

 

Ernest Henry Shackleton, di origine irlandese, è tra questi il più determinato a porre al centro della sua vita l’esplorazione e l’avventura. Abbandonati gli studi in medicina e votatosi alla marineria consolidò una invidiabile formazione in anni di navigazioni oceaniche che gli consentiranno di partecipare come luogotenente alla spedizione artica capitanata da Robert F. Scott con la nave “Discovery” organizzata dalla Royal Geographical Society (1901-1903).
 


 

La Discovery di Robert Falcon Scott - Foto da Historic UK

 

A questa prima spedizione ne seguì una seconda (1907-1909), la “British Antarctic Expedition” con la nave “Nimrod”, della quale aveva la totale responsabilità e che concluse con parziale successo che gli valse comunque  ampi riconoscimenti.

 

Ma è con la terza spedizione a bordo dell’Endurance (1914-1916) l’“Imperial Trans-Antarctic Expedition” che Shackleton raggiunse, nel tempo, una fama pressoché planetaria.
 


 

L'Endurance intrapolata nei ghiacci - Foto da Peabody Essex Museum

 

Questa spedizione che come le altre aveva non solo scopi scientifici e di ampliamento delle conoscenze del continente, ma mirava a consolidare, in qualche modo, la presenza britannica al polo sud, ebbe un epilogo, che solo la determinazione e l’esperienza accumulata da Shackleton nelle precedenti spedizioni permise di non trasformare in tragedia.

 

L’Endurance rimase, infatti, incastrata tra i ghiacci ed in pochi mesi, distrutta completamente dalla morsa gelata (novembre 1915). L’equipaggio si sistemò precariamente su due campi ( Ocean Camp e successivamente Patience Camp) allestiti sulla banchisa e vi rimasero sino al suo scioglimento parziale (aprile 1916) che li costrinse a cercare un approdo sicuro sulla Elephant Island, raggiunta dopo una navigazione estremamente impegnativa.
 


 

La scialuppa usata per raggiungere l'arcipelago della Georgia del sud - Foto da Familypedia - Wikia

 

In questa precaria situazione e nella certezza di non ottenere soccorso, venne presa l’iniziativa di tentare di raggiungere l’arcipelago della Georgia del sud (a circa 1600km di distanza) per attivare i soccorsi. Venne utilizzata una scialuppa di salvataggio che dopo quindici giorni di terrificante mare aperto li condusse a terra.

 

L’approdo non fu dei più fortunati. Il punto più civilizzato dell’isola, la stazione baleniera di Stromness, si trovava al di là di circa cinquanta chilometri di cordigliera ghiacciata ed inesplorata. Servirono più di un giorno di cammino, in condizioni subumane, per permettere a Shackleton e a due dei suoi uomini di raggiungere la stazione e dare l’allarme (maggio 1916).
 


 

Shackleton e due membri dell'equipaggio piantano la bandiera - Foto da Encyclopedia Britannica

 

La parte dell’equipaggio dell’ “Endurance”, rimasto sull’Elephant Island venne tratto in salvo da un rimorchiatore cileno dopo diversi tentativi.

 

Anche se l’accaduto venne dettagliatamente descritto nel libro “South”, di questa impresa, ai limiti dell’umano, se ne comprese la straordinarietà solo successivamente, quando l’esplorazione di quelle aree rivelò le enormi difficoltà presenti e superate dalla spedizione di Shackleton.
 


 

La sepoltura di Ernest Henry Shacketon - Foto da www.submerged.co.uk

 

Come per ogni esploratore che abbia dedicato la sua vita ai viaggi e alla conoscenza, la morte migliore appare essere quella che accade nel pieno di un progetto e di una nuova avventura.

Shackleton riposa in un piccolo cimitero della Georgia del sud, stroncato da un infarto a soli quarantotto anni, all’inizio della sua quarta spedizione in terra antartica.  

 

Fabrizio Fattori
 

Titolo del:
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

America's Cup 1885, una sfida doppia

La sesta edizione dell'America's Cup del 1885 quinta difesa della Cop...

'Colui che non aveva mai visto il mare'

dal “Mondo et autres histoires” di J. M. GUSTAVE LE CLÉZIO

Si chiamava Daniel, ma gli sarebbe molto piaciuto chiamarsi Sindbad...

Wieliczka un mare di sale

di Fabrizio Fattori

Che il mare abbia ricoperto in passato ampi territori è prov...

SS Baychimo, l'ultima Nave Fantasma

di Fabrizio Fattori

Tra le leggende del mare un posto di riguardo spetta alle storie di...

E l'Ulisse di Ponza trovò una gemella tunisina

di Paolo Fallai - L'altra isola: la colonia fondata da Antonio D'Arco à la Galite

Silverio era un diacono di Ceccano, nel frusinate, con due problemi...
Turismo e ormeggi
Porto Lotti, il Marina Resort di eccellenza del Golfo della Spezia
Un paesaggio da fiaba da godere in una struttura di classe internazionale che offre servizi di eccellenza al diportista. Una sintesi estrema, ma efficace per presentare Porto Lotti, il Marina ospitato all’interno dell’incantevole Golfo
Fonte: Nautica Report
Titolo del: 16/07/2019 07:00

© COPYRIGHT 2011-2019 - NAUTICA REPORT - REG. TRIBUNALE DI ROMA N.314 - 27-12-2013 - WAVE PROMOTION SRLS - P.IVA e C.F.12411241008 - REA: RM - 1372808



iubenda

HOME - REDAZIONE - MEDIA KIT - LAVORA CON NOI