La Marineria Veneziana - Report - NAUTICA REPORT
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Fonte: www.procida.net e Nautica Report
Titolo del: 21/05/2018 07:10
Report / La Marineria Veneziana
La Marineria Veneziana

La Marineria Veneziana

Di Fabrizio Fattori

La potenza economica di Venezia era tutta legata al mare attraverso il quale aveva, nei secoli, acquisitò ricchezza e prestigio fino a divenire una realtà che ancora oggi stupisce per il suo passato di bellezza ed organizzazione sociale.

 

Fulcro di questo splendido passato è stata per secoli la sua capacità di produrre  in autonomia mezzi e capacità che le hanno consentito la progressiva conquista dei mari e di sicuri appoggi commerciali, solide basi alla sua splendida esistenza.
 


 

L'Arsenale di Venezia da un dipinto del Canaletto

 

Questa attività veniva espressa nell’Arsenale di stato (vecchio, nuovo e nuovissimo), estensione di mare e di terra ampia fino a 250 km2, all’interno del quale prendevano forma le imbarcazioni e si perfezionavano le abilità artigianali delle maestranze organizzate in una vera e propria catena di montaggio capace di sfornare decine di galere l’anno divise in “grosse” e “sottili”.

 

I palazzi inclusi nel perimetro fortificato dell’Arsenale, denominati Inferno, Purgatorio e Paradiso, in virtù dell’esposizione alle diverse condizioni climatiche, alloggiavano migliaia di persone strettamente organizzate nei rispettivi ruoli. I carpentieri navali (marangoni), gli addetti alla fabbricazione delle vele (fustagni), i calafati, gli armaioli, i conciatori di canapa, i cordai, e altri specialisti (arsenalioti) rappresentavano, insieme ai marinai, una vera classe privilegiata degna di alta considerazione sociale verso la quale Venezia aveva la totale fiducia al punto da incaricarli del servizio antincendio in città o riconoscere loro un ruolo di prestigio durante le cerimonie funebri del Doge.
 


 

I funerali del Doge a Venezia

 

L’imbarcazione tipo, trireme o quadrireme che fosse ( tre o quattro vogatori per remo, dopo la battaglia di Lepanto i vogatori saranno otto), era lunga mediamente circa 45 metri per una larghezza media di sette/otto metri. Le galere grosse destinate ad uso militare erano munite di artiglieria pesante sia alle estremità che lungo le murate in quantità tale da fornire una potenza di fuoco rilevante ( ebbero un ruolo di primo piano nella vittoria di Lepanto).

 

Le galere sottili avevano armamenti più leggeri e oltre ad uso militare erano destinate anche al trasporto di valori. Venezia poteva così contare in cento imbarcazioni in piena efficienza l’anno, venticinque delle quali dovevano essere in grado di prendere il mare in tempi ristrettissimi. A metà del XVI secolo l’Arsenale rappresentava a livello europeo, e non solo, il più grande ed efficiente stabilimento di produzione navale.
 


 

L'ingresso dell'arsenale di Venezia (porta di Terra)

 

Oltre all’Arsenale, Venezia, poteva contare in molteplici “squeri da navi”, ovvero cantieri privati che producevano “galere da mercato” o “caracche” destinate ad armatori privati. Queste imbarcazioni capaci di imbarcare carichi di parecchie tonnellate, hanno costituito per secoli la base dell’economia mercantile veneziana. 

 

L’indotto di questa attività interessava migliaia di persone, oltre a quanto già indicato coinvolgeva il personale di bordo nei vari ruoli e funzioni. I rematori (galioti), tutti volontari, erano attratti all’imbarco, sia per il moderato impegno nell’attività della voga ( la più parte delle navigazione era effettuata a vela) ma soprattutto per la possibilità di svolgere traffici privati nei porti di destinazione e al ritorno, in franchigia doganale.
 


 

Ricostruzione di una galea sottile veneziana al Museo Storico Navale di Venezia.

 

Un equipaggio completo variava tra le 150 e le 180 persone stipate in poco spazio, dove oltre ai marinai veri e propri ( in media 50/70 persone) e agli ufficiali vi erano anche soldati (l’incontro con i pirati era frequente), artigiani navali, pescatori, e “uomini di consiglio” quali esperti di navigazione, un barbiere, un medico e un cappellano oltre ad eventuali passeggeri, spesso pellegrini in rotta  verso la Terrasanta.

 

Gli equipaggi delle imbarcazioni militari venivano reclutati “mettendo banco” al molo di San Marco ed attirato con congrui anticipi di paga dai comandanti o dai “provveditori sopra l’armar”. Il sistema di anticipi e saldi spesso metteva nelle mani dei marinai congrue somme di denaro e poteva accadere, malgrado le punizioni quali il taglio della punta del naso o la marcatura a fuoco, che alcuni venissero meno all’impegno preso.
 


 

L. Carlevarijs, Il molo di San Marco verso la Basilica della Salute - Da Le Meraviglie dell'Arte

 

Successivamente questo sistema di reclutamento venne sostituito dalla coscrizione con l’obbligo per il “Dominio da mar e della terraferma” di fornire personale da imbarcare. Dopo Lepanto si iniziò anche ad utilizzare rematori “sforzati”, prigionieri prevalentemente turchi.

 

 

Questa capacità marinaresca di controllare e governare il mare consentì a Venezia lunghi secoli di prosperità e prestigio fino al lento decadimento dovuto, tra l’altro, allo spostamento dell’asse commerciale nell’area atlantica.

 

Fabrizio Fattori

 

Nella foto di copertina il Gonfalone raffigurante il Leone di San Marco con spadai mpugnata e libro chiuso, emblema da guerra della marina veneziana.

 

Fonte: Nautica Report
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