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Uccidere per la scienza: il paradosso giapponese

Uccidere per la scienza: il paradosso giapponese

Di Fabrizio Fattori

Da più di trent’anni il Giappone, esercita una caccia spietata alle balene ben al di là di quanto accordi internazionali abbiano concesso a presunti scopi scientifici  reclamati dall’industria baleniera. Nemmeno le risoluzioni di condanna (2014) della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja hanno dissuaso totalmente il Giappone da questa pratica. Norvegia ed Islanda non sono da meno, ma almeno non avallano le loro condotte predatorie con scopi diversi da quelli, più realistici, di sussistenza o di tradizione.

 

Il risultato è che migliaia di mammiferi marini vengono annientati ogni anno ed alimentano un mercato che l’uso di internet ha reso globale. Dal 1986, anno della moratoria stabilita dall’IWC (Commissione internazionale che ha il compito di regolamentare questo settore)  ad oggi più di 60.000 balene di ogni specie sono state uccise.  Il Giappone, nella sua campagna di pesca più recente, non ha salvaguardato nemmeno gli esemplari gravidi, cacciando anche nelle zone protette dell’Antartico.

 

In questi giorni è in corso in Slovenia una riunione, sotto l’egida dell’ IWC, con lo scopo di far approvare dagli ottanta paesi partecipanti, l’istituzione di un’area atlantica meridionale che preservi transiti e riproduzione dei cetacei, liberandoli da ogni minaccia.  Il tentativo di istituire qualcosa di analogo nel 2014 fallì per solo pochi voti. E’ auspicabile che quanto atteso per il 28 ottobre confermi che la volontà degli aderenti sia, oggi, fortemente orientata a questo progetto e sconfigga gli interessi di quei paesi ancora criminalmente legati a questa incongrua pratica.

 

Il progetto fortemente sostenuto da alcune nazioni, ed in particolare dall’Australia, nelle cui acque transitano circa 45 specie differenti di mammiferi marini, mira a definire una vasta area compresa tra le coste meridionali di Uraguay, Brasile, Argentina e le coste  africane occidentali., che andrebbe ad includere altre aree protette già esistenti ma rivelatesi del tutto insufficienti ad un progetto organico di protezione.

 

E’ necessario che almeno il 75% dei membri dell’ IWC  esprima un parere favorevole e consenta l’introduzione di limiti geografici rendendo possibile un riequilibrio della popolazione dei mammiferi marini e allontani il pericolo di estinzione di alcune specie.

 

Fabrizio Fattori

 

Foto di copertina tratta da: noelife.it

 

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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 17/09/2019 06:30

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