La sicurezza in mare - Tecnica e manutenzione - NAUTICA REPORT
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Fonte: sicilia.it e Nautica Report
Titolo del: 15/01/2019 07:00
Tecnica e manutenzione / La sicurezza in mare
La sicurezza in mare

La sicurezza in mare

Di Giampaolo Giannelli

Prendendo spunto da tutto quello che si e’ scritto e detto in merito alla scomparsa in mare di due velisti italiani al largo delle Azzorre, mi vengono in mente alcune accortezze pratiche che si possono mettere in atto quando si va per mare, soprattutto in caso di lunghe navigazioni in qualsiasi tratto di mare ed anche in equipaggio ridotto.

 

Da velista della domenica, sorvolo su tutti i device che dovrebbero essere a bordo, sulle tabelle di manutenzione e test degli stessi, di cui potremo parlare in un altro post dedicato.

 

Cio’ che ho imparato durante le mie navigzioni e’ questo:

 

- Indossare sempre il proprio giubbotto salvagente dotato di ombelicale e PLB (Personal Location Beacon) o MOB (Man OverBoard), di fischietto e luce stroboscopica

 

- Accertarsi che durante il periodo di guardia il nostro compagno sia a conoscenza di eventuali criticita’ che si incontrano (mare che si va formando, groppi all’orizzonte, caduta evidente della pressione atomosferica e cambio di umidita’ relativa, traffic di alter navi attorno alla propria imbarcazione, ecc)

 

- Apporre su ogni parabordo, salvagente (anche l’anulare), ’asta IOR), tanica di carburante, giubbotto, il nome dell’imbarcazione, numero velico o targa e numero progressive: in caso di giubbotto, anche il nome del membro dell’equipaggio

 

- Dipingere in Orange Daygloo sia la testa d’albero sia la deriva/chiglia

 

- Assicurare l’asta IOR al pulpit di poppa con sagola/ritenuta a sgancio rapido

 

- Se si procede personalmente all’installazione di una life-line (anche detta jack-line), accertarsi che la stessa sia in buone ocndizioni di manutenzione (una esposizione prolungata agli agenti atmosferici ne intacca anche parzialmente l’integrita’): non ultimo un accorgimento: l’unico nodo che si puo’ usare per assicurarla da prua a poppa, e che e’ riconosciuto come sicuro, e; la benedetta gassa d’amante

 

Avere sempre a portata di mano una grab bag che deve essere riempita di una serie di oggetti:

 

- Telefono satellitare con batterie di rispetto in contenitore stagn

 

- GPS portatile e batterie di rispetto in contenitore stagno

 

- Razzi, fuochi a mano e boette fumogene

 

- Specchio in metallo

 

- Razioni d’emergenza

 

- PLB con batterie di rispetto in contenitore stagno

 

In ogni caso si deve stabilire la procedura d’emergenza per abbandono nave, con ruoli distribuiti in seno all’equipaggio ed almeno una esercitazione che coinvolga nella maniera piu’ veritiera possible tutti I membri dell’equipaggio.

 

Un’altra accortezza: il punto nave va fatto sempre almeno ogni ora e va riportato sulla carta nautica: il corredo di carte nautiche deve sempre prevedere tutto il tratto di navigazione che si intende effettuare.

 

Altro punto non meno importante: l’uso della radio di bordo va condiviso e specificato per tutti I membri dell’equipaggio, tutti devono conoscerne le regole d’uso.

 

Chi di noi ha mai seguito un corso di cartografia, con anche la trasformazione delle coordinate di navigazione secondo il Sistema Georef ? Aiutare una unita’ in volo nella ricerca di uno scafo o di una zattera di salvataggio permette all’equipaggio in volo di risparmiare anche un solo minute, che in volo corrisponde ad una enormita’.

 

E poi pensare sempre a cosa potrebbe accadere se ad esempio si e’ soli in pozzetto e si deve andare all’albero per qualsiasi manovra.

 

Durante una regata in 2 da Roma ad Hammamet ho dovuto cambiare vela di prua, passando da spinnaker a gennaker e poi a fiocco, per poi tornare allo spi: senza un telecomando del pilota automatic ed un rigging di coperta adeguato, tali operazioni sarebbero state molto piu’ difficoltose se non impossibili da effettuare da soli… ma ero sempre legato con l’ombelicale alla life-line, su questo non si puo’ derogare in alcuna maniera.

 

Un’altra volta, sempre di note, dopo aver cercato di risolvere un problema a prua, sono dovuto tornare in pozzetto per istruire il timoniere sull’andatura da tenere per facilitare il lavoro a prua. Mentre tornavo in pozzetto, dal lato di sopravvento e legato sempre alla life-line, un colpo di vento ha causato una strambata: mi sono trovato aggrappato al boma e fuori bordo, con rottura di alcune ossa della mano sinistra. Se non fossi stato legato alla life-line, nella migliore delle ipotesi, avrebbero dovuto tornare indietro a prendermi in mare, ed anche se il mio salvagente individuale era dotato anche di stroboscopica, sarebbe stata una impresa non facile, dall’esito incerto.

 

Alla prossima, parleremo del rigging di coperta e di come ci puo’ evitare di correre rischi inutili durante le manovre di notte o in equipaggio ridotto.

 

Giampaolo Giannelli

Fonte: Nautica Report
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