Isola di Ortigia - Siracusa - Turismo e ormeggi - NAUTICA REPORT
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Isola di Ortigia - Siracusa

Isola di Ortigia - Siracusa

Ortigia costituisce la parte più antica della città di Siracusa rappresentandone la rispettiva circoscrizione, la nona ed ultima sul territorio cittadino.

 

Ortigia è un'isola, posta nella costa orientale della Sicilia. La sua costa forma l'entrata naturale di un grande golfo, la cui altra estremità è rappresentata dalla costa del Plemmirio
 


 

Ortigia - Siracusa

 

Si pensa che l'isola, dopo la colonizzazione greca, venne collegata quasi subito alla terraferma utilizzando un terrapieno, ovvero un accumolo di terreno realizzato aritificialmente. In seguito il terrapieno venne sostituito da un ponte.

 

La sua costa, in tempi antichi, doveva essere più prolungata, infatti dai vari studi archeologici fatti presso il Porto Piccolo di Siracusa, risulta visibile sott'acqua parte della banchina marmorea che contraddistingueva l'approdo siracusano. La tipologia di costa è rocciosa e frastagliata, nella sua maggior parte, eccetto qualche golfetto di sabbia.
 

  
 

Siracusa - Porto Piccolo

 

Infine la sua vegetazione (non estesa poiché l'isola è stata densamente popolata ed edificata in passato) è composta dalle piante tipiche del clima mediterraneo; quindi palme e ficus tra tutti, inoltre attira curiosità, e spesso stupore, la presenza della pianta di papiro che cresce spontanea all'interno della Fonte Aretusa.

 

La sua fauna invece conta caratteristiche papere che fanno parte della cultura paesaggistica, basti pensare che la Fonte Aretusa, è stata ribattezzata dai siracusani "fontana delle papere", proprio per le numerose papere che vi si trovano al suo interno. Così come i pesci d'acqua dolce e le tante altre specie che vivino in mare.
 

  
 

Ortigia - Papiri e papere alla fonte Aretusa

 

Storia

 

I siculi e i greci

 

L'isola è stata da sempre il cuore della città, lo testimonia il fatto che sin dall'età del bronzo antico fosse abitata, e lo testimoniano anche resti di capanne circolari del XIV secolo a.C. riferibili alla cultura di Thapsos.

 

Furono infatti gli scavi dell'archeologo Paolo Orsi a scoprire, anche nei pressi della Fonte Aretusa, i resti di un abitato siculo vicino alla sorgente naturale, ritrovamento che indica come già in passato l'area, generosa d'acqua, fosse considerata molto importante per prosperare e costruire nei suoi dintorni l'abitato.
 

  
 

Ortigia - Fonte Aretusa. Luogo di incontro fra realtà e leggenda, nella parte più antica della città - Da www.siracusaturismo.net

 

Il successivo arrivo dei greci spinse la popolazione sicula a ritirarsi nell'entroterra, come ci narra Tucidide.

 

Gelone di Gela

Ma senza alcun dubbio molti dei siculi rimasero in Ortigia dopo l'avvenuta colonizzazione greca.

 

Sono le stesse vicende storiche a narrarci dei contrasti per il comando della città tra Gamoroi, discendenti dei primi coloni corinzi, e Killichirioi, discendenti appunto dei siculi che in precedenza abitavano Siracusa e Ortigia.

 

La storia prosegue e i siculi Killichirioi vengono sconfitti da Gelone di Gela, chiamato in aiuto dai Gamoroi, diventerà il primo tiranno di Siracusa.

 

In epoca romana

 

Durante l'assedio dei romani nel 212. a.C., Ortigia divenne l'ultimo quartiere di Siracusa a cadere in mano di Roma.

 

Durante l'assedio il suo porto fu di fondamentale importanza per le sorti delle battaglie, perché era da lì che Cartagine, alleatasi con Siracusa, le mandava i rifornimenti di cibo, dunque i viveri e le forze necessarie per resistere all'assedio. Infatti con l'aiuto delle navi cartaginesi e con le geniali macchine da guerra di Archimede, i siracusani resistettero ad oltranza all'esercito romano che non poté fare altro che stare al di fuori delle mura aretusee.
 

  
 

Le macchine da guerra di Archimede - Gli specchi ustori - Da progettomatematica.dm.unibo.it

 

Dopo la festa di Artemide, approfittando della distrazione delle difese siracusane, assopite dopo i festeggiamenti, e con il tradimento di un cittadino che aprì loro i cancelli, i romani riuscirono ad entrare nella città e a conquistarla quartiere dopo quartiere.

 

La storia ci ha narrato di come Archimede venne ucciso per errore da un soldato romano, il generale dei romani, Marco Claudio Marcello, si dice che rimase egli stesso sconvolto dall'uccisione del celebre matematico e si dice anche che pianse per la sorte della città che i suoi uomini avevano appena conquistato in nome di Roma.
 

  
 

Edouard_Vimont_(1846-1930) - Morte di Archimede

 

Passato il tempo della conquista, il generale nei primi anni del II secolo a.C. diede l'ordine che nessuno andasse ad abitare ad Ortigia, probabilmente perché, dato la sua strategica posizione difensiva, temeva si potesse organizzare una qualche rivolta al suo interno che potesse mettere in pericolo l'ordine nella città da poco tempo sotto il governo romano.

 

Siracusa divenne sede dei governatori romani di Sicilia, essi risiedevano in quello che un tempo era il palazzo del tiranno, divenuto praetorium (sede dei pretori romani); la sua ubdicazione non è chiara, ma da una scritta ritrovata durante l'apertura della via del Littorio, si è scoperto che un governatore di Sicilia in epoca tardoantica romana, tale Flavio Gelasio Busiride, aveva restaurato il praetorium già palazzo dei tiranni sito in Ortigia.
 

  
 

Isola di Ortigia - Il tempio di Apollo

 

Ortigia in epoca bizantina ed araba

 

Ortgia in epoca medievale divenne sempre più centrale, dato che la popolazione siracusana a seguito delle grandi guerre (la fine dell'Impero Romano d'Occidente; la conquista dei franchi e dei vanadali) diminuì fino a ridursi per la quasi totalità nell'abitato dell'isola di Ortigia, spopolando i restanti quartieri.

 

L'isola venne fortificata ulteriolmente, affrontò le vicende bizantine di Siracusa, quando la città fu nominata "Capitale dell'Impero dei Romani" (detta anche "Capitale dell'Impero Romano d'Oriente), diventando dunque sede dell'imperatore bizantino, Costante II, e rifiorendo per un breve periodo, non troppo felice perché la città mal sopportò le tasse, eccessive, che l'imperatore aveva dato ai cittadini. Subì dunque l'attacco di Costantinopoli che ridiventò Capitale dell'Impero, dopo che il figlio di Costante II venne a riprendersi la corona imperiale.
 

  
 

Isola di Ortigia - Panorama

 

Successivamente l'isola dovrà affrontare uno degli assedi più sofferti della storia di Siracusa, ovvero l'assedio arabo del 878 d.C., il quale ridurrà la popolazione alla fame e la costringerà alla resa dopo mesi e mesi di patimenti. La città sarà spogliata dal titolo di "Capitale della Sicilia" e Ortigia, ormai in quest'epoca quasi del tutto identificata come "unico centro abitato di Siracusa", passerà in mano araba, diventando parte del Regno di Sicilia musulmano.
 

La testimonianza più evidente e gradiosa dell'epoca medievale in Ortigia è sicuramente il Castello Maniace; inizialmente era un forte costruito dal futuro imperatore e generale bizantino, Giorgio Maniace, poi divenne un castello per volere dell'imperatore svevo-normanno, detto anche "lo stupor mundis", Federico II, che diede all'edificio il nome di "Maniace", in memoria dello storico generale conquistatore di Siracusa in tempo arabo.
 

  
 

Ortigia - Castello Maniace sulla punta dell'isola

 

L'epoca spagnola

 

La dominazione spagnola rappresentò per Ortigia un momento decisivo e in un certo senso epocale, perché il suo aspetto urbanistico, e quindi anche la sua immagine culturale, cambiò radicalmente volvendo nella maniera che ancor oggi, in epoca contemporanea, essa mostra.

 

Furono infatti gli architetti voluti dai governatori di Castiglia e Aragona a imprimere all'isola la facciata in stile barocco, con palazzi alla catalana e fantasie mescolate tra l'arte siciliana e l'arte spagnola, che in tempi moderni sono stati la lode e il vanto dell'isola, dandole il titolo di "centro del barocco siciliano", paragonabile al barocco della più rinomata, in argomento, Noto.
 

  
 

Il barocco a Noto - Palazzo Nicolaci

 

La situazione però divenne critica quando la Spagna divenne un impero, e la Sicilia ne fece parte a pieno, divenendo, nei progetti degli imperatori spagnoli, l'avamposto da difendere nelle guerre contro i turchi, gli austriaci e gli altri nemici della corona. In particolare l'imperatore Carlo V, trasformò l'isola di Ortigia in una delle roccaforti più fortificate d'Europa; muri e ponti levatoi vennero costruiti.

 

Nell'isola si vi poteva accedere da una sola grande porta, la Porta Ligny, di ricca lavorazione architettonica, tale porta venne buttata giù, come tutte le altre storiche fortificazioni di epoca spagnola, all'indomani dell'Unità d'Italia. Va inoltre ricordato che con l'editto del 1492, per ordine della corona spagnola, tutti gli ebrei vennero cacciati dall'Europa, ed anche la numerosa comunità ebraica siracusana subì questo decreto; essa infatti che nella sua maggior parte risiedeva nel quartiere ortigiano della Giudecca, dovette lasciarlo e quel quartiere, che era un punto vivace di commercio per Ortigia, ne risentì pesantemente.
 

  
 

La Porta Ligny, rappresentante l'unico ingresso di Ortigia in epoca spagnola - Da www.antoniorandazzo.it

 

Divenuta piazza d'armi, il nuovo ruolo militare datole dalla Spagna, danneggiò gravemente i rapporti sociali e culturali di Ortigia, poiché venne distaccata dal resto d'Italia, così come la stessa sorte toccò alla Sicilia, dato che il peso militare mal si adattava al prosperare sereno e illuministico di un popolo.

 

L'epoca austriaca, borbonica e l'unità d'Italia

 

Il '600, '700 e '800 furono epoche molto difficili per l'isola di Ortigia, la quale sosteneva il titolo dell'intera "Città di Siracusa" all'interno delle sue mura. Divenuta una fortezza militare subì gli attacchi degli austriaci, la difesa delle coste dai turchi, i vari passaggi di potere fino a giungere al trattato di Utrecht con il quale la Spagna dichiarava davanti all'Europa di rinunciare alla Sicilia, che passava così nelle mani dell'Austria con la casa regnante degli Asburgo. In seguito arrivarono i Savoia dal Piemonte ma la loro monarchia in Sicilia durò pochissimo dato che né la Spagna, né l'Austria avevano intenzione di rinunciare all'isola più grande del Mediterraneo.
 

  
 

Siracusa Ortigia - La piazza del Duomo con gli antichi palazzi nobiliari

 

Dopo varie contese Siracusa, dunque Ortigia, insieme alla Sicilia tornò ai Borbone e venne unificata al Regno di Napoli. Altre rivolte contro le monarchie si accesero in più parti d'Europa; Ortigia vi partecipò. Altri anni passarono e con l'avvento della missione di Garibaldi e dei garibaldini (tra i quali anche molti siracusani) si diede l'avvio all'Unità d'Italia che sarà ottenuta nel 1861. I Savoia stavolta scenderanno in Sicilia da monarchi dell'isola divenuta italiana.

 

Da sottolineare nella storia d'Ortigia anche il terremoto del Val di Noto del 1693, il quale fece gravissimi danni e provocò migliaia di morti in gran parte della Sicilia. Ortigia pur avendone subito la potenza distruttiva non venne totalmente rasa al suolo, come invece accadde per altri centri come Avola o Noto, interamente ricostruiti. Ad Ortigia molti palazzi resistettero e la ricostruzione avvenne nell'attuale stile barocco che oggi si vede.
 

  
 

Stampa tedesca dell'epoca che illustra i danni del terremotoIn epoca moderna

 

Dopo il progressivo abbandono del centro storico avvenuto tra gli anni settanta e ottanta del novecento ed il conseguente aumento di criminalità e degrado, l'isola è stata oggetto di una serie di progetti di riqualificazione urbana tra cui quello Urban che ha previsto l'apertura di numerose strutture ricettive nonché l'apertura del Museo del mare gestito dal consorzio Syrakosia ricavato all'interno della ex Chiesa dell'Aracoeli, in via Gaetano Zummo e di altri musei importanti siti nell'isola.

 

È stato inoltre costruito il "terzo" ponte di accesso all'isola, opera fondamentale soprattutto per ragioni di viabilità e sicurezza.
 

  
 

Il `Terzo ponte`, che collega Ortigia alla terraferma

 

Turismo

 

L'economia ortigiana si basa quasi esclusivamente sul settore turistico, ed è molto importante anche per l'intera città aretusea. Un tempo centro di commerci, adesso con il porto chiuso ai traffici commerciali e con il progressivo abbandono degli abitanti, i quali si sono per la maggior parte trasferiti nel lato nuovo della città, Ortigia ha assunto un ruolo sempre più turistico, mondano e quindi culturale. Hotel, pizzerie, ristoranti, vaporetti e visite guidate compongono la sua economia.

 

Ortigia si può definire la "chiave" e il "cuore" del turismo siracusano, per la sua vastità di munumenti e paesaggi. 
 

  
 

Ortigia - La facciata del Duomo

 

Altra fonte economica, e culturale, di Ortigia, è senza dubbio il suo mercato con le sue bancarelle; pieno di odori con frutta, verdura, formaggi, pesce fresco. Le botteghe appartengono per lo più alle famiglie di pescatori e la cosa che lo contraddistingue e lo rende "tipico del Sud" sono le "vanniate", ovvero le grida dei commercianti che per vendere la loro merce, sia alimentare che vestiaria ad esempio, gridano ad alta voce i prezzi e la qualità di ciò che vendono con lo scopo di attirare più persone nalla loro bancarella.

 

Nei mercati di Siracusa, quindi anche in quello di Ortigia, l'elemento che attrae di più il compratore, soprattutto se è, come dicono i siracusani, "furastero" (forestiero, ovvero "straniero" non residente) è senz'altro il pesce, fresco poiché la zona è costiera con il mare davanti, ed è un ingrediente usato frequentemente nella cucina siracusana. Poi vi sono tutti gli altri prodotti provenienti dal settore primario, quindi dalla pastoria, dall'agricoltura e dall'artigianato locale. Formaggi tipici, ricotta, olive siciliane, i pomodori secchi, i capperi e molte altri alimenti siculi.
 

  
 

Il pesce al mercato d'Ortigia

 

Spiagge di Siracusa

 

A Siracusa, dove l’arte e la storia fanno da padrone, non poteva mancare la bellezza della natura a suggellare l’incanto dei posti.

 

Natura fatta di spiagge e costiere che si susseguono lasciandosi bagnare inermi dal cristallino mare siciliano e accogliendo i numerosi turisti. Le meravigliose spiagge di Siracusa si trovano pochi chilometri fuori dalla città, lungo la costa meridionale.
 


 

Oasi e spiaggia di Vendicari

 

Sabbie bellissime di finissima sabbia bianca in un vero e proprio paradiso terrestre, difficile da abbandonare e da dimenticare. Vere e proprie spiagge da sogno dove è possibile rilassarsi, prendere il sole, divertirsi e in ogni momento meravigliarsi di tutto lo splendore circostante. Mare pulito, posti incontaminati dove l’uomo ha lasciato che la natura facesse il suo corso e vivesse indisturbata.

 

Le spiagge più belle della provincia di Siracusa sono: Cala Mosche, Penisola della Maddalena, Punta Asparano, Oasi di Vendicari, Spiaggia di Agnone, Spiaggia Gallina, Spiaggia do’Iancu, Spiaggia di Fontane Bianche, Spiaggia delle Formiche, Spiaggia di Marzamemi, la Spiaggia di Isola delle Correnti e Arenella.
 


 

Siracusa - La spiaggia di Calamosche dall'alto - Da www.siciliano.it

 

Cucina

 

Così come la Sicilia, anche il territorio siracusano, ha nei secoli visto l'avvicendarsi di popoli che hanno lasciato vistose tracce, anche nella gastronomia locale, donando ai piatti tipici del luogo un sapore orientale e mediterraneo.

 

Rinomati ed apprezzati, sia in Italia che all'estero, sono degli alimenti provenienti dai luoghi siracusani, come i pomodorini di Pachino, la mandorla di Avola, il vino Nero d'Avola, il miele di Sortino, il limone e la patata novella di Siracusa, l'arancia rossa di Sicilia che viene coltivata in molti dei comuni della provincia: Lentini, Carlentini, Francofonte e in diversi altri.
 

  
 

Pasta fritta alla siracusana

 

Tra i tanti piatti tipici siracusani e siciliani la Pasta Fritta alla Siracusana merita attenzione. Piatto noto nella cucina siciliana, ha molti aneddoti attorno a sé; uno di questi lo fa risalire all'epoca greca; si racconta infatti che un cuoco al servizio di un tiranno siracusano (forse Dionisio) per saziare il suo sovrano, inventò questa pietanza che comprendeva un formato di pasta simile ai vermicelli passato nel pangrattato e nell'uovo, fritto nella sugna e manipolato fino a quando non diventavano simili a delle polpette che venivano cosparse con del miele. Vedi cucina siracusana

 

Il porto

 

La struttura portuale, sede di Capitaneria di Porto, è costituita da due sezioni:

 

Il Porto Piccolo è il porto antico di Siracusa, formato da una piccola insenatura difesa da due moli: in gran parte banchinato, è utilizzabile solo da barche da pesca e da diporto. Questo porto è in comunicazione con il porto grande attraverso un canale, che però può essere percorso solo da piccole imbarcazioni, per la presenza di un ponte. Con origine da Punta Scogliera si protende in mare, per circa 300 m con direzione NE, un molo frangiflutto a difesa del porto.
 

  
 

Siracusa - Porto Piccolo

 

Pericoli: bassi fondali all'imboccatura e nelle immediate vicinanze della banchina; la nuova diga foranea (a Sud-est dell'imboccatura) è pericolosa alla navigazione in quanto non segnalata.

Orario di accesso: continuo.

Accesso: si consiglia di procedere al centro dell'imboccatura per ponente per evitare alcuni bassi fondali fangosi

 

COORDINATE
PORTO PICCOLO
(PORTO MARMOREO) - SIRACUSA
WP2 37°04',05 N 15°17',90 E

PER CONTATTARE IL PORTO
VHF canale 16 - 09 (servizio continuo)
E-mail: siracusa@guardiacostiera.it
Telefono: 0931-481011

 

Porto Grande, posto a sud della città di Siracusa.
 

Il Porto Grande è ricavato dall'ampia baia formata dall'Isola di Ortigia e dalle propaggini rocciose di Punta Castelluccio. Il Castello Maniace ne domina l'imboccatura nord. All'interno del porto sbocca il fiume Anapo generando una corrente costante d'acqua. Prevalentemente commerciale, può accogliere diverse navi.
 

  
 

Siracusa Porto Grande - Il Marina Yachting

 

Pericoli: Secca Galera, a Sud dell'allineamento di entrata
Orario di accesso: continuo
Accesso: l'allineamento (267°12') tra due dromi muniti di fanale definisce una rotta libera dai bassi fondali in prossimità, a levante, del Castello Maniace ed, a ponente, della secca in prossimità di Punta Castelluccio e della Secca Galera. Per l'entrata, provenendo da Nord, bisogna tenersi larghi dalla costa per evitare il pericolo costituito dallo Scoglio dei Cani, per cui mantenendosi a circa 1 miglio dalla costa con prora su Capo Murro di Porco accostare al traverso del fanale verde per ovest e mantenersi sull'allineamento.

 

COORDINATE
PORTO GRANDE - SIRACUSA
WP 37°03',40 N 15°17',40 E

PER CONTATTARE IL PORTO
VHF canale 16 - 09 (servizio continuo)
E-mail: siracusa@guardiacostiera.it
Telefono: 0931-481011

 

All'interno del Porto Grande di Siracusa il Marina Yachting offre posti barca e servizi

 

COORDINATE

MARINA YACHTING - SIRACUSA
37°03',60 N 15°17',50 E

PER CONTATTARE IL PORTO
VHF canale 69
E-mail: info@marinayachtingsr.it
Telefono: 0931-419002

 

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Sicilia, Siracusa, fontana delle papere, Thapsos, Tucidide
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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 18/01/2020 07:10

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