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Il vino? La cantina  nei fondali

Il vino? La cantina nei fondali

In fondo al mare tra relitti e tesori, per chi li trova, i sub hanno scoperto pure del buon vino. Nettare divino che si è conservato bene anche per due secoli.

 

La scoperta che ha dato impulso alle “cantine” nei fondali risale al 2010 quando all’interno di un relitto figlio di un naufragio nel  mar Baltico furono ritrovate 168 bottiglie di vino, anche champagne francesi.

 

Bottiglie datate al XIX secolo, ma il contenuto? Conservato bene, ottimo invecchiamento grazie a una serie di elementi: temperatura fresca e costante, pressione e assenza di luce. Una vera e propria cantina al naturale.

 

Ad Alghero Akenta Sub

 

 

La notizia ha ispirato i tecnici della Cantina Santa Maria La Palma di Alghero che hanno sperimentato la conservazione sottomarina, una prova riuscita che ha dato vita ad Akènta Sub, un vino spumante unico da 60 euro molto richiesto. Prezzo e domanda confermano la bontà della cantina sotto le onde.

 

L’Akènta (il nome arriva dal detto saro a chent’annos, a cent’anni) è prodotto da una selezione di uve di Vermentino di Sardegna DOC e viene lasciato affinare a circa 40 metri di profondità. Un’immersione che trasforma Akènta in Akènta Sub.

 

Un’altra caratteristica di questo vino è la bottiglia che nel periodo trascorso sotto al livello del mare, vede formarsi incrostazioni naturali date dal fenomeno del fouling e dal lavoro di organismi marini. Sicuramente un pezzo unico, da collezione.

 

Il Veuve Clicquot del mar Baltico

 

 

Bravi i sardi, ma non meno i francesi del Veuve Clicquot visto che delle 168 bottiglie di champagne scoperte nel 2010 ben 47 avevano l’etichetta di questa prestigiosa cantina plurisecolare. 

 

L’ufficio marketing ha pensato bene di valorizzare la scoperta subacquea e nel 2014 invitò una quindicina di giornalisti specializzati in champagne alle Isole Åland ovvero nel Mar Baltico, tra la Svezia e la Finlandia.

 

Un vero tesoro naturalistico formato da 6500 isole - solo il 5% abitate - dove  era naufragata la nave con il prestigioso carico enologico. più precisamente a Silverskår. Si è, quindi, avviato The Cellar in the Sea.  

 

Lo stesso sub del ritrovamento ha guidato la spedizione subacquea per posizionare una struttura in acciaio 350 bottiglie a 43 metri, dove la pressione è uguale a  5,3 atmosfere.

 

Così la Maison ha sviluppato l’“Aland Vault”, un contenitore progettato appositamente per l’invecchiamento sott’acqua a grandi profondità.

 

E c’è pure il basco Borja Saracho

 

 

Interessante la storia del signor Borja Saracho Echevarria che  ha valorizzato la sua passione per le immersioni  creando Bajoelagua Factory, una  community ed emporio  online di articoli e servizi legati alla subacquea. Ad ampio raggio visto che fa nascere anche Crusoe Treasure, una vera e propria azienda vinicola subacquea.

 

Bajoelagua, battesimo nel 2003, ed è diventata  la più grande comunità di subacquei spagnola. Ma torniamo al vino, la sperimentazione prende il via nel 2007, prima del ritrovamento nel mar Baltico, con l’apertura di un vero e proprio laboratorio enologico  sottomarino a  Plentzia.

 

Ottimi i risultati fino alla creazione della cantina sotto il mare, non un’impresa facile visto che le tempeste cantabriche producono  onde fino a 10 metri. Per permettere la conservazione sono arrivati a progettare una  scogliera artificiale in acciaio e cemento, senza pregiudicare l’ecosistema marino.

 

Crusoe Treasure produce tra le 20.000 e le 25.000 bottiglie all'anno che vende in tutto il mondo, in particolare online.

 

Insomma il mare regala sempre soddisfazioni, anche economiche e di gusto in questo caso.

 

Gian Basilio Nieddu

 

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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 06/10/2022 07:50

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