Immigrazione, quale futuro per l’Europa? - Report - NAUTICA REPORT
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Ginosa e Marina di Ginosa (TA)
Ginosa è un comune della provincia di Taranto in Puglia, si erge sul primo gradino delle falde meridionali della Murgia tarantina a 240 m s.l.m. già facente parte della Comunità Montana della Murgia Tarantina.
 
Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 25/04/2017 08:20
Report / Immigrazione, quale futuro per l’Europa?
Immigrazione, quale futuro per l’Europa?

Immigrazione, quale futuro per l’Europa?

Di Luca Steinman

400mila persone stanno sbarcando sulle coste dell’ Europa. Ad annunciarlo è stato il governo della Germania, secondo il quale il 2017 sarà l’anno record per quanto riguarda gli arrivi sulle coste del Mediterraneo. Secondo il Ministro dell’Interno tedesco Gerd Mueller «nessuno può garantire che non diventino molti di più». Questi arrivi di massa sono già iniziati. Il governo italiano ha annunciato che nei soli primi tre mesi dell’anno hanno raggiunto le nostre coste in media 220 persone al giorno.

 

Da dove arrivano i migranti

 

La quasi totalità di chi arriva proviene dall’Africa subsahariana. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Senegal, in aumento anche gli arrivi dal Pakistan e dal Bangladesh. Tutte questi individui abbandonano i Paesi d’origine per stabilirsi in Libia, da dove salpano su imbarcazioni di fortuna, prendono il largo e vengono soccorsi dalle navi della Marina militare italiana o delle varie Ong attive nel settore del rescue.

 

Tra burocrazia e speranza

 

Queste persone, una volta portate in salvo in Sicilia, compilano la domanda di richiesta di protezione internazionale per poi venire redistribuite nei centri di accoglienza sparsi su tutto il territorio nazionale, in attesa che gli organi preposti diano loro risposta. Questa arriva dopo circa un anno e mezzo di tempo. Qualora sia positiva potranno rimanere in Italia, in caso contrario riceveranno un foglio di via che li invita a raggiungere entro 48 ore la frontiera più vicina. Non esistono programmi di espulsione o di rimpatrio.

 

La domanda di protezione internazionale riceve esito positivo qualora si appuri che i motivi per cui il richiedente abbandona il proprio Paese rientrano nelle misure sancite dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Ottiene protezione chi fugge perché perseguitato in patria per motivi di razza, religione, nazionalità, etnia o appartenenza a particolari gruppi sociali (per esempio gli omosessuali).

 

Ma solo una minima parte di chi arriva ottiene una risposta positiva. Circa il 10% dei migranti, infatti, riesce e provare di rientrare in questi parametri. Gli altri non dimostrano motivazioni valide per essere accolte. Ciò non vuol dire che essi non scappino effettivamente da situazioni difficili o di reale persecuzione; però, qualora queste non rientrino in quanto stabilito dalle leggi internazionali non saranno sufficienti per poter rimanere legalmente in Europa. È così che la stragrande maggioranza dei 400mila in arrivo si troverà, nell’arco di un paio di anni, ad essere illegale in territorio italiano, in aggiunta a coloro già arrivati gli scorsi anni e che hanno ricevuto risposta negativa. Per la gestione di queste persone non esiste alcuna strategia, alcun piano, alcuna coordinazione internazionale.

 

Il ruolo dell’Europa

 

I diversi Paesi europei, infatti, stanno adottando misure in reciproco contrasto. Secondo quanto previsto dagli accordi di Dublino, oggi in vigore, i migranti sono appannaggio del primo Paese in cui accedono all’area di Schengen. Ciò fa sì che il migrante illegale che entri in Europa attraverso l’Italia e si sposti poi in un Paese dell’Europa centrale potrà, se riceverà risposta negativa, essere espulso di nuovo in Italia. Il governo italiano non ha però la possibilità di espellere a sua volta verso il Paese d’origine questa persona, che rimarrà quindi come illegale sul territorio nazionale.

 

L’Italia e l’Europa tutta si apprestano dunque a dovere rispondere a questioni complesse e irrisolte. Questioni che affondano le proprie radici nel fallimento del processo di decolonizzazione dell’Africa, da dove continuano a partire milioni di giovani uomini di sana e robusta costituzione e in età da lavoro (l’età media di chi arriva è di 19 anni). Persone che vanno ad inserirsi, generalmente come illegali, nel mercato di un’Europa occidentale i cui popoli non fanno più figli. Un’Europa che non riesce e definire le proprie radici comuni dalle quali partire per stabilire un comune destino. Né per chi in Europa è nato, né per chi è sbarcato da poco o non è ancora arrivato.

 

Luca Steinman

 

Tratto da rivistanatura.com

Fonte: rivistanatura.com
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