Pesca dalla barca – Bolentino alle orate - Pesca sportiva - NAUTICA REPORT
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Imperia, cittΰ dai due volti
Imperia è un comune della Liguria, capoluogo dell'omonima provincia
 
Imperia nasce dalla fusione di due città (ed altri nove comuni),&n
Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 26/07/2017 07:30
Pesca sportiva / Pesca dalla barca – Bolentino alle orate
Pesca dalla barca – Bolentino alle orate

Pesca dalla barca – Bolentino alle orate

Il luogo di pesca 


Solitamente la pesca dalla barca si effettua in poste sicure, dove sappiamo per certo che le nostre prede pascolano. Si scelgono di norma i fondali sabbiosi o i cosiddetti bianco/neri (scoglio/sabbia) a profondità variabili tra i 10 ed i 25 metri. Si preferiscono a norma le foci dei fiumi, i fondali prospicienti le scogliere artificiali e quelli nelle strette vicinanze d'allevamenti di mitili. Questi ultimi sono solitamente il cosiddetto posto "catturante".
 

L'imbarcazione 

Per la pesca dell'orata non serve certamente una grossa barca. Sarà sufficiente un natante medio piccolo, che possa consentirci un veloce avvicinamento al luogo di pesca e che garantisca un minimo di movimento per i pescatori a bordo. Parte integrale dell'imbarcazione sarà l'ancora, che è uno degli accessori indispensabili per la nostra tecnica. Avendo la necessità di tenere ferma la barca in un determinato punto dovremo addirittura disporne di due. Dovendo, infatti, calare le canne nel punto dove effettueremo la pasturazione, sarà controproducente l'ancoraggio con una sola ancora, lasciando la barca in balia dello "sbandieramento". Pertanto, avere a bordo due ancore, è assolutamente "obbligatorio". Vediamo adesso come procedere.
 

Per prima cosa caleremo l'ancora di prua, filando circa 70 metri (su un fondo di 20 metri) di cima facendo prendere alla barca la direzione del vento o della corrente. Quando saremo sicuri che l'ancora abbia fatto presa con il fondo e la prua (per questo fattore) si disporrà in direzione del vento (o corrente), caleremo la seconda ancora a poppa e, recuperando la cima di prua, aspetteremo la presa anche della seconda ancora. Compiendo esattamente tutta l'operazione la barca, una volta ancorata, non avrà più possibilità di movimento.
 

La pasturazione e le esche

La pasturazione per le orate è un'operazione meticolosa che andrà effettuata in più puntate per avere maggior garanzie di successo. Una sapiente pasturazione è fatta solitamente con le cozze, bivalvi irresistibili per l'orata. Dobbiamo innanzi tutto decidere il luogo di pesca, dopo di ché inizieremo le operazioni preventive; per fare ciò dovremo procurarci la base, fatta di diversi chili di cozze (che cercheremo se possibile in natura e non in pescheria). Parte dei mitili verranno pestati e posti in un secchio e parte li lasceremo intatti. Dopo di ché, almeno una volta ogni due giorni e per una settimana, getteremo il ricavato della triturazione e parte delle cozze intere, nel punto esatto dove poi pescheremo. Naturalmente, per fare ciò dovremo avere un riferimento a mare (mire a terra) in modo da operare sempre nel medesimo posto. Tale riferimento, particolarmente per i neofiti, andrà ricavato con un segnale. Prenderemo quindi una boetta o un galleggiante qualsiasi di un certo volume, al quale legheremo una cima lunga poco più della profondità del fondale. Alla base della stessa applicheremo un piombo o un peso che la mantenga insieme al segnale ben salda sul fondo. La pasturazione sarà effettuata naturalmente intorno al galleggiante e per ovvi motivi anche la nostra barca sarà ancorata in modo che le esche operino proprio nella zona del segnale che toglieremo al momento della pesca. Le esche da offrire all'orata sono solitamente le stesse usate per la pasturazione, ma anche il bibi, o il granchio daranno ottimi risultati.
 

L'attrezzatura 
 

La nostra attrezzatura sarà composta da due o tre canne telescopiche da barca non più lunghe di 3.50 mt, alle quali abbineremo dei mulinelli di media grandezza che provvederemo ad imbobinare con un monofilo del diametro dello 0,30. Nella lenza madre inseriremo un piombo di forma a pera di grammatura oscillante tra i 15 ed i 30 grammi (da scegliere in base alla profondità del posto di pesca e dalla forza della corrente) e quindi una girella con moschettone. Alla stessa sarà legato uno spezzone di nylon dello 0,20/0,25, al quale legheremo un amo di misura variabile dal 4 all' 8 a seconda della dimensione dei pesci e soprattutto dall'esca impiegata. Su esche particolarmente voluminose come i molluschi, è spesso preferibile usare due ami più piccoli (ad esempio del n.6) piuttosto che un solo amo del n. 4. Così facendo avremo due vantaggi, il primo di una maggiore tenuta dell'esca ed il secondo di una più facile allamata. Molto importante è anche la disposizione delle canne a bordo che dovrà essere a ventaglio. La montatura è abbastanza semplice da eseguire e quindi, facilmente realizzabile anche dai neofiti. Il piombo, che può essere indifferentemente a saponetta, a palla o a pera, deve essere di tipo scorrevole e con fori passanti sufficientemente ampi per accogliere il monofilo dello 0,40. Una volta inserito il piombo sulla madre lenza, su di essa va montata una girella in acciaio con moschettone della misura 8. E' opportuno inserire un salvanodo tra piombo e girella, cioè un tubetto di plastica passante, che impedisce al piombo lanciato di lesionare il nodo sulla girella. Il terminale, realizzato con del monofilo dello 0,25/0,30, dovrà avere una lunghezza di circa un metro, con a un'estremità una cappiola realizzata con doppio nodo, che successivamente dovrà essere agganciata al moschettone.
 

L'innesco


Analizzando la pesca con il verme, questo deve essere innescato sano in modo che non copra solo l'amo ma che risalga sui primi 5 cm di lenza, restando così molto invitante nella sua integrità. Per questo motivo è necessario munirsi di un ferretto da innesco, il più sottile possibile, sul quale è necessario realizzare con una limetta, sull'estremità opposta alla punta, una piccola tacca dove successivamente deve essere inserita la cappiola del terminale. Il verme andrà innescato sul ferretto partendo dalla testa, ben centrato fino alla coda e, successivamente, dopo aver inserito la cappiola del terminale nella tacca, andrà fatto scorrere lungo tutto il terminale fino alla copertura integrale dell'amo. Dopo aver proceduto all'innesco, la cappiola andrà fissata al moschettone, dando inizio alla pesca. Lo stesso sistema è utilizzabile per l'innesco del cannolicchio, che non dovrà essere privato delle valve. Il ferretto andrà fatto passare dal pedone attraversando tutto il corpo dell'animale che quindi andrà calato lungo il terminale, fino all'amo. A questo punto il pedone dovrà coprire tutto l'amo fino all'ardiglione. Quindi, per una maggiore aderenza dell'esca sulla lenza e per evitare che i granchi aprano le valve per raggiungerne la polpa, il cannolicchio andrà avvolto con del filo di cotone elastico, acquistabile presso qualsiasi negozio di articoli di pesca. Un altro sistema usato per il serraggio delle valve del cannolicchio è dato dall'utilizzo di un paio di piccoli elastici beige o addirittura di pezzi di laccio emostatico, precedentemente tagliato ad anelli di qualche millimetro di altezza, che una volta inseriti sui gusci dell'animale risultano essere sufficientemente mimetizzati con la sua livrea chiara. 


L'innesco dell'amo con la cozza, invece, prevede che il mitile venga aperto con una lama facendo ben attenzione a lasciare integre le sue valve. L'amo andrà innescato sulla parte più dura del muscolo, quella che per intenderci resta fissata ai due gusci. Successivamente, la cozza dovrà essere richiusa ed avvolta con poche spire di cotone elastico. A questo punto diamo una serie di consigli pratici. Essendo questa una pesca d'attesa, consigliamo di controllare almeno ogni venti minuti/mezz'ora l'integrità dell'esca che, specie quando vengono innescati i vermi, può essere compromessa da granchi o piccoli pesci. Inoltre, per lo stesso motivo, in barca c'è tutto il tempo necessario per controllare più canne che, evidentemente, aumentano le possibilità di cattura. 


Quando si pesca con più canne è necessario che esse vengano disposte a raggiera, con i fili ben lontani fra di loro per evitare, soprattutto in caso di cattura, pericolosi intrecci delle lenze che quasi sempre portano alla perdita del pesce. Oltre alla necessità di mantenere una sufficiente trazione per i fili, consigliamo un'accorta taratura delle frizioni dei mulinelli, poiché ci si può imbattere in prede di dimensioni ragguardevoli e molto combattive, capaci di impegnare a fondo l'attrezzatura e soprattutto i terminali. E' importante disporre di un robusto guadino, magari dotato di manico telescopico, che raggiunga almeno 3 metri di lunghezza per facilitare l'imbarco del pesce nel pozzetto. Sarà opportuno preparare sempre qualche terminale di scorta poiché non è raro l'incaglio dell'esca sugli scogli o sui ciuffi di cozze. Prima di procedere al periodico controllo delle lenze in acqua, è consigliabile innescare già un paio dei terminali di ricambio, pronti all'uso, in modo da ridurre al minimo i tempi morti fra un lancio e l'altro, aumentando il periodo di pesca e le relative chance di cattura.
 

Le prime abboccate 


La mangiata dell'orata non sarà mai sospettosa, specialmente se il pesce è in pastura. Appena avremo il pur minimo accenno di toccata conviene aspettare che il pesce afferri bene, magari aprendo l'archetto del nostro mulinello e facendo portar via qualche metro di monofilo prima di effettuare la ferrata. Se l'orata non sarà più di 500/600 grammi il recupero sarà abbastanza semplice. Senza dubbio più complicato invece sarà salpare un pesce al di sopra del chilogrammo di peso. La nostra preda non farà fughe troppo veloci se non alla partenza. Sulla canna avvertiremo, successivamente alla ferrata e durante tutto il recupero, dei colpi di testa che dovranno essere accompagnati per evitare la rottura del terminale. Infine un capiente guadino ci permetterà di portare l'orata in barca senza grossi problemi.

Fonte: www.gentedimare.eu
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