La Manutenzione del Teak - Tecnica e manutenzione - NAUTICA REPORT
Turismo e ormeggi
Parco Naturale della Maremma (GR)
Una catena di colline impervia e selvaggia, che discende verso il mare con spiagge sabbiose e scogliere, circondata da paludi, pinete, campi coltivati e pascoli.
Il territorio del parco, delimitato dalla ferrovia Livorno-Roma, si
Fonte: parks.it e Nautica report
Titolo del: 26/03/2017 11:00
Tecnica e manutenzione / La Manutenzione del Teak
La Manutenzione del Teak

La Manutenzione del Teak

Di Leonardo Massabò

Purtroppo le belle coperte in teak stanno diventando sempre più rare, causa il diffondersi di materiali alternativi, ma forse è meglio così, in quanto causa la penuria di materia prima d'alta qualità, una coperta fatta a regola d'arte raggiungerebbe costi proibitivi, non è che oggi costi poco…

 

Per il motivo di cui sopra la coperta dev'essere manutenuta con cura pena un rapido deperimento, vediamo di capire come ci si deve regolare, partendo in prima analisi da un legno in perfette condizioni, vedremo poi cosa è possibile fare quando una coperta inizia a mostrare i segni del tempo o della cattiva manutenzione; prima di tutto però, alcune cose da non fare su qualunque coperta.
 

Il calpestio del teak è vietato a scarpe con suole in cuoio, tacchi a spillo (possono incidere il legno), cani (le loro unghie possono fare seri danni).


Un bel panino al pomodoro in mano ad un bambino non è il massimo, come pure tutti quei cibi che possono produrre macchie oleose; una grigliata di sera è piacevole, ma olio e braci, possono rovinare seriamente il legno.

 

Quando un artigiano sale a bordo, abbiate cura di stendere dei teli o dei cartoni nei punti ove deve passare, le scarpe dei meccanici in particolare non brillano per pulizia, fa parte del gioco, ma bisogna evitare che restino tracce indelebili.
 

Se caricate il fuoribordo in coperta, non posatelo sul teak, lo segna irrimediabilmente.
 

Il Lavaggio
 

Il teak è un legno che fa dell'olio in esso contenuto, un baluardo contro l'invecchiamento e il disseccamento, questo dev'essere mantenuto nelle fibre il più a lungo possibile; come fare?
 

Il lavaggio va effettuato con un detersivo a PH neutro, usando uno spazzolone morbido passato perpendicolarmente alle fibre, mai parallelamente, in quanto si velocizerebbe l'asportazione della lignina, creando quelle tipiche scanalature presenti nel teak consumato.
 

Dopo il lavaggio, risciacquo abbondante con acqua dolce e poi alcune secchiate d'acqua di mare pulita; a questo punto molti salteranno sulla sedia, perché l'acqua di mare?
 

Per mantenere il teak impregnato del suo olio naturale, il risciacquo con acqua salata serve a far si che il sale trattenuto dalle porosità del legno, lo mantenga umido quel tanto che basta per rallentarne il disseccamento, evitando che l'olio evapori.
 

Buona cosa sarebbe fare ciò che si vede normalmente sugli scafi d'epoca, ove i legni abbondano; quando lo scafo è all'ormeggio, coprire il legno con tendalini e cagnari, che impediscono l'azione diretta del sole.
 

L'indispensabile
 

Due volte l'anno, bisogna applicare alcune mani d'olio di teak o altro olio come quello di jojoba molto simile a quello naturale del teak, per compensare il naturale depauperamento dell'olio contenuto nella coperta dovuto a lavaggi e sole.
Ogni applicazione deve prevedere da due a tre mani date a pennello, avendo cura di stenderlo per bene ed aspettando che ogni mano venga assorbita, in modo da capire ove possa esserne necessaria una maggior quantità.

 

Queste le poche ma essenziali cose per la manutenzione del teak.
 

Teak ingrigito o sempre del suo colore?
 

Dopo il primo anno, bisogna prendere in considerazione il fatto che il teak sotto gli effetti del sole si è ingrigito; a questo punto ci troviamo innanzi ad un dilemma: vogliamo farlo ritornare del suo bel colore originale e farlo restare sempre così, o siamo disposti, dopo averlo riportato al colore naturale a vederlo ingrigire di nuovo e così via ogni anno? Esaminiamo le due ipotesi.
 

L'operazione comune da fare in entrambi i casi, è una lamatura, altro non è che una carteggiatura leggera, per asportare la parte di legno bruciata soprattutto dal sole; questa operazione, se fatta bene asporta uno o due decimi di mm. e il legno ritorna del suo colore naturale.
 

Quale carta vetro usare? Se abbiamo la giusta manualità e sensibilità, possiamo usare una grana 60, diversamente è meglio impiegare un tempo maggiore e usare una grana 80; a togliere c'è sempre tempo, ma una volta che si è tolto troppo, INDIETRO NON SI TORNA. Non usate grana 40 come fanno tanti, si fanno solo danni, meglio impiegare qualche ora in più, ma fare lavori di qualità.
 

Il lavoro può essere fatto a mano o a macchina. Anche in questo caso, se siamo avvezzi a questi lavori, possiamo usare una rotorbitale, diversamente una orbitale è meglio, in quanto non si corre il rischio di scavare; platorello rotondo o rettangolare? Con quello rettangolare, fare danni è praticamente impossibile, ma serve un poco più di tempo.
 

Ora che il teak è ritornato del suo colore originale, se siamo disposti a vederlo ritornare grigio dopo alcuni mesi, applicheremo come detto in precedenza due o tre mani d'olio di teak e niente più.
 

Vogliamo mantenerlo del suo colore naturale per tutto l'anno? Dobbiamo prendere in considerazione l'applicazione di quei prodotti tipo Teak Wonder o similari, che sono specifici per questo scopo.
 

Sicuramente il teak del suo bel colore naturale è molto bello a vedersi, il sottoscritto appartiene a quella generazione che preferisce vedere il teak ingrigirsi, però sono due filosofie di pensiero entrambe di tutto rispetto e legate solamente al proprio gusto personale; il lato negativo dei prodotti tipo Teak Wonder, è dato dal fatto che una volta impiegati è difficile tornare indietro, in quanto penetrano più a fondo nel legno e per rimuoverli necessita lamare a fondo.
 

Non pensiamo che questi prodotti evitino la carteggiatura annuale, se si vuole un teak sempre perfetto, è un lavoro che non si può evitare.
 

Rigommatura e rimozione gomma in eccesso
 

Su coperte con alcuni anni d'onorato servizio, può rendersi necessario sostituire parte della gomma dei comenti, perché distaccata; il lavoro non è difficile, ma necessita d'una certa dose di competenza, in sequenza le operazioni sono le seguenti:
 

Rimozione di tutto quanto è in condizioni precarie d'adesione,
 

Carteggiatura del comento per eliminare tracce della vecchia gomma e migliorare l'adesione del primer,
 

Applicazione con un pennellino di un primer epossidico bicomponente all'interno del comento, meglio se leggermente diluito con apposito diluente (5% non oltre), per renderlo più fluido, ad essicazione….
 

Applicazione della gomma per coperte, avendo cura che la stessa rimanga di qualche millimetro più alta del piano di coperta, una volta indurita verrà rimossa. Vi sono due modi per applicare la gomma: tecnica dello spingi e tira e spatolatura.
 

Lo spingi e tira è semplicemente questo:
 

o  con la classica pistola da silicone ed un beccuccio che penetri ben dentro il comento, iniziamo a pompare la gomma avendo cura di far si che questa rimanga un poco più alta del comento, poi sempre pompando gomma si arretra lentamente in modo che la gomma rimanga a filo.
 

Procedendo in questo modo, avremo una leggera eccedenza che si distribuirà uniformemente prima dell'indurimento, in modo da produrre un leggero rialzo della gomma, che una volta indurito verrà rimosso.
 

La spatolatura prevede che lungo i due bordi del comento venga posizionato del nastro adesivo e che la gomma venga applicata a spatola facendola penetrare nel comento; attenzione a non lasciare per troppo tempo il nastro sul legno, potrebbe essere difficile rimuoverlo.
 

Quando la gomma sarà indurita, con una sgorbia ben affilata si provvederà a rimuovere l'eccedenza; ricordate che per evitare impuntamenti, lo sguscio presente sulla punta della sgorbia, deve essere rivolto verso il basso, cioè scorrere sul legno.
 

Alla prossima puntata, vedremo come poter intervenire su piccoli danni alla coperta.

 

Leonardo Massabò

Fonte: Nautica report
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manutenzioni del teak, calpestio teak, lavaggio del teak
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